Pasqua? sì, Pasqua -
ti è data ancora.
Dal nero
adesso, dal concavo
le arriva
quel vociante murmure,
la tiene sveglia
quell'ansito -
è l'aria, questa, o l'oceano?
Fatica,
sente, dell'eteredel mare
in quelle inquiete masse,
in quegli
oscuri
profondissimi commovimenti
e conosce
quell'afono
e ciclonico ricominciamento
del tempo da se medesimo...
e, sì, son pronta,
evento io stessa, o che altro?
Sono viva e mi raggiunge la vita,
sono dona
nuova, la muliebrità
nell'azzurro grembo
O resurrezione, resurrezione di quel che è - pensa
nel suo pensiero ove la morte manca.
MARIO LUZI
Visualizzazione post con etichetta Mario Luzi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Mario Luzi. Mostra tutti i post
domenica 24 aprile 2011
mercoledì 15 dicembre 2010
A MIA MADRE
Forse, infranto il mistero nel chiarore
del mio ricordo un'ombra apparirai,
un nonnulla vestito di dolore.
Tu, non diversa, tu come non mai:
solo il paesaggio muterà colore.
In un nembo di cenere e di sole
identica, ma prossima al candore
del cielo passerai senza parole.
Io ti vedrò sussistere nel vago
degli sguardi serali, nel ritardo
dei fuochi che si spengono in un ago
di luce rossa a cui trema losguardo.
MARIO LUZI
del mio ricordo un'ombra apparirai,
un nonnulla vestito di dolore.
Tu, non diversa, tu come non mai:
solo il paesaggio muterà colore.
In un nembo di cenere e di sole
identica, ma prossima al candore
del cielo passerai senza parole.
Io ti vedrò sussistere nel vago
degli sguardi serali, nel ritardo
dei fuochi che si spengono in un ago
di luce rossa a cui trema losguardo.
MARIO LUZI
martedì 14 dicembre 2010
Notturna la sua anima s'allarma.
Dove, in che vita? E' tempo
quello. Tempo ancora
e non eternità
quel fuoco
d'acqua e luce
dentro lo scorticato fiume.
Perché ferma alla riva?
perché? quasi le neghi
una gomena l'abbrivio,
la leghi al palo la proda.
Non si scioglie da lei
il suo passato, non prende
ala la sua liberazione -
è questo il suo spavento.
L'avvolge invece
un misterioso grembo.
Il tempo ricordato
e quello dimenticato
e l'altro mai vissuto
da lei, eppure stato
le si stringono ai fianchi,
le scendono parimenti ai seni,
le si fondono in unità.
Eterno è iul tempo.
E' tempo l'eternità - le annunciano
i suoi angel.
MARIO LUZI
Dove, in che vita? E' tempo
quello. Tempo ancora
e non eternità
quel fuoco
d'acqua e luce
dentro lo scorticato fiume.
Perché ferma alla riva?
perché? quasi le neghi
una gomena l'abbrivio,
la leghi al palo la proda.
Non si scioglie da lei
il suo passato, non prende
ala la sua liberazione -
è questo il suo spavento.
L'avvolge invece
un misterioso grembo.
Il tempo ricordato
e quello dimenticato
e l'altro mai vissuto
da lei, eppure stato
le si stringono ai fianchi,
le scendono parimenti ai seni,
le si fondono in unità.
Eterno è iul tempo.
E' tempo l'eternità - le annunciano
i suoi angel.
MARIO LUZI
lunedì 13 dicembre 2010
La caduta in se stesso dell'esistente
continua, inarrestabile
e insieme
l'illusorio
alterno capovolgimento
di quel moto
dall'accaduto all'imminente...
questo
o il meraviglioso tramutare
di quella fitta
ed uniforme
lapidazione di eventi
in una mente piena di conoscenza
e di grazia -
a che cosa mi riserviù
a quale tedio, a quale chiusura
o all'incanto
di quella
inesauribile decifrazione della scrittura -
domandavo in altri tempi
e il tempo
passava tutto,
passava su se medesimo,
era quella la risposta:
come leggerla,
come riceverla?
