Sul lago l'immobilew luna
Somiglia a una finestra spalancata
In una casa candida e vuota
Dove si è annidata la malasorte.
Forse il proprietario è defunto
O la padrona è scappata con l'amante.
Oppure è finita nel nulla: una bambina -
Una scarpetta a pelo d'acqua navigava.
Sulla terra dda ciechi sopravviviamo. Presagendo
Un fato mortale le labbrea abbiamo suggewllato. Solo si ode
L a voce dei gufi che recita i salmi per i morti
E nel giardino refoli di un vento furioso.
ANNA ACHMATOVA, TR. CURZIA FERRARI
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venerdì 24 giugno 2011
domenica 6 marzo 2011
NEL QUARANTA
Quando un'epoca viene seppellita,
Non rieccheggia il salmo funebre.
Al cardo e all'ortica
Spetta abbellirla.
E solo i becchini lavorano
Di lena. E' urgente la cosa!
E fa un silenzio, Signore, un silenzio
Che si sente il tempo camminare.
Ma dopo quella riemerge come
un cadavere nel fiume a primavera;
Ma non riconoscerà lsa madre il figlio,
E angosciato il nipote le volgerà le spalle.
E le teste s'inchinano più basse,
come un pendolo muove la luna.
Ecco, così su Parigi finita
Scende ora il silenzio.
ANNA ACHMATOVA, TR. BRUNO CARNEVALI
Non rieccheggia il salmo funebre.
Al cardo e all'ortica
Spetta abbellirla.
E solo i becchini lavorano
Di lena. E' urgente la cosa!
E fa un silenzio, Signore, un silenzio
Che si sente il tempo camminare.
Ma dopo quella riemerge come
un cadavere nel fiume a primavera;
Ma non riconoscerà lsa madre il figlio,
E angosciato il nipote le volgerà le spalle.
E le teste s'inchinano più basse,
come un pendolo muove la luna.
Ecco, così su Parigi finita
Scende ora il silenzio.
ANNA ACHMATOVA, TR. BRUNO CARNEVALI
lunedì 6 dicembre 2010
domenica 22 febbraio 2009
IL SALICE
Io crebbi in un silenzio arabescato,
in un’ariosa stanza del nuovo secolo.
Non mi era cara la voce dell’uomo,
ma comprendevo quella del vento.
Amavo la lappola e l’ortica,
e più di ogni altro un salice d’argento.
Riconoscente, lui visse con me.
la vita intera, alitando di sogni
con i rami piangenti la mia insonnia.
Strana cosa, ora gli sopravvivo.
Lì sporge il ceppo, e con voci estranee
parlano di qualcosa gli altri salici
sotto quel cielo, sotto il nostro cielo.
Io taccio… come se fosse morto un fratello.
ANNA ACHMATOVA, TR. MICHELE COLUCCI.
in un’ariosa stanza del nuovo secolo.
Non mi era cara la voce dell’uomo,
ma comprendevo quella del vento.
Amavo la lappola e l’ortica,
e più di ogni altro un salice d’argento.
Riconoscente, lui visse con me.
la vita intera, alitando di sogni
con i rami piangenti la mia insonnia.
Strana cosa, ora gli sopravvivo.
Lì sporge il ceppo, e con voci estranee
parlano di qualcosa gli altri salici
sotto quel cielo, sotto il nostro cielo.
Io taccio… come se fosse morto un fratello.
ANNA ACHMATOVA, TR. MICHELE COLUCCI.
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