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lunedì 25 aprile 2011

GIOVANI VITE IN CAMMINO

Servire come gleba, perché noi
avessimo del pane da mangiare;
con tetro umore, ma con testardaggine
lavorarono i padri: era lontano,

assente Dio. Siamo cresciuti adesso
noi che ignoriamo l'esistenza lieta;
con fede ferrea, con giusto coraggio
vogliamo che la sorte cambi. E'vero

che fummo vili insieme ainostri padri;
non ne avevamo diritto: soltanto
avevamo ragione. Ora nessuno
- o lo travolgeremo - può arrestarci
sulla via della Vita. Siamo i figli
della vita, gli atleti della lotta.
Eci mettiamo in moto. E il vecchio mondo
verrà schiacciato sotto i nostri piedi.

ATTILA JOZSEF, TR. UMBERTO ALBINI

mercoledì 6 aprile 2011

CHI, NELL'ANIMA NOSTRA...

Dalle fronti di sterili colline
pensieri scrutatori abbiam levato;
su, su, alle grandi altezze,
apparecchi lanciamo;
le loro ricadenti traiettorie,
e immense, sono corde,
limiti posti al regno degli uccelli.
Pattiniamo lontano sulla terra -
locomotive: - ma domani briglie
getteremo da navi elettriche sui mari
irti e nitrenti.
Ma uomini, uomini,
chi tornerà a sapere nuovamente
che bisogna pulire il nostro desco,
chi mai dire potrà alle nostre donne
che debbono spazzar via la tristezza,
chi farà rifiorire dei giardini
nei nostri occhi, chi mai stanerà
l'anima nostra . chi? . dentro di noi?

ATTILA JOZSEF, TR. UMBERTO ALBINI

sabato 25 dicembre 2010

MORTE PER GELO

Morte per gelo o fame, pè la mia sorte.
L'inverno mi è salito sopra un piede.
Stecche sporgenti porto le mie costole,
e il mio intestino pende come stoppa.

ATTILA JOZSEF, TR. UMBERTO ALBINI

lunedì 6 settembre 2010

COSCIENZA

Presso la ferrovia abito. Vanno,
vengono qui tanti treni, li guardo:
volano le finestre luminose
nel buio frastagliato, volteggiante.
Si precipitano nella notte eterna
Così i giorni, splendenti: nella luce
Sono di tutti gli scompartimenti,
mi sporgo e sto in silenzio.

ATTILA JOZSEF, TR. UMBERTO ALBINI

martedì 1 dicembre 2009

JUDITH

L'autunno spoglia gli alberi, già il freddo
avanza; fuoco occorre.
Tu strascichi a fatica, tu, da sola,
la stufa, come allora

nei giorni di una volta, quando, cara,
non ti stringevo al peto,
non bisticciavo, quando non sapevo
che non ero con te.

Più tace, e più la notte è lunga, il mondo
più è grande e più atterrisce.
Cuci: non puoi cucire la coperta
comune, se è disfatta.

Tra i rami nudi stelle ardono, fredde.
Tu sogni ancora? Dormi.
Rannìcchiati, che anch'io dormo da solo.
Non serbarmi rancore.

ATTILA JOZSEF, TR. UMBERTO ALBINI

lunedì 12 ottobre 2009

FORMICA

Fra le crisalidi, si è addormentata la formica.
O vento, non soffiarle via ora, le crisalidi!
Del resto, anche così va bene.

China la sua piccola, stanca testolina
sulla sabbia scintillante:
dorme insieme a lei la sua minuscola o,bra.

Svegliarla con un filo di paglia?
Ma no, è meglio se ci avviamo a casa:
il cielo si è fortemente annuvolato.

In mezzo alle crisalidi si è addormentata una formica
e - tac - una goccia già cade sulla mia mano.

ATTILA JOZSEF, TR. UMBERTO ALBINI

mercoledì 27 maggio 2009

DA TANTO TEMPO

Da tanto tempo l'ho scoperto:
come la rana sono anfibio.
Ora mi acquatto sul fondo di cieli
che crepitano, ed è questa poesia
la bolla d'aria dell'anima mia.

Non ho padroni malvagi,
non ho servi che attendano i miei ordini;
comr Dio e come i pesci
vivo nel cielo e nel mare.
Il mio mare! Un oscuro mondo, un tiepido
mondo di braccia amorose. Il mio cielo
è la chiarezza dell'umanitàù
colta colla ragione.

ATTILA JOCZEF, TR. UMBERTO ALBINI

domenica 5 aprile 2009

VERTIGINE

Vorrei col canto della mia anima svegliare
il cuore degli afflitti, il mondo.
Ora perdono anche chi mi ha insultato,
iracondo.

Vorrei stringere al petto
coloro che lottano per la vita, gli insorti.
Vorrei risuscitare
I morti.

Vorrei la grande ruota più lenta
e infine la vorrei fermare.
Ma più di tutto vorrei
amare.

E vorrei produrre cose prodigiose e
mille meravigliose cose, belle all’origine
e poi morire poiché
sono Vertigine.

ATTILA JOCSEF, TR.TOMASO KEMENY

giovedì 26 febbraio 2009

UOMO STANCO

Dai campi s’incamminano alle case
dei contadini, gravi, taciturni.
Il fiume ed io siamo distesi accanto.

Rotola il fiume silenziosa quiete,
si fan rugiada in me gli affanni e i pesi:
uomo, bambino, ungherese, fratello,
no - solo un uomo stanco, che riposa.

La sera distribuisce la sua pace:
sono una fetta del suo pane caldo;
riposa il cielo, alte sorgon le stelle
sul Maros calmo e sopra la mia fronte.

ATTILA JÓZSEF, TR. UMBERTO ALBINI