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martedì 15 febbraio 2011

GUARDAMI: SONO NUDA

Guardami: sono nuda. Dall'inquieto
languore della mia capigliatura
alla tensione snella del mio piede,
io sono tutta una magrezza acerba
inguainata in un color d'avorio.
Guarda: pallida è la carne mia.
Si direbbe che il sangue non vi scorra.
Rosso non ne traspare. Solo un languido
palpito azzurro sfuma in mezzo al petto.
Vedi come incavato ho il ventre. Incerta
è la curva dei fianchi, ma i ginocchi
e le caviglie, e tutte le giuntute,
ho scarne e salde come un puro sangue.
Oggi, m'incarno nuda, nel nitore
del bagno bianco e m'inarcherò nuda nuda
domani swopra un letto, se qualcuno
mi prenderà. E un giorno nuda, sola,
stesa supina sotto troppa terra,
starò, quando la morte avrà chiamato.

ANTONIA POZZI

domenica 2 gennaio 2011

CAPODANNO

Se le parole sapessero di neve
stasera, che canti -
e le stelle che non potrò mai dire...

Volti immoti s'intrecciano tra i rami
nel mio turchino nero:
osano ancora,
morti ai lumi di case lontane,
l'indistrutto sorriso dei miei anni.

Madonna di Campiglio, 31 dicembre 1937-1° gennaio 1938

ANTONIA POZZI

domenica 5 dicembre 2010

COLLOQUIO

Ti ricordi, mio piccolo amore,
(un giorno avevo pensato
di chiamarti Tristano:
così triste la tua anima remota.
Ma poi quella maiuscola iniziale
mi parve troppo pesante
per la mia tenerezza
ed ora tento quest'altro nome,
più dimesso, più lieve:
piccolo amore)(
di', ti rammenti,
mio piccolo amore,
l'ultimo tramonto dell'inverno,
l'ultimo nostro colloquio
sul sedile di pietra rosa
di fronte ai muri rossi del Castello?
Quanti colombi! E tu mi sussurravi
che le ali loro grigioazzurre
assomigliavano ai miei occhi
un poco.
Sul fondo erboso del fossato
le margheritine
trattenevano l'ultima
chiarità stanca ddel sole.
E tu volevi
coglierle tutte per me,
con le gtue dita d'uomo
incerte tra gli steli
come dita di bimbo:
e m'empivi d'erba e di corolle le mani,
dicendomi che l'anima mia di fiore
era fiorita
per tutti i prati
di tutti i paesi,
dicendomi che trutta l'anima
della primavera non giunta
tremava nel mio respiro.
Piccolo amore, piccolo amore ti rammenti?
Guardavano le grandi nuvole accese
scivolare mute
dietro i rami nudi degli ippocastani.
Dicevamo: domani sarà vento.
Tu mi narravi, sommessamente,
in tono di lunga fiaba,
dell'ultima tua notte
passata nella casa della sorella,
in riva al lago.
"Mi destai. C'era tanto dsilenzio.
I bambini dormivano
nella stanza vicina.
Ed io prensavo, pensavo: mi dicevo
che accanto a te soono un bambino anch'io,
un bocciolo profumato di te".
Piccolo amore, piccolo amore, tiu rammenti
Moriva il bruciore del sole
di là dagli alberi
in un grande arco d'oro,
in un grande arco bianco
sul nostro capo.
E impallidiva la mia tristezza,
si spegneva il tuo affanno
nella semplicità
delle parole candide.
Tutto che fu menzogna,
tutto che fu dubbio e dolore
si sfaceva
e rimaneva solo
alla più pura anima
un tremore di piccole cose:
ali d'uccello, sentore di vento,
nomi di fiori, sonno di bambini...
Così come dilegua,
al calar dell'ombra,
l'ingannevole luce del giorno
e lo splendore del cielo
si acuisce
in un tremore di piccole cose
che si chiamano stelle.

Pasturo, 2 aprile 1931

ANTONIA POZZI

giovedì 21 ottobre 2010

SOLE D'OTTOBRE

Felci grandi
e garofani selvaggi
sotto i castani -

mentre il vento scioglie
l'un dopo l'altro
i nodi rossi e i biondi
alla veste di foglie
del sole -

e il sole in quella
brucia
della sua bianca
bellezza
come un fragile corpo
nudo -

ANTONIA POZZI

venerdì 21 agosto 2009

NAUFRAGHI

Nàufraghi sugli scogli,
ognuno narra
a sé solo - la storia
di una dolce casa
perduta,
sé solo ascolta
parlare forte
sul deserto pianto
del mare -

Triste orto abbandonato l'anima
si cinge di selvagge siepi
di amori:
morire è questo
ricoprirsi di rovi
nati in noi

ANTONIA POZZI

giovedì 14 febbraio 2008

Ti do me stessa

Ti do me stessa,
le mie notti insonni,
i lunghi sorsi
di cielo e stelle - bevuti
sulle montagne,
la brezza dei mari percorsi
verso albe remote.

Ti do me stessa,
il sole vergine dei miei mattini
su favolose rive,
tra superstiti colonne
e ulivi e spighe.

Ti do me stessa,
i meriggi
sul ciglio delle cascate,
i tramonti
ai piedi delle statue - sulla collina
fra tronchi di cipressi animati
di nidi.

E tu accogli la mia meravigli
di creatura,
il mio tremito di stelo
vivo nel cerchio
degli orizzonti,
piegato al vento
limpido della bellezza:
e tu lascia ch'io guardi questi occhi
che Dioti ha dati
così densi di cielo,
profondi come secoli di luce
inabissati al di là
della notte.
ANTONIA POZZI