Tu ardi sopra un alto monte,
inaccessibile nella tua torre.
Accorrerò nell'ora vespertina,
nell'ebbrezza abbraccerò il sogno.
Uditomi tu di lontano,
a sera accenderai il tuo falò,
e io mi metterò, docile al Fato,
a decifrare il giuoco delle fiamme.
E quando nel buio cominceranno a sciami
a turbinare tra il fumo le scintille,
accorrendo con cerchi di fuoco,
io Ti raggiungerò nella Tua torre.
ALEKSANDR BLOK, TR. BRUNO CARNEVALI
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lunedì 10 gennaio 2011
martedì 27 ottobre 2009
I mondi volano. Gli anni volano. Il vuoto
universo si specchia nei nostri occhi bui.
E tu, anima stanca, anima sorda,
riparli sempre di felicità.
Cos'è la felicità? Le frescure serali
nell'orto che imbruna, nel folto dei boschi?
Oppure le fosche viziose delizie
delle passioni, del vino, del crollo dell'anima?
Cos'è felicità, un breve attimo angusto,
l'oblio, il sonno, e il riposo dal pensiero...
Ti svegli - e di nuovo un insano, un ignoto
volo che ti afferra per il cuore...
Ti rianimi, guardi - è passato il pericolo...
Ma nell'attimo stesso - daccapo una spinta!
Scagliata chissà dove, a rompicollo,
vola, ronza, precipita la trottola!
E, aggrappandosi al margine lùbrico, aguzzo,
e sempre ascoltando quel suono ronzante, -
difficile non impazzire nel variopinto alternarsi
di cause illusorie, di spazi, di tempi...
Ma quando la fine? Chi avrà mai la forza
di udire in eterno il fragore molesto?
Com'è orrida e assurda ogni cosa! - Ridammi la mano.
Ci assopiremo di nuovo, compagna ed amica!
ALEKSANDR BLOK, TR. ANGELO MARIA RIPELLINO
universo si specchia nei nostri occhi bui.
E tu, anima stanca, anima sorda,
riparli sempre di felicità.
Cos'è la felicità? Le frescure serali
nell'orto che imbruna, nel folto dei boschi?
Oppure le fosche viziose delizie
delle passioni, del vino, del crollo dell'anima?
Cos'è felicità, un breve attimo angusto,
l'oblio, il sonno, e il riposo dal pensiero...
Ti svegli - e di nuovo un insano, un ignoto
volo che ti afferra per il cuore...
Ti rianimi, guardi - è passato il pericolo...
Ma nell'attimo stesso - daccapo una spinta!
Scagliata chissà dove, a rompicollo,
vola, ronza, precipita la trottola!
E, aggrappandosi al margine lùbrico, aguzzo,
e sempre ascoltando quel suono ronzante, -
difficile non impazzire nel variopinto alternarsi
di cause illusorie, di spazi, di tempi...
Ma quando la fine? Chi avrà mai la forza
di udire in eterno il fragore molesto?
Com'è orrida e assurda ogni cosa! - Ridammi la mano.
Ci assopiremo di nuovo, compagna ed amica!
ALEKSANDR BLOK, TR. ANGELO MARIA RIPELLINO
giovedì 25 settembre 2008
La mia luna è in un maestoso zènit.
Mi inebrierò di libertà notturna
E là mi avvolgerò in argentei fili,
in eccesso di felicità.
Muovendo incontro a un’ardente abulía
A a nient’altro che all’Alba futura,
annuisce all’azzurra largura
e mi tuffo nello scuro argento!...
Sulla piazza afosa dell’afosa capitale
uomini ciechi cinguettano:
− Che c’è sopra la terra? Un pallone.
− Che c’è sotto la luna? Un aerostato.
Ed io per il deserto inargentato
corro bruciando dal delirio, nelle
pieghe d’una pianeta azzurra
ho nascosto la mia Diletta Stella.
ALEXANDER BLOK, TR. ANGELO MARIA RIPELLINO
Mi inebrierò di libertà notturna
E là mi avvolgerò in argentei fili,
in eccesso di felicità.
Muovendo incontro a un’ardente abulía
A a nient’altro che all’Alba futura,
annuisce all’azzurra largura
e mi tuffo nello scuro argento!...
Sulla piazza afosa dell’afosa capitale
uomini ciechi cinguettano:
− Che c’è sopra la terra? Un pallone.
− Che c’è sotto la luna? Un aerostato.
Ed io per il deserto inargentato
corro bruciando dal delirio, nelle
pieghe d’una pianeta azzurra
ho nascosto la mia Diletta Stella.
ALEXANDER BLOK, TR. ANGELO MARIA RIPELLINO
venerdì 30 maggio 2008
Divampano simboli arcani
sul muro cieco profondo.
Dorati e rossi papaveri
gravano sopra il mio anno.
Mi riparo negli antri notturni
non rammento i miracoli oscuri
All’alba le azzurre chimere
si specchiano in vividi cieli.
Fuggo negli attimi passati,
chiudo gli occhi dalla paura,
sui fogli d’un libro che gelo −
l’aurea treccia d’una fanciulla.
Su me il firmamento è ormai basso,
nero sonno mi grava nel petto.
La fine predestinata si approssima,
e guerra e incendio mi stanno davanti.
ALEKSANDR BLOK, TR. ANGELO MARIA RIPELLINO
sul muro cieco profondo.
Dorati e rossi papaveri
gravano sopra il mio anno.
Mi riparo negli antri notturni
non rammento i miracoli oscuri
All’alba le azzurre chimere
si specchiano in vividi cieli.
Fuggo negli attimi passati,
chiudo gli occhi dalla paura,
sui fogli d’un libro che gelo −
l’aurea treccia d’una fanciulla.
Su me il firmamento è ormai basso,
nero sonno mi grava nel petto.
La fine predestinata si approssima,
e guerra e incendio mi stanno davanti.
ALEKSANDR BLOK, TR. ANGELO MARIA RIPELLINO
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