M'accorgo che non è eterna la vita, che finirà.
Ma come non sentire cher non si deve
aver fretta, che ancora non è giunto il momento,
che è tempo per indugiare?
E ce n'era prima? Ho paura e premura:
oggi cisono, ma ci sarò domani?
E uccidevo una candela
per il vano senso della notte.
Come sono intelligente, più di tutti
pensavo. Ma la neve cadeva.
E di quei tempi mi rimase una gobba
sul dito medi affaticato.
Leggo il frutto delle sue fatiche,
solo noia, ma senza compassione,
e mi domando: chi è giovane e amato?
io ero giovane allora.
Ho finito di vivere, di avere fretta.
All'anima affluiscono semplici veritò.
La coscienza ha già scelto la sua via
e non dipende più da me.
Verrà quest'istante, quest'anno:
imprevisto senso, voluttà, vertice...
Manca solo la vecchiaia.
Il resto è già compiuto.
ANNA ACHMADULINA, TR. DANIELA GATTI
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sabato 9 aprile 2011
mercoledì 1 dicembre 2010
NEVICATA
La neve cominciò a cadere
e ancor prima che facesse buio
trasformò Peredèlkino
nell'anonimo incanto dell'inverno.
Rinnegò e cancellò da una una targa
l'assurdo nome "Casa dedll'arte"
e innalzò il trenino nei campi
a eco dell'angoscia universale.
Ingannando i giardini, gli orti,
trionfando sul loro insulso spazio,
uno sparuto groppo di alberi
usurpò il nome dell'intera natura.
Sulla montagna, nel silenzio assoluto,
si levò la voce d'un antico canto.
Dell'universo ormai, non del villaggio,
eri partecipe e meschino debitore.
In lontananza, fra le stelle e a strada,
stupito anch'egli d'esser lì, così,
passò volando, raggiante di salute,
un esultante sciatore delle nevi.
L'onnipresente forza del moto,
lo sciatore, la luna e la terra
non sono che pretesti pèer scrivere versi -
effimero successo dell'ingegno.
Finché però nell'austera nevicata
chiara è la mente e la volontà è forte,
nell'intervallo tra il suono e la parola
l'anima indugia prudente.
BELLA ACHMADULINA, TR. DANIELA GATTI
e ancor prima che facesse buio
trasformò Peredèlkino
nell'anonimo incanto dell'inverno.
Rinnegò e cancellò da una una targa
l'assurdo nome "Casa dedll'arte"
e innalzò il trenino nei campi
a eco dell'angoscia universale.
Ingannando i giardini, gli orti,
trionfando sul loro insulso spazio,
uno sparuto groppo di alberi
usurpò il nome dell'intera natura.
Sulla montagna, nel silenzio assoluto,
si levò la voce d'un antico canto.
Dell'universo ormai, non del villaggio,
eri partecipe e meschino debitore.
In lontananza, fra le stelle e a strada,
stupito anch'egli d'esser lì, così,
passò volando, raggiante di salute,
un esultante sciatore delle nevi.
L'onnipresente forza del moto,
lo sciatore, la luna e la terra
non sono che pretesti pèer scrivere versi -
effimero successo dell'ingegno.
Finché però nell'austera nevicata
chiara è la mente e la volontà è forte,
nell'intervallo tra il suono e la parola
l'anima indugia prudente.
BELLA ACHMADULINA, TR. DANIELA GATTI
mercoledì 22 luglio 2009
Quindici ragazzi, ma forse più,
oforse meno di quindici,
con voce tremante mi dicevano:
"Andiamo al cinema o al museo d'arte figurativa".
E io rispondevo più o meno così:
"Non ho tempo".
Quindici ragazzi mi regalavano bucaneve.
Quindici ragazzi mi dicevano:
"Non smetterò mai di amrti"
E io rispondevo più o meno così:
"Vedremo".
Quindici ragazzi ora vivono tranquilli.
Hanno pagato il pesante tributo
di bucaneve. lettere e disperazione.
Altre ragazze li amano, alcune più belle di me,
qualcuna più brutta.
Quindici ragazzi con troppa disinvoltura,
e talvolta con malignità,
mi salutano quando m'incontrano.
Salutano in me, quando m'incontrano,
la loro liberazione, un sogno normale e il nutrimento...
Invano vieni tu, ultimo ragazzo.
Metterò i tuoi bucaneve in un bicchiere,
e sui robusti steli spunteranno bolle d'argento.
Ma, vedi, anche tu smetterai di amarmi,
e, sconfitto te stesso, parlerai con arroganza,
come se avessi sconfitto me,
e io andrò lungo la strada, lungo la strada...
BELA ACHMADULINA, TR. DANIELA GATTI
oforse meno di quindici,
con voce tremante mi dicevano:
"Andiamo al cinema o al museo d'arte figurativa".
E io rispondevo più o meno così:
"Non ho tempo".
Quindici ragazzi mi regalavano bucaneve.
Quindici ragazzi mi dicevano:
"Non smetterò mai di amrti"
E io rispondevo più o meno così:
"Vedremo".
Quindici ragazzi ora vivono tranquilli.
Hanno pagato il pesante tributo
di bucaneve. lettere e disperazione.
Altre ragazze li amano, alcune più belle di me,
qualcuna più brutta.
Quindici ragazzi con troppa disinvoltura,
e talvolta con malignità,
mi salutano quando m'incontrano.
Salutano in me, quando m'incontrano,
la loro liberazione, un sogno normale e il nutrimento...
Invano vieni tu, ultimo ragazzo.
Metterò i tuoi bucaneve in un bicchiere,
e sui robusti steli spunteranno bolle d'argento.
Ma, vedi, anche tu smetterai di amarmi,
e, sconfitto te stesso, parlerai con arroganza,
come se avessi sconfitto me,
e io andrò lungo la strada, lungo la strada...
BELA ACHMADULINA, TR. DANIELA GATTI
lunedì 16 marzo 2009
Una volta, dopo aver lievenente barcollato sull’orlo
di tutto ciò che è, avvertii nel corpo
la presenza di un’irreparabile ombra,
che da qualche parte incalzava la mia vita.
nessuno sapeva, solo il quaderno bianco
si era accorto che avevo spento le candele,
accese per la creazione della parola:
senza di loro non mi dispiaceva morire.
Così soffrivo! Così dappresso mi avvicinai
alla fine delle pene! Non pronunciavo nemmeno
una parola. Ma questo semplicemente cercava
l’anima di un’altra età che non era cresciuta.
Mi accinsi a vivere e vivrò a lungo.
Ma da quel momento, io sofferenza terrena
ciò che non è stato da me decantato.
Tutto il resto lo chiamo beatitudine.
BELA ACHMADULINA, TR. DONATA DE BARTOLOMEO.
di tutto ciò che è, avvertii nel corpo
la presenza di un’irreparabile ombra,
che da qualche parte incalzava la mia vita.
nessuno sapeva, solo il quaderno bianco
si era accorto che avevo spento le candele,
accese per la creazione della parola:
senza di loro non mi dispiaceva morire.
Così soffrivo! Così dappresso mi avvicinai
alla fine delle pene! Non pronunciavo nemmeno
una parola. Ma questo semplicemente cercava
l’anima di un’altra età che non era cresciuta.
Mi accinsi a vivere e vivrò a lungo.
Ma da quel momento, io sofferenza terrena
ciò che non è stato da me decantato.
Tutto il resto lo chiamo beatitudine.
BELA ACHMADULINA, TR. DONATA DE BARTOLOMEO.
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