Si migliora a tutt'andare. Conviene
abituarsi. Sembra che la vita
si sia trasformata in un'infinita
coniugazione del verbo star bene,
che si muoia, ecco, a furia di guarire
da tutto, mal di testa, mal di gola,
malinconia - le fidate, le sole
certezze d'un tempo, o d'un avvenire
d'altri tempi... Ma no, niente paura,
anche senza far male i denti cadono,
la memoria perde colpi, la prostata
s'ipertrofizza, la vista s'oscura:
si celebra il netto d'ogni lamento
la cerimonia del disfacimento.
GIOVANNI RABONI
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mercoledì 26 gennaio 2011
venerdì 23 aprile 2010
Come uno che sta sognando e sa
di sognare e nel sogno si ribella
al sogno per liberarsi di quella
camicia di forza o Nesso che già
un po’ cede, un po’ si scuce s’appella
disperatamente alla potestà
dei nervi che lo catapulti là
dove trema e s’inerpica la stella
del piccolo giorno e forse ci si
strappa via con spasimo ciecamente
dalla madre per nascere, così
sarà, credo, anima, la più urgente
delle volte che tu e la mente una
per volta passerete dalla cruna.
GIOVANNI RABONI
di sognare e nel sogno si ribella
al sogno per liberarsi di quella
camicia di forza o Nesso che già
un po’ cede, un po’ si scuce s’appella
disperatamente alla potestà
dei nervi che lo catapulti là
dove trema e s’inerpica la stella
del piccolo giorno e forse ci si
strappa via con spasimo ciecamente
dalla madre per nascere, così
sarà, credo, anima, la più urgente
delle volte che tu e la mente una
per volta passerete dalla cruna.
GIOVANNI RABONI
lunedì 29 marzo 2010
Non di questo presente ora bisogna
Vivere – ma in essa sì: non c’è modo,
pare, d’averne un altro, non c’è chiodo
che schiacci questo chiodo. Né a chi sogna
va meglio, che le più volte s’infogna
a figurarlo, e fa più groppi al nodo
se cerca di disfarlo (sta nel todo
chi si crede nel nada, sempre) o agogna,
ma con che lama?, troncarlo. La mente
infortunata non ha altra fortuna,
dunque, che nel pensiero? Certo a niente
più la mente mia si consola che se in una
deposizione od offertorio gente
dispersa solennemente s’aduna.
GIOVANNI RABONI
Vivere – ma in essa sì: non c’è modo,
pare, d’averne un altro, non c’è chiodo
che schiacci questo chiodo. Né a chi sogna
va meglio, che le più volte s’infogna
a figurarlo, e fa più groppi al nodo
se cerca di disfarlo (sta nel todo
chi si crede nel nada, sempre) o agogna,
ma con che lama?, troncarlo. La mente
infortunata non ha altra fortuna,
dunque, che nel pensiero? Certo a niente
più la mente mia si consola che se in una
deposizione od offertorio gente
dispersa solennemente s’aduna.
GIOVANNI RABONI
martedì 4 agosto 2009
Vedo che oscuramente militare
è ormai di tutti, nati è nascituri,
la vita. Ma no, non penso a futuri
caudillos - non nel senso che è da dare,
storico, alla parola: più sicuri
e invisibili mezzi per domare
sensi, intelletto, verità mi pare,
non da oggi, manovrino i puri
messi del capitale, tanto più
forte quanto più debole è lo stato.
E che poco ci resti (saltar giù?
abiurare?) per sottrarci al latrato
silenzioso dei siniscalchi, più
assordante degli inni del passato.
GIOVANNI RABONI
è ormai di tutti, nati è nascituri,
la vita. Ma no, non penso a futuri
caudillos - non nel senso che è da dare,
storico, alla parola: più sicuri
e invisibili mezzi per domare
sensi, intelletto, verità mi pare,
non da oggi, manovrino i puri
messi del capitale, tanto più
forte quanto più debole è lo stato.
E che poco ci resti (saltar giù?
abiurare?) per sottrarci al latrato
silenzioso dei siniscalchi, più
assordante degli inni del passato.
GIOVANNI RABONI
martedì 16 settembre 2008
Sì ricordo: chi viene dalla notte
ha il suo segno di luce, vivo o spento,
cerchio ovale o losanga, e il suo lamento
o il suo silenzio, nelle appena rotte
tenebre della strada, ma non sento
se era a dinamo o a pila la tua spora,
anima, quando non essendo ancora
mi sfioravi nel buio come un vento.
GIOVANNI RABONI
ha il suo segno di luce, vivo o spento,
cerchio ovale o losanga, e il suo lamento
o il suo silenzio, nelle appena rotte
tenebre della strada, ma non sento
se era a dinamo o a pila la tua spora,
anima, quando non essendo ancora
mi sfioravi nel buio come un vento.
GIOVANNI RABONI
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