Aspetto
che l'Ospite batta alla porta
e non riesco
a fare
niente
Qualunque cosa tocchi
mi scivola
dalle mani
e a niente
neppure per un attimo
posso appartenere
se non unicamente
a questa attesa
che l'Ospite batta alla porta.
ABDULAH SIDRAN, TR. SILVIO FERRARI
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giovedì 30 giugno 2011
mercoledì 25 maggio 2011
IL POETA E LA MORTE
1
- Che stai facendo, poeta, sulla riva deserta,
quando ancora non è spuntato il sole?
Guardo il mare, e penso alla morte.
- Che stai facendo, poeta,in mezzo alla calca urbana,
quando il sole abbrustolisce il cranio alle persone?
Guardo i visi delle persone, e penso alla morte.
- Che stai facendo, poeta, ora che è passata mezzanotte,
ela gentew perbene dorme da tempo?
Conto gli stormi delle stelle, e penso alla morte.
2
Sulla riva deserta, in mezzo alla calca urbana,
e nel buio della notte, quando tutti dormono -
dillo, o poeta, cos'hai concluso sul tema della morte!
Ho scoperto che gli uomini - di questa Sfera sono il macinato.
L'Onnipotente li nutre di tutta sulla terra -
creato e non creato.
Chi fra loro si solleva, e diventa Uomo,
si trasforma in farina dell'universo.
La mano di Dio ne fa nutrimento, nel Cosmo - nel tutto!
La morte sopraggiunge come quell'istante
in cui si forma il latte nella mammella della mucca.
3
E che succede, poeta,
se gli uomini non sono di questa terra il macinato?
Ma piuttosto un coaugulo velenoso di carne, sangue, ossa e vene?
Come un moscerino del vino, che per un attimo c'è,
e poi scompare, e tutto continua - come se non fosse mai esistito?
Se l'Uomo non è farina dell'universo -
sarebbe troppo terribile, sarebe troppo terribile.
ABDULAH SIDRAN, TR. SILVIO FERRARI
- Che stai facendo, poeta, sulla riva deserta,
quando ancora non è spuntato il sole?
Guardo il mare, e penso alla morte.
- Che stai facendo, poeta,in mezzo alla calca urbana,
quando il sole abbrustolisce il cranio alle persone?
Guardo i visi delle persone, e penso alla morte.
- Che stai facendo, poeta, ora che è passata mezzanotte,
ela gentew perbene dorme da tempo?
Conto gli stormi delle stelle, e penso alla morte.
2
Sulla riva deserta, in mezzo alla calca urbana,
e nel buio della notte, quando tutti dormono -
dillo, o poeta, cos'hai concluso sul tema della morte!
Ho scoperto che gli uomini - di questa Sfera sono il macinato.
L'Onnipotente li nutre di tutta sulla terra -
creato e non creato.
Chi fra loro si solleva, e diventa Uomo,
si trasforma in farina dell'universo.
La mano di Dio ne fa nutrimento, nel Cosmo - nel tutto!
La morte sopraggiunge come quell'istante
in cui si forma il latte nella mammella della mucca.
3
E che succede, poeta,
se gli uomini non sono di questa terra il macinato?
Ma piuttosto un coaugulo velenoso di carne, sangue, ossa e vene?
Come un moscerino del vino, che per un attimo c'è,
e poi scompare, e tutto continua - come se non fosse mai esistito?
Se l'Uomo non è farina dell'universo -
sarebbe troppo terribile, sarebe troppo terribile.
ABDULAH SIDRAN, TR. SILVIO FERRARI
sabato 11 dicembre 2010
DAL DIARIO 24.3.1987
Vengo a galla, al mattino,
uscendo dai sogni: proprio come un angelo felice!
Brilla l'anima, artde di brace il corpo.
La sera mi corico: un autentico maiale
E nel frattempo cosa HO FATTO?
Sono stato in compagnia degli uomini,
a rimestare4 la loro merda.
ABDULAH SIDRAN, TR. SILVIO FERRARI
uscendo dai sogni: proprio come un angelo felice!
Brilla l'anima, artde di brace il corpo.
La sera mi corico: un autentico maiale
E nel frattempo cosa HO FATTO?
Sono stato in compagnia degli uomini,
a rimestare4 la loro merda.
ABDULAH SIDRAN, TR. SILVIO FERRARI
mercoledì 6 gennaio 2010
BELADIJA, ANNO QUARANTACINQUE, GIORNO SEI DI APRILE
Ora tremano, nelle prigioni, i miei cari.
Dai pendii delle città, sulle grate e sui ferri,
si riversa la luce. Cantano gli schiavi
con l'occhio fisso alle finestrelle sulle loro teste. Ridi,
cielo crudele, mentre cigola la porta, stride
la catena, e si vuotano le prigioni del mondo.
