In me esiliato, io sono Michajlovschoje.
I miei tre pini ardono e si toccano.
Nel mio viso appannato come uno specchio,
alci imbrunano e pergole.
La natura nel fiume e in me si trova,
e fuori, ancora, ma chissà dove.
Ardono dentro di me tre soli rossi.
E come vetri tremano tre boschi.
In una sola, tralucono tre donne,
l'una dentro l'altra come matrioski.
L'una mi ama, mi guarda ridendo.
L'altra si dibatte in lei come un uccello.
Ma la terza si rannicchia lì, in un canto,
come nel camino un tizzo spento.
Quella non mi perdona, no.
Si vendicherà, lo so.
Mi riluce da laggiù il suo volto,
come un anello dal fondo d'un pozzo.
ANDREJ VOZNESENSKIJ, TR. MARIO SOCRATE
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sabato 14 novembre 2009
giovedì 25 giugno 2009
P.S. (A Jean-Paul Sartre)
Sono un nucleo familiare.
Come in uno spettro solare,
in me di "io" ce ne sono sette,
tutti impossibili come sette bestie.
E la più celeste,
zufola con la zampogna.
E quando la primavera arriva,
sogno
d'essere io l'ottavo.
ANDREJ VOZNESENSKIJ, TR. MARIO SOCRATE
Come in uno spettro solare,
in me di "io" ce ne sono sette,
tutti impossibili come sette bestie.
E la più celeste,
zufola con la zampogna.
E quando la primavera arriva,
sogno
d'essere io l'ottavo.
ANDREJ VOZNESENSKIJ, TR. MARIO SOCRATE
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