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domenica 31 ottobre 2010

EGCLOGA III, II

In autunno era il tempo
del grande guadagno,
molto anelata vendemmia, quando
esistevi, poesia: pura.
Un moto, un modo, ultimo, dell’azzurro.
che di sé si contenta e fa contenti
anche i vinti, i divisi.
Eri, non eri: mutila
In ciò, più che colpevole;
tu come luna sempre oltre la selva,
sempre col vano raggio
pur tra la selva a spanderti. Ma ora
in altre sere vai, fonte imbarbarita,
in altri alvei, difetto e perdizione.
Interferenze s’aprono, s’appuntano
ove decadde l’inarticolato
cuore tuo, il tuo ritmo
che la tempia fedele – lei sola – auscultava.
Qui. Ma io sono immune
e incolpevole: tanto oso dire.
E io posso all’azzurro serbarti
- solo talvolta
(come all’autunno, padre, giaciglio, cibo) –
all’azzurro di ierofania
che ogni passione avalla, ogni informità soffoca.
Madore, fumo, lume
D’immagini, d’incontri, di conati
…………..
…………..
Parole d’ordine
d’altri milioni d’anni, d’altri defunti eoni
triviale slogan. Noi
…………..

ANDREA ZANZOTTO

mercoledì 3 febbraio 2010

FIUME ALL'ALBA

Fiume all'alba
acqua infeconda tenebrosa e lieve
non rapirmi la vista
non le cose che temo
e per cui vivo

Acqua inconsistente
acqua incompiuta
che odori di larva e trapassi
che odori di menta e già t'ignoro
acqua lucciola inquieta ai miei piedi

da digitate logge
da fiori troppo amati ti disancori
t'inclini e voli
oltre il Montello e il caro acerbo volto
perch'io dispero della primavera.

ANDREA ZANZOTTO

venerdì 14 agosto 2009

AL DI LA'

Al di là tu falci e componi
le gentili somiglianze dei fiori
al di là non è sazia
mai la tua fame di bambina
ed hai la mela e il ghiaccio vegetale,
là ti punge al polso la tua bussola
per indicarti la stella
ch'è il tuo vero gemello;
e il tuo dubbio s'allunga di una sillaba
perché tu possa conoscere
colli piccoli come noci
per i tuoi denti giocosi,
soli come volti di vespe
e parole che suonano come monete;
e tu prepari al vento l'ora
delle più grandi altezze
delle più vivide seminagioni
delle sue visite che innamorano

E' per te che la gioia dei paesi
liberamente va imitando
i tuoi semplici atti;
e per te questa terra non è
che un mite minuto satellite
che ben sadove si dirige.

ANDREA ZANZOTTO

sabato 17 gennaio 2009

Ben disposti silenzi
Indissipabili
Ma pur sparsi in scintillamento
nudo in nebbiuscole cieche
ordinati
Silenzi sempre innovati
ad oggni speculazione in sé intenta
non soccorrevole − e pur tanto
aggregata all’amore − folla
Nelle contingenze onnipresente
e nei continui disparuti provenire
dove fu giusto e senza sottesi il soffrire
dove l’offerta sia senz’altro μηδέν απελπίζουσα
ANDREA ZANZOTTO

martedì 11 novembre 2008

poche foglie per volta il ciliegio
verserà sul prato e sul monte,
acquei recinti avrà la casa
e brividi e spogli mattini.

Poche dolci parvenze a me dintorno
nei risvegli puri d’autunno.
Guaito, certe le palpebre e i passi,
mi svilupperò dalla notte.

Musco e musco vorrà ritrovarmi,
moto splendido audace
m’aggirerà da lungi, oltre il tintinno
di vetri e venti ch’io lasciai fuor di casa.

Al di là dei pensieri distrutti
dall’instabile acerbo me stesso
conoscerò il rigoglio delle cose,
che s’irradiano nella mia mano:

dello scoiattolo gli stratagemmi
o l’arguto mento del bosco
o la nota rosa del cielo
nel cui riflesso bionda tu a me torni?

L’aria immagine tua pungerà il nudo cupore
e la lingua rimossa dall’essere muta
una melodia disperata dal sole.
ANDREA ZANZOTTO

mercoledì 1 ottobre 2008

Di un eterno esilio
Eternamente ritorno

E coi giorni eternamente mi volgo e mi confondo,
vado da me sempre più lontano,
divelto per erbe, prati e tempi
d’ottobre
e silenzi confidati agli orecchi
da stelle e monti.
ANDREA ZANZOTTO

venerdì 23 maggio 2008

Ancora lo stupore, io me stesso
parlo a me stesso e la valle rilevo
e i profondi suoi veri.
Io stupore che cresce, che torna
dopo offese, quando ogni oppressione
già è velata passione che s’attende,
quando ogni dorso d’erba
o vivificatrice
acqua m’appaghi o fiotto
lucido eccelso di nubi,
od ombre
non attingibili mi leghi,
quando occhi guardano guardati
ma ancora eccederebbe il sole

Stupore che in sé
Dolorando, godendo s’instaura…
ANDREA ZANZOTTO

domenica 4 maggio 2008

X (Sonetto di furtività e traversie)

Ieri, di maggio freddissimo vento
ondando di erbe in erbe, immoto io vidi,
scolorando erbe de le fronde i fidi
aspetti sconvolgendo il mutamento;

e pur era di luci acri lo stento
fin del folto nei più riposti nidi;
intime, angustie strisci sfaci stridi
orgasmi in cieca fuga, in cieco avvento −

e imprendibilità, come di plurime
serpi sospinte a traversie, di tossiche
invenzioni onde al niente si va appresso:

così quanto imprendibile a me stesso
a tutto, a tutti, com’è il tutto, io fossi,
furtività per dossi orme echi oscuri.
ANDREA ZANZOTTO

sabato 19 aprile 2008

Spazio e spazio ancora mi confonde
l’antipodo intendo della vita
nel nitore profondo
sul liberato colle
mondo e quiete erbe
colori atomi assenze.
Giaccio nella mia vera
voce, m’inoltro nella stasi
prima, nella luce mai saziata.
Presso un uomo scivola il sole,
uomo l’azzurro
già velato dei boschi.
Trovo il mio vero corpo,
le mie ossa e le lacrime,
trovo l’amore che sottrassi
alla violenta terra,
ortiche occhi aliti invetriati

Tu stolta eternità, mai vinta
adorante bestemmia,
polvere che si ribella, cielo
a me strappato tu,
viscere sempre gemebonde, terra.
ANDREA ZANZOTTO