Con questa mano sopravvissuta, che riscaldava
l'osso, freddo e marcio. adesso bisogna coprire
gli occhi: il castagno, il tiglio, nella notte sono fioriti
di cadaveri! Sarajevo, fiaba piena di morti!
Potrà mai più, sulla soglia di casa, esprimere tenerezza -
l'insanguinato labbro dell'amore?
ABDULAH SIDRAN, TR. SILVIA FERRARI
Dai pendii delle città, sulle grate e sui ferri,
si riversa la luce. Cantano gli schiavi
con l'occhio fisso alle finestrelle sulle loro teste. Ridi,
cielo crudele, mentre cigola la porta, stride
la catena, e si vuotano le prigioni del mondo.
Con questa mano sopravvissuta, che riscaldava
l'osso, freddo e marcio. adesso bisogna coprire
gli occhi: il castagno, il tiglio, nella notte sono fioriti
di cadaveri! Sarajevo, fiaba piena di morti!
Potrà mai più, sulla soglia di casa, esprimere tenerezza -
l'insanguinato labbro dell'amore?
ABDULAH SIDRAN, TR. SILVIA FERRARI
mercoledì 13 maggio 2009
DAL DIARIO 2.10.1987
Ho paura: finirò sulla corda.
Non sono pochi quelli finiti in questo modo, nel
mondo anche qui, proprio vicino a noi.
Lunghi giorni, lunghe notti, lunghi anni.
Senza il pane dell'amore, senza l'acqua dell'amore,
senza l'aria dell'amore. Senza amore.
Questo è chiaro, non è il discorso né la voce della ragione,
e, per la verità, non aiuta e non salva proprio nulla.
Ma se chiudo gli occhi - io vedo: finirò col nodo scorsoio.
Pensare che non ho mai saputo nulla di nulla:
fin dall'origine il diavolo s'è portato via ogni scherzo! E così,
sto tremando tutto: finirò sulla forca.
Ciò che l'anima non ha potuto
Ciò che mai il cuore ha osato -
Vuol cercar di farlo proprio il corpo.
Senza la luce dell'amore, senza pane, senz'acqua,
senz'aria. Appena un bel passo
nel buio, dal buio.
ABDULLAH SIDRAN, TR.SILVIO FERRARI
Non sono pochi quelli finiti in questo modo, nel
mondo anche qui, proprio vicino a noi.
Lunghi giorni, lunghe notti, lunghi anni.
Senza il pane dell'amore, senza l'acqua dell'amore,
senza l'aria dell'amore. Senza amore.
Questo è chiaro, non è il discorso né la voce della ragione,
e, per la verità, non aiuta e non salva proprio nulla.
Ma se chiudo gli occhi - io vedo: finirò col nodo scorsoio.
Pensare che non ho mai saputo nulla di nulla:
fin dall'origine il diavolo s'è portato via ogni scherzo! E così,
sto tremando tutto: finirò sulla forca.
Ciò che l'anima non ha potuto
Ciò che mai il cuore ha osato -
Vuol cercar di farlo proprio il corpo.
Senza la luce dell'amore, senza pane, senz'acqua,
senz'aria. Appena un bel passo
nel buio, dal buio.
ABDULLAH SIDRAN, TR.SILVIO FERRARI
martedì 17 febbraio 2009
TARIK
Mi sono avvolto
nel bozzolo
di un tardo amore
Tutto ciò
che dallì’esterno ne sfiora gli orli
provoca sofferenza
E dentro, nel bozzolo
del mio tardo amore
c’è una culla
Nella culla
c’è una creaturina
Col suo sorriso
ad ogni momento
m’incatena al suolo
E non riesco in nessun modo
a star lontano
dalla culla
Mi travolgono le onde
di una gioia celestiale
Mi ci abbandono
e affondo in cielo
Un altro me
― mentre affonda in cielo ―
esprime una tensione
tutta terrena:
o dovrò invece
accingermi a pagarla
con i tormenti e le sciagure
dei giorni che verranno?
ABDULLAH SIDRAN, TR. SILVIO FERRARI
nel bozzolo
di un tardo amore
Tutto ciò
che dallì’esterno ne sfiora gli orli
provoca sofferenza
E dentro, nel bozzolo
del mio tardo amore
c’è una culla
Nella culla
c’è una creaturina
Col suo sorriso
ad ogni momento
m’incatena al suolo
E non riesco in nessun modo
a star lontano
dalla culla
Mi travolgono le onde
di una gioia celestiale
Mi ci abbandono
e affondo in cielo
Un altro me
― mentre affonda in cielo ―
esprime una tensione
tutta terrena:
o dovrò invece
accingermi a pagarla
con i tormenti e le sciagure
dei giorni che verranno?
ABDULLAH SIDRAN, TR. SILVIO FERRARI
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