Visualizzazione post con etichetta Camillo Sbarbaro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Camillo Sbarbaro. Mostra tutti i post

mercoledì 20 ottobre 2010

VERSI A DINA, 5

Càpita all’uomo che d’autunno spoglia
La vite, sulla scala che ne fruscia

- vecchio è l’uomo ed autunno gli colora
l’anima dentro di malinconia;
ché con l’hanno gli pare la sua vita
anche finisca;
il poco che da essa ebbe gli mette
in strizza come un secchezza e inghiotte –

tra i pampini arrossati di scoprire
un superstite grappolo.
Ne colma
la mano, preso d’infantile gioia;
soppesa quasi non credesse agli occhi.

Alla sua sete riserbò l’annata
quel frutto; glielo maturò l’estate,
glielo dirò il sole dell’autunno,
la pianta vi spremè l’ultimo succo.

Cola zucchero l’acino che sguscia
in bocca per non perdere una goccia;
ogni acino lo riga di delizia
silenziosa…

Guardan gli occhi felici e rassegnati
col grappolo scemare
la sua prima, fors’ultima, dolcezza.

CAMILLO SBARBARO

domenica 23 agosto 2009

Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo
per te stesso egualmente t'amerei.
Ché mi ricordo d'un mattin d'inverno
che la prima viola sull'opposto
muro scopristi dalla tua finestra
e ce ne desti l novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
di casa uscisti e l'apoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.

E di quell'altra volta mi ricordo
che la sorella mia piccola ancora
per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia aveva fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte
dalla paura ti mancava il cuore:
ché avevi visto te inseguire la tua
piccola figli, e tutta spaventata
tu vacillante l'attiravi al peto,
e con carezze dentro le tue braccia
l'avviluppavi come per difenderla
da quel chattivo ch'era il tu di prima.

Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t'amerei.

CAMILLO SBARBARO