Tre alberi caduti
rimasero sull'orlo del sentiero.
Il taglialegna li scordò, e conversano,
stretti d'amore, proprio come ciechi.
Il tramonto li accende
di sangue vivo nei tronchi spaccati
e portano via i venti la fragranza
del loro fianco aperto!
Uno, ritorto, tende
il braccio immenso e dal fogliame tremulo
all'altro, e le ferite
come due occhi sono, supplicanti.
Il taglialegna li scordò. La notte
verrà. Starò con loro.
Nel cuore accoglierò le loro dolci
resine. A me saranno come fuoco.
E muti e avvinti,
ci scovi il giorno immersi nel dolore!
GABRIELA MISTRAL, TR. MATTEO LEFEVRE
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mercoledì 13 aprile 2011
venerdì 28 gennaio 2011
CANTO CHE AMAVI
Io canto ciò che tu amavi, vita mia,
nel caso ti avvicini e ascolti, vita mia,
nel caso ti ricordi del mondo che hai vissuto,
nel pieno del tramonto lo canto, ombra mia.
Io non voglio restare più muta, vita mia.
Come senza il mio grido fedele puoi trovarmi?
Quale segnale, quale mi svela, vita mia?
Sono la stessa che fu già tua, vita mia.
Né intorpidita né smemorata né spersa.
Raggiungimi sul fare del buio, vita mia;
vieni qui a ricordare un canto, vita mia;
se tu questa canzone riconosci a memoria
e se infine il mio nome ancora ti ricordi.
Ti attendo senza limite né tempo.
Tu non temere notte, nebbia o pioggia.
Vieni per strade conosciute o ignote.
Chiamami dove sei, anima ia,
e avanza dritto fino a me, compagno.
GABRIELA MISTRAL, TR. MATTEO LEFEVRE
nel caso ti avvicini e ascolti, vita mia,
nel caso ti ricordi del mondo che hai vissuto,
nel pieno del tramonto lo canto, ombra mia.
Io non voglio restare più muta, vita mia.
Come senza il mio grido fedele puoi trovarmi?
Quale segnale, quale mi svela, vita mia?
Sono la stessa che fu già tua, vita mia.
Né intorpidita né smemorata né spersa.
Raggiungimi sul fare del buio, vita mia;
vieni qui a ricordare un canto, vita mia;
se tu questa canzone riconosci a memoria
e se infine il mio nome ancora ti ricordi.
Ti attendo senza limite né tempo.
Tu non temere notte, nebbia o pioggia.
Vieni per strade conosciute o ignote.
Chiamami dove sei, anima ia,
e avanza dritto fino a me, compagno.
GABRIELA MISTRAL, TR. MATTEO LEFEVRE
venerdì 22 agosto 2008
Le montagne si disfano,
il giorno si è smarrito;
ritorna il sole alla sua fucina:
L’orto si va cancellando,
la fattoria è sommersa
e la mia cordigliera
affonda la sua cima e il vivo grido.
Scivolano le creature
Oblique verso l’oblio
E anche noi ci volgiamo
Verso la notte mio bimbo.
GABRIELA MISTRAL, TR. PIERO RAIMONDI
il giorno si è smarrito;
ritorna il sole alla sua fucina:
L’orto si va cancellando,
la fattoria è sommersa
e la mia cordigliera
affonda la sua cima e il vivo grido.
Scivolano le creature
Oblique verso l’oblio
E anche noi ci volgiamo
Verso la notte mio bimbo.
GABRIELA MISTRAL, TR. PIERO RAIMONDI
lunedì 23 giugno 2008
L'ARIA
Questo che passa e che si ferma,
questo è l’Aria, questo è l’Aria,
e senza che tu le veda la bocca
ti prende e bacia, madre affettuosa.
Ah, senza romperla noi la rompiamo,
ferita vola senza lamento,
e sembra che tutti prenda
e tutti lasci, come brami, l’Aria…
GABRIELA MISTRAL, TR. PIERO RAIMONDI
questo è l’Aria, questo è l’Aria,
e senza che tu le veda la bocca
ti prende e bacia, madre affettuosa.
Ah, senza romperla noi la rompiamo,
ferita vola senza lamento,
e sembra che tutti prenda
e tutti lasci, come brami, l’Aria…
GABRIELA MISTRAL, TR. PIERO RAIMONDI
martedì 26 febbraio 2008
FIGLIO ALBERO
Si stampa l'albero invernale sopra
l'azzurro cielo, simile al profilo
di Erasmo, chiuso neklle linee dure
e secche di quel volto suo di rame.
Più nobile così che vivo in fronde
sensuali, con la forma sua severa
in attesa dell'ampia primavera
nel suo profilo di pensoso Erasmo.
Ma io lo poto con amara forza
per dargli gesto come a figlio mio
fin quando mi ritorni creatura.
E al cielo che sbadiglia per la noia
ed al paesaggio che non ha brivido
lo affido come norma di amarezza.
GABRIELA MISTRAL, TR. PIERO RAIMONDI
l'azzurro cielo, simile al profilo
di Erasmo, chiuso neklle linee dure
e secche di quel volto suo di rame.
Più nobile così che vivo in fronde
sensuali, con la forma sua severa
in attesa dell'ampia primavera
nel suo profilo di pensoso Erasmo.
Ma io lo poto con amara forza
per dargli gesto come a figlio mio
fin quando mi ritorni creatura.
E al cielo che sbadiglia per la noia
ed al paesaggio che non ha brivido
lo affido come norma di amarezza.
GABRIELA MISTRAL, TR. PIERO RAIMONDI
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