Geloso delle gocce di pioggia
che troppo somigliano a baci
degli occhi di tutto ciò che risplende
geloso
geloso geloso degli specchi
dei morsi dell’ape
dell’oblio della memoria
dell’abbandono del sonno
Del marciapiede che ha scelto
delle mani del vento che leggere la sfiorino
mia viente gelosia
che mi risveglia nel sogno
Geloso d’un canto d’un lamento
del vuoto sguardo che turba
geloso se tace
geloso della sua carta bianca
Di un riso o d’una lode
di un brivido se è inverno
dell’abito che cambia
dell’abito che cambia
a primavera con gli alberi verdi
Di vederla mare il fuoco
di un ramo che la segue
di un pettine nei suoi capelli
all’alba di mezzanotte
Di chi dunque è innamorata
che porta i suoi gioielli
ah la notte mi tormenta
con le ombre maliziose
Geloso di ogni stagione
da mille chiodi trafitto
da perderne la ragione
geloso come un cane geloso
Geloso della terra intera
se arriva un po’ in ritardo sono
mistero i suoi gesti
Geloso geloso delle chitarre
LOUIS ARAGON, TR. GILBERTO FINZI
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lunedì 6 settembre 2010
mercoledì 2 giugno 2010
ELSA TI AMO
Al taglio obliquo dei baci troppo presto
passano gli anni
i ricordi infranti
bisogna fuggirli
Oh un’intera stagione come fu dolce vivere
quell’estate troppo bella come nei libri
pazzo se potei credere di farti felice
quando era invece la foresta della Grande Chartreuse
o l’incanto d’una sera al porto di Tolone
breve come la gioia che non resiste all’ombra
Al taglio obliquo dei baci troppo presto
passano gli anni
i ricordi infranti
bisogna fuggirli
Quando le foglie ingialliscono cantavo l’anno scorso
chi dice addio crede ancora di tornare
sembra achi muore che un mondo ricominci
non resta niente delle parole della canzone
guarda in questi occhi che così bella ti vedono
non senti più il mio cuore, me, la mia follia
Al taglio obliquo dei baci troppo presto
passano gli anni
i ricordi infranti
bisogna fuggirli
Il sole è come il pallido pianista che
poche parole, le sole, sempre le stesse cantava
cara Ricordi quei giorni sicuri quando
entrambi abitavamo a Montparnasse
senza badarci la vita sarà andata
torna il freddo Già freddo Il cuore va più piano
Al taglio obliquo dei baci troppo presto
passano gli anni
i ricordi infranti
bisogna fuggirli
Questa quartina che per la triste musica ti piacque
[quando
come un trifoglio appassito te la diedi
sterile stava in fondo alla memoria
oggi la tolgo dall’armadio dell’oblio
perché essa almeno tu l’amavi come si canta
Elsa io ti amo o mia tenera o mia malvagia
Passano gli anni
al taglio obliquo dei baci troppo presto
i ricordi infranti
bisogna fuggirli
Eco di cristallo monotono sussurro
non invano l’aria canticchiata
macchinalmente dice parole come incanti
viene un giorno che le parole si modellano
[sui pianti
ah chiudiamo questa posta che sbatte inascoltata
[questo
ritornello cade fra noi come una goccia d’acqua
Bisogna fuggirli
i ricordi infranti
al taglio obliquo dei baci troppo presto
passano gli anni
LOUIS ARAGON, TR. GILBERTO FINZI
passano gli anni
i ricordi infranti
bisogna fuggirli
Oh un’intera stagione come fu dolce vivere
quell’estate troppo bella come nei libri
pazzo se potei credere di farti felice
quando era invece la foresta della Grande Chartreuse
o l’incanto d’una sera al porto di Tolone
breve come la gioia che non resiste all’ombra
Al taglio obliquo dei baci troppo presto
passano gli anni
i ricordi infranti
bisogna fuggirli
Quando le foglie ingialliscono cantavo l’anno scorso
chi dice addio crede ancora di tornare
sembra achi muore che un mondo ricominci
non resta niente delle parole della canzone
guarda in questi occhi che così bella ti vedono
non senti più il mio cuore, me, la mia follia
Al taglio obliquo dei baci troppo presto
passano gli anni
i ricordi infranti
bisogna fuggirli
Il sole è come il pallido pianista che
poche parole, le sole, sempre le stesse cantava
cara Ricordi quei giorni sicuri quando
entrambi abitavamo a Montparnasse
senza badarci la vita sarà andata
torna il freddo Già freddo Il cuore va più piano
Al taglio obliquo dei baci troppo presto
passano gli anni
i ricordi infranti
bisogna fuggirli
Questa quartina che per la triste musica ti piacque
[quando
come un trifoglio appassito te la diedi
sterile stava in fondo alla memoria
oggi la tolgo dall’armadio dell’oblio
perché essa almeno tu l’amavi come si canta
Elsa io ti amo o mia tenera o mia malvagia
Passano gli anni
al taglio obliquo dei baci troppo presto
i ricordi infranti
bisogna fuggirli
Eco di cristallo monotono sussurro
non invano l’aria canticchiata
macchinalmente dice parole come incanti
viene un giorno che le parole si modellano
[sui pianti
ah chiudiamo questa posta che sbatte inascoltata
[questo
ritornello cade fra noi come una goccia d’acqua
Bisogna fuggirli
i ricordi infranti
al taglio obliquo dei baci troppo presto
passano gli anni
LOUIS ARAGON, TR. GILBERTO FINZI
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