Come ben sai, con tubinìo di gemiti
è primavera ancora:
brindiamo con quel vino che ben sai,
brindiamo a quel suo volto,
ed io m’immolerò,
tra fiamme alte d’incendio,
a evitar che sia danno
agli angeli, ben sai.
Sì, lontano da te
non ha pace l’anima, lo sai,
ma un cenno tuo l’accheta.
Mi trafiggi e nel cuore,
per questa morte mia,
non t’aspetti condanna, eppure sai
che giustizia vorrebbe sua misura.
Sul volto tuo remoto
ecco Rohi s’affigge:
ben lo sai, ma ai rivali
graziosa dai convegno.
KHUSHHAL KHAN, TR. LUCIA SERENA LOI
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mercoledì 7 luglio 2010
lunedì 21 gennaio 2008
Spaurito sono e perplesso
Spaurito sono e perplesso
a questo sfibrante pensiero
di te, delle tue trecce
nere, del nero neo
che fa seta di marca delle tue gote. Il pianto
irriga il campo a questo
che ogni altro amore travolse,
E' merito, o peccato,
aver posto soltanto nel tuo cuore,
come in un vaso di creta
dolcezza acuta di rosa,
come tizzone ardente
d'un focolare solo?
M'assicuri un tuo gesto
di brusca asprezza, che questa
troppo tenera voce
mi fa spaurito e perplesso.
Khushhal Khan, traduzione dal pashtu di Gianroberto Scarcia.
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