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sabato 11 settembre 2010

L'INDICIBILE, III

Scavo dentro di te fino al mio vuoto.
Fissati con pazienza i visi che hai amato
Conservano la traccia di chi eri.
Anche nel loro amore
come dentro il tuo
per me e la morte costruirò una casa.

ANTONELLA ANEDDA

lunedì 30 novembre 2009

GETSEMANI

Non una luce ultraterrena
ma un bagliore di pentole di rame
un metallo interiore
(a croce mio malgrado)
in un calvario di oggetti del mattino:
la busta di plastica, gli ombrelli
un raggio di bottiglie
più òattee nella brina.

C'è una pena che ignoro
se mi aspetto in un buio di pena, di paura
o più semplicemente nel cortile
vicino al tronco dell'albero di Giuda.

ANTONELLA ANEDDA

domenica 16 novembre 2008

“Via!via!” cantò l’uccello
“via dagli oggetti”
e noi gli ubbidimmo
distruggendo la sua casa di legno.
Ma chi avvertirà coloro che stanchi
Ora si dirigono verso di lui?
ANTONELLA ANEDDA

mercoledì 6 febbraio 2008

Ora tutto si quieta, tutto raggiunge il buio

Ora tutto si quieta, tutto raggiunge il buio.

Non parlavo che al cappotto disteso
al cestino con ancora una mela
ai miti oggetti legati
a un abbandono fuori di noi
eppure con noi, dentro la notte
inascoltati.

ANTONELLA ANEDDA

mercoledì 23 gennaio 2008

ANESTESIA

Ci sono le creature che chiedono - non importa se in malafede

(come mi dicevano da piccola, per consolarmi).

I ridotti in schiavitù, tutte le voci calpestate che ci assordano.

Non più tardi di un'ora fa,

non più lontano di un braccio di mare e poca costa.

Eppure esiste il modo di sopportare. Basta la notte (le gocce

si prendono di sera): l'anima si inspessisce, velocemente si

forma la crosta e la mattina si può uscire, attraversare la città

in relativa calma, sordità e cecità. Solo lembi di ciò che è

bruto fuori di noi: un pezzo di camicia, un colore, una mano,

un grumo di fastidio, una folata di odio.

Su tutto l'anestesia del farmaco, la percezione del dolore

trasportata all'esterno,

vista dal balcone del corpo.

Da lassù tutto è lontano, chi grida e cosa dice. Forse non grida,

forse non parla.

Non si riesce a vedere. Spariscono i primi piani.

Io e loro siamo sagome che si muovono in un bosco.

Come distinguere un bombardamento dai fuochi d'artificio?

(chissà mia nonna che era cieca, sentendo le navi esplodere

nel porto.)

Come decifrare le immagini:

è un film o davvero quei corpi si gettano nel vuoto?

ANTONELLA ANEDDA