Mite è l'anno che se ne va e dolce
l'odore della pioggia che cade,
quanto più duro della vita è il corso
e il desolato il suo ultimo giorno.
Attendo la sua fine ed il suo buio
eppure mi tormenta che mai, mai,
né sul mio petto né sulla mia tomba
cada il mio pianto che tutto consola.
ATTILIO BERTOLUCCI
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sabato 23 ottobre 2010
venerdì 1 gennaio 2010
LA SEMINA
Era un giorno fatto
per seminare,
la terra secca,
dolce come tabacco.
Fra il remoto eccheggiare
della civetta
e la prima stella
l'ora era tutta bella, da assaporare.
Un'ora così lunga era,
già buttato
il seme,
nulla più di incompiuto rimaneva.
Ma ascolta, è ormainotte,
una pioggia discreta,
baci e lagrime
darci la buonanotte.
ATTILIO BERTOLUCCI
per seminare,
la terra secca,
dolce come tabacco.
Fra il remoto eccheggiare
della civetta
e la prima stella
l'ora era tutta bella, da assaporare.
Un'ora così lunga era,
già buttato
il seme,
nulla più di incompiuto rimaneva.
Ma ascolta, è ormainotte,
una pioggia discreta,
baci e lagrime
darci la buonanotte.
ATTILIO BERTOLUCCI
lunedì 14 dicembre 2009
TRISTEZZA
Ho corso come un cervo: nei miei occhi
mite tristezza alberga.
Mi davano la caccia, nel mio cuore
lupi famelici e rabbiosi.
Già da tempo ho perduto le mie corna:
infrante pendono da un ramo.
In passato ero un cervo: me ne pento,
ma in avvenire sarò un lupo.
Sarò un grazioso llupo. Ecco mi fero
d'un tratto, i miei compagni
di branco son di schiuma ricoperti;
io cerco di sorridere.
Ed ascolto la voce delle cerve.
Piano socchiudo gli occhi
per il sonno. Mi cadono, sul dorso
scure foglie di gelso.
ATTILA JOZSEF, TR. UMBERTO ALBINI
mite tristezza alberga.
Mi davano la caccia, nel mio cuore
lupi famelici e rabbiosi.
Già da tempo ho perduto le mie corna:
infrante pendono da un ramo.
In passato ero un cervo: me ne pento,
ma in avvenire sarò un lupo.
Sarò un grazioso llupo. Ecco mi fero
d'un tratto, i miei compagni
di branco son di schiuma ricoperti;
io cerco di sorridere.
Ed ascolto la voce delle cerve.
Piano socchiudo gli occhi
per il sonno. Mi cadono, sul dorso
scure foglie di gelso.
ATTILA JOZSEF, TR. UMBERTO ALBINI
martedì 3 novembre 2009
DALL'ESILIO
O mia città nella pioggia, o mia città nell'autunno,
è forse il tempo di tornare a te se l vento
torce il fumo sui tetti, verso i monti schiarisce
un istante, il giorno si lascia.
Questo era il luogo assegnatoci e la stagione,
questa l'ora che il marciapiede grigio
asciuga, l'occhio ringrazia smarrito
un riflesso del cielo che abbuiando s'illumina.
ATTILIO BERTOLUCCI
è forse il tempo di tornare a te se l vento
torce il fumo sui tetti, verso i monti schiarisce
un istante, il giorno si lascia.
Questo era il luogo assegnatoci e la stagione,
questa l'ora che il marciapiede grigio
asciuga, l'occhio ringrazia smarrito
un riflesso del cielo che abbuiando s'illumina.
ATTILIO BERTOLUCCI
venerdì 10 aprile 2009
SENZA TITOLO
Questo raggio che obliquo ti ferisce
è ancora giovinezza, ancora ancora
ATTILIO BERTOLUCCI
è ancora giovinezza, ancora ancora
ATTILIO BERTOLUCCI
sabato 3 maggio 2008
lunedì 31 marzo 2008
E’ il bene, il bene d’un giorno
questo sole lontano e leggero
e non farà più ritorno
non lo vedremo più.
Già per la città azzurre
Ombre scendono incontro a te
Dal cielo primaverile e non sai perché
Il familiare saluto ti rattrista
all’angolo di una strada delle viole
stinte d’un vagabondo fiorista.
ATTILIO BERTOLUCCI
questo sole lontano e leggero
e non farà più ritorno
non lo vedremo più.
Già per la città azzurre
Ombre scendono incontro a te
Dal cielo primaverile e non sai perché
Il familiare saluto ti rattrista
all’angolo di una strada delle viole
stinte d’un vagabondo fiorista.
ATTILIO BERTOLUCCI
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