Nello spazio lunare
pesa il silenzio dei morti.
Ai carri eternamente remoti
il cigolìo dei lumi
improvvisa perduti e beati
villaggi di sono.
Come un tepore troveranno l'alba
gli zingari di neve,
come un tepore sotto l'ala i nidi.
Così lontano a trasparire il mondo
ricorda che fu d'erba, una pianura.
ALFONSO GATTO
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mercoledì 10 novembre 2010
giovedì 27 novembre 2008
Nello spazio lunare
pesa il silenzio dei morti
Ai carri eternamente remoti
il cigolio dei lumi
improvvisa perduti e beati
villaggio di sonno.
Come un tepore troveranno l’alba
gli zingari di neve,
come un tepore sotto l’ala i morti.
Così lontano a trasparire il mondo
Ricorda che fu l’erba, una pianura.
ALFONSO GATTO
pesa il silenzio dei morti
Ai carri eternamente remoti
il cigolio dei lumi
improvvisa perduti e beati
villaggio di sonno.
Come un tepore troveranno l’alba
gli zingari di neve,
come un tepore sotto l’ala i morti.
Così lontano a trasparire il mondo
Ricorda che fu l’erba, una pianura.
ALFONSO GATTO
lunedì 29 settembre 2008
Aspetti dai morti il consenso, la pietra che chiude la storia.
E nulla forse ha più senso, è solo un canto che torna
la prima stretta del gelo. Il torto che opprime
è l’ansia d’avere ragione, e tu non l’avesti, perdevi.
Torni per l’alba di San Vittore,
torni a quel cielo che è solo il cielo.
Non hai che te− puoi dirlo − e la notizia di essere un uomo.
Per ogni ferita che piano si chiude al suo stesso sigillo,
uno sguardo tranquillo. E con pudore la mano
s’apre sul marmo, ha le vene, le vene di tutte le pene.
ALFONSO GATTO
E nulla forse ha più senso, è solo un canto che torna
la prima stretta del gelo. Il torto che opprime
è l’ansia d’avere ragione, e tu non l’avesti, perdevi.
Torni per l’alba di San Vittore,
torni a quel cielo che è solo il cielo.
Non hai che te− puoi dirlo − e la notizia di essere un uomo.
Per ogni ferita che piano si chiude al suo stesso sigillo,
uno sguardo tranquillo. E con pudore la mano
s’apre sul marmo, ha le vene, le vene di tutte le pene.
ALFONSO GATTO
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