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venerdì 11 febbraio 2011

UOMO PLANETARIO, VI

Tempo cosmico, eterno, onnipresente
polipo grigio, infinito
senza ieri, senza domani, sempre ora,
addormentato nello spazio.
Non è vero, non ti misuri a minuti,
a ore o a giorni.
Non sei la chiocciola
arrotolata, prigioniera
nell'orologio dell'uomo.
Io ti misuro piuttosto, o immisurabile,
ad amarezza o a gioie
e a silenzi o solitudini
di sessanta sospiri ognuna.
Io ho vissuto sessant'anni in un giorno
e in un'ora d'amore
sessanta eternità.

JORGE CARRERA ANDRADE, TR. GIUSEPPE BELLINI

sabato 22 maggio 2010

CANZONE DELLA MELA

Cielo di sera in miniatura:

giallo, verde, incarnato

con astri di zuccher

e nuvolette di raso,



mela dal seno duro

con nevi lente per il tatto,

dolci fiumi per il gusto,

fini cieli per l’olfatto.



Segno della conoscenza.

Portatrice d’un messaggio alto:

la legge della gravità

o quella del sesso innamorato.



La mela nelle nostre mani

è un ricordo del paradiso.

Cielo minuscolo: intorno

un angelo di profumo ta volando.



JORGE CARRERA ANDRADE, TR. GIUSEPPE BELLINI

martedì 13 ottobre 2009

Son solo un volto, un nome
un meccanismooscuro e misterioso
che risponde alla pianta e all'astro?
Io so che questa carcassa di calce viva
con vestiario di polvere
che narca la mia presenza tra gli uomini
mi accompagna di passaggio, giacché un giorno
andrà ad abitare vuota
di me sotto la terra.
Che cosa muove il meccanismo transitorio?
Sono solo un visitatore
e credo d'essere il padrone di casa del mio corpo,
tana notturna illuminata
da un fulgore eterno.

JORGE CARRERA ANDRADE, TR. GIUSEPPE BELLINI

mercoledì 12 agosto 2009

CANZONE DEL CONTINENTE NERO

Se la sera è una nave
la rondine è la sua àncor.
Vincendopesi celesti
l'àncora s'alza.

Verso l'Africa della notte
parte la nave.
Dispiega il vento mozzo
le sue vele d'ombra e di freddo.

E' giunta la nave? E' giunta.
Nel Continente Nero s'è ancorata,
di fronte ala luna ch'è il tronco
d'un albero d'argento tagliato.

JORGE CARRERA ANDRADE, TR. GIUSEPPE BELLINI.

giovedì 24 gennaio 2008

VIAGGIO INFINITO

Tutti gli esseri viaggiano
in diverse maniere verso il loro Dio:
la radice scende a piedi per scalini d'acqua.
Le foglie con sospiri preparano la nube.
Gli uccelli si servono delle loro ali
per raggiungere la zona delle luci eterne.

Il lento minerale con invisibili passi
percorre le tappe d'un circolo infinito
che inizia nella polvere e termina nell'astro
e alla polvere nuovamente ritorna
ricordando al suo passaggio, o piuttosto sognando,
le vite successive e le sue morti.

Il pesce parla al suo Dio nella bolla,
che è un gorgheggio nell'acqua,
grido d'angelo caduto, privato delle sue penne.
Solo l'uomo ha la parola
per cercare la luce
o per viaggiare al paese senz'eco del nulla.

JORGE CARRERA ANDRADE, TR. GIUSEPPE BELLINI