Che il mio piede ti svegli, di ombra in ombra
sono sceso fino al fondo della patria.
Di foglia in foglia, fino a urtare nella radice
amara della mia patria.
Che la mia fede t’innalzi, d’abisso in abisso
sono uscito alla luce della speranza.
Di spalla in spalla, fino a vedere un popolo sul piede
di pace, issando un’alba.
Che la mia voce brilli libera, di lettera in lettera
Ho strofinato contro l’aria le parole.
Ah, le parole. Qualcuno – sotto il sole –
ha fatto di ghiaccio le labbra di Spagna.
BLAS DE OTERO, TR. ELENA CLEMENTELLI
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martedì 10 agosto 2010
domenica 27 giugno 2010
IO SONO QUELLO CHE NON PIU' TARDI D'IERI DICEVA...
Sento dire che siamo alla vigilia,
per me, non so nemmeno dove siamo.
Ai piedi rami d'iombra e ancora rami
d'ombra al balcone dell'agonia.
Dolcezza della luce: triste raggio
del giorno che scompare. Scompariamo.
Più che schiarire l'alba, noi ombreggiamo
il ventaglio della notte fredda.
Preferisco forgiare un'alba bella
per me solo. Per te: ma in tutti i modi
farete bene a non contarci troppo.
Atri vedranno ciò che non vedemmo.
E io non so, con l'ombra fino ai gomiti,
per che cosa nasciamo, a che viviamo.
BLAS DE OTERO, TR. ELENA CLEMENTELLI
per me, non so nemmeno dove siamo.
Ai piedi rami d'iombra e ancora rami
d'ombra al balcone dell'agonia.
Dolcezza della luce: triste raggio
del giorno che scompare. Scompariamo.
Più che schiarire l'alba, noi ombreggiamo
il ventaglio della notte fredda.
Preferisco forgiare un'alba bella
per me solo. Per te: ma in tutti i modi
farete bene a non contarci troppo.
Atri vedranno ciò che non vedemmo.
E io non so, con l'ombra fino ai gomiti,
per che cosa nasciamo, a che viviamo.
BLAS DE OTERO, TR. ELENA CLEMENTELLI
giovedì 15 aprile 2010
INSIEME
La terra, il tempo, il pauroso marciume
che mi accompagnano dal giorno in cui nacqui
(perché son figlio di una patria triste
e bella come un sogno a pietra e sole; d’un tempo
amaro come la posa
della storia);
la terra, il tempo che mi si aggrappano ai piedi
fino a strapparmi l’ultima speranza,
non potranno, non non potranno mai vincermi,
perché la mano mi si stacca e si afferra
a un’altra mano d’uomo e a un’altra ancora
che m’incatenano, o gran madre, a te!
BLAS DE OTERO, TR. ELENA CLEMENTELLI
che mi accompagnano dal giorno in cui nacqui
(perché son figlio di una patria triste
e bella come un sogno a pietra e sole; d’un tempo
amaro come la posa
della storia);
la terra, il tempo che mi si aggrappano ai piedi
fino a strapparmi l’ultima speranza,
non potranno, non non potranno mai vincermi,
perché la mano mi si stacca e si afferra
a un’altra mano d’uomo e a un’altra ancora
che m’incatenano, o gran madre, a te!
BLAS DE OTERO, TR. ELENA CLEMENTELLI
sabato 6 febbraio 2010
mercoledì 25 novembre 2009
DICO VIVERE
Perché la vita è diventata rossa.
(Sempre il sangue, mio Dio, ebbe colore.)
Dico vivere, come se restare
nulla dovesse di quello che scrivo.
Perché scrivere è un vento frettoloso,
e pubblicare, ammonticchiare roba.
Dico vivere a nervi tesi; aspra-
mente morire, incitando col piede.
Torno alla vita, carico di morte,
ripudiando quanto ho scritto: rottame
di quel che fui quando tacevo ancora.
Adesso torno a me, alla mia opera
più immortale: all'orgia coraggiosa
del vivere e morire. Il resto è in più.
BLAS DE OTERO, TR. ELENA CLEMENTELLI
(Sempre il sangue, mio Dio, ebbe colore.)
Dico vivere, come se restare
nulla dovesse di quello che scrivo.
Perché scrivere è un vento frettoloso,
e pubblicare, ammonticchiare roba.
Dico vivere a nervi tesi; aspra-
mente morire, incitando col piede.
Torno alla vita, carico di morte,
ripudiando quanto ho scritto: rottame
di quel che fui quando tacevo ancora.
Adesso torno a me, alla mia opera
più immortale: all'orgia coraggiosa
del vivere e morire. Il resto è in più.
BLAS DE OTERO, TR. ELENA CLEMENTELLI
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