continua, inarrestabile
e insieme
l'illusorio
alterno capovolgimento
di quel moto
dall'accaduto all'imminente...
questo
o il meraviglioso tramutare
di quella fitta
ed uniforme
lapidazione di eventi
in una mente piena di conoscenza
e di grazia -
a che cosa mi riserviù
a quale tedio, a quale chiusura
o all'incanto
di quella
inesauribile decifrazione della scrittura -
domandavo in altri tempi
e il tempo
passava tutto,
passava su se medesimo,
era quella la risposta:
come leggerla,
come riceverla?
domenica 24 ottobre 2010
Pioggia, ora, che sente
tra sonno e insonnia. Pioggia
con dentro alberi fiumi
case. Pioggia dentro la pioggia. Ascolta
quel profondo compiovere di tutto
in una sola
mutevole sostanza
genitrice moribonda.
Ed ecco le si affina
in una luminosa plaga
la memoria del viaggio.
E' sera,
s'inciela,
si tramuta in bianco etra
l'interna
montuosità di quella
frastagliatissima costiera.
Rivede un chiaro nuvoloso caos
e in esso una radura
nuda solo fiorita
dal virgulto dei cavalli
e sé perduta
senza scudiero né scorta.
Non è più la regina del supo regno,
vi entra, vi si insedia
essa, ne fugge, non diversa
dai nomadi, dai barbari...
Ed è bene,
pensa, perché viva, perché libera
lei, anima del mondo.
Angelica.
MARIO LUZI
tra sonno e insonnia. Pioggia
con dentro alberi fiumi
case. Pioggia dentro la pioggia. Ascolta
quel profondo compiovere di tutto
in una sola
mutevole sostanza
genitrice moribonda.
Ed ecco le si affina
in una luminosa plaga
la memoria del viaggio.
E' sera,
s'inciela,
si tramuta in bianco etra
l'interna
montuosità di quella
frastagliatissima costiera.
Rivede un chiaro nuvoloso caos
e in esso una radura
nuda solo fiorita
dal virgulto dei cavalli
e sé perduta
senza scudiero né scorta.
Non è più la regina del supo regno,
vi entra, vi si insedia
essa, ne fugge, non diversa
dai nomadi, dai barbari...
Ed è bene,
pensa, perché viva, perché libera
lei, anima del mondo.
Angelica.
MARIO LUZI
domenica 15 agosto 2010
LIED-AUBADE
Ma tu dimmi, ti prego,
perché tarda
tanto l’alba.
Dove
sono,
non li sento
ancora,
quei rari
che dichiarano:
è giorno, e ne ripetono
l0annuncio e ne ribattono
forte
il conio da selce a selce
allegramente scarpinando…
Non li sento, non ci sono.
E gli uccelli persi
nell’universo loro, muti,
fino a quado?
MARIO LUZI
perché tarda
tanto l’alba.
Dove
sono,
non li sento
ancora,
quei rari
che dichiarano:
è giorno, e ne ripetono
l0annuncio e ne ribattono
forte
il conio da selce a selce
allegramente scarpinando…
Non li sento, non ci sono.
E gli uccelli persi
nell’universo loro, muti,
fino a quado?
MARIO LUZI
lunedì 14 settembre 2009
MUORE IGNOMINIOSAMENTE LA REPUBBLICA
Muore ignominiosamente la repubblica.
Ignominiosamente la spiano
i suoi molti bastardi nei suoi ultimi tormenti.
Arrotano ignominiosamente il becco i corvi nella stanza accanto.
Ignominiosamente si azzuffano i suoi orfani,
si sbranano ignominiosamente tra loro i suoi sciacalli.
Tutto accade ignominiosamente, tutto
meno la morte medesima - cerco di farmi intendere
dinanzi a non so che tribunale
di sognata equità. E l'udienza è tolta.
MARIO LUZI
Ignominiosamente la spiano
i suoi molti bastardi nei suoi ultimi tormenti.
Arrotano ignominiosamente il becco i corvi nella stanza accanto.
Ignominiosamente si azzuffano i suoi orfani,
si sbranano ignominiosamente tra loro i suoi sciacalli.
Tutto accade ignominiosamente, tutto
meno la morte medesima - cerco di farmi intendere
dinanzi a non so che tribunale
di sognata equità. E l'udienza è tolta.
MARIO LUZI
sabato 25 luglio 2009
I desideri, i miraggi, la loro fissità stellare
negli anni: e, dopo. il trapasso
a nuove bramosie, a nuove imprevedibili rispondenze.
E, sì, la durata dei ricordi,
ma, dopo, il declino dei ricordi,
la subdola estinzione di essi
mentre operano implacabili sensi
al rammagliarsi della rete, benché tutta diversa, d'incanti.
Il fitto, l'innumerabie
di un'anima, di un'esistenza
passato in una forma durevole,
versato in una gemma, o forse
obliterato da quella, perso
comunque, perso irrevocabilmente
all'amore non meno che all'indifferenza - penso
in quel nulla pensare in pieno sole al cospetto della sua opera
brucando con gli altri obbediente la pastura dell'armonia
[compiuta
e il tutto e il niente che emana tra i baleni del marmo.
MARIO LUZI
negli anni: e, dopo. il trapasso
a nuove bramosie, a nuove imprevedibili rispondenze.
E, sì, la durata dei ricordi,
ma, dopo, il declino dei ricordi,
la subdola estinzione di essi
mentre operano implacabili sensi
al rammagliarsi della rete, benché tutta diversa, d'incanti.
Il fitto, l'innumerabie
di un'anima, di un'esistenza
passato in una forma durevole,
versato in una gemma, o forse
obliterato da quella, perso
comunque, perso irrevocabilmente
all'amore non meno che all'indifferenza - penso
in quel nulla pensare in pieno sole al cospetto della sua opera
brucando con gli altri obbediente la pastura dell'armonia
[compiuta
e il tutto e il niente che emana tra i baleni del marmo.
MARIO LUZI
venerdì 28 novembre 2008
lunedì 20 ottobre 2008
Sboccia in voci, in sussurri,
si rompe un gluglù sommesso
di risa, di sogghigni, pedinandomi
in vicoli e viadotti
sotto barbacani e torri la notte
nella ex città di corte
morta in tutto, morta nei suoi ricordi
anche nell’infedeltà dell’arte.
Né accolgo presagio o avvisi dal passato
in lei notte di schermi
e la richiami, eppure chiusa,
chiusa nel suo corano.
MARIO LUZI
si rompe un gluglù sommesso
di risa, di sogghigni, pedinandomi
in vicoli e viadotti
sotto barbacani e torri la notte
nella ex città di corte
morta in tutto, morta nei suoi ricordi
anche nell’infedeltà dell’arte.
Né accolgo presagio o avvisi dal passato
in lei notte di schermi
e la richiami, eppure chiusa,
chiusa nel suo corano.
MARIO LUZI
sabato 20 settembre 2008
sabato 9 febbraio 2008
LA NATURA
Dall'alba alla sera
consumati da una preghiera
acre quaggiù guardando
l'inganno delle nostre mani magre
il sorriso della materia nel tremolio
di chi muore e sogna le parole
di Dio nello spazio infervorato;
il tempo sciogliersi nel creato
inano e ne' corpi materni
sicuri, dolcemente creduti eterni.
Ne' prati la primavera
ha fatto di sé erbe, di sé fiori odorati
nell'aria e affetti illimitati
nel cuore della donna solitaria,
cui volano accanto i venti da lontani mari
col sospiro di alberi scomparsi,
il fiato d'erbe ora diverse
pur mortali, il palpito di vele sommerse
nelle vene della natura inquieta
trascorso dalla volontà di Dio, tutta lieta.
MARIO LUZI
consumati da una preghiera
acre quaggiù guardando
l'inganno delle nostre mani magre
il sorriso della materia nel tremolio
di chi muore e sogna le parole
di Dio nello spazio infervorato;
il tempo sciogliersi nel creato
inano e ne' corpi materni
sicuri, dolcemente creduti eterni.
Ne' prati la primavera
ha fatto di sé erbe, di sé fiori odorati
nell'aria e affetti illimitati
nel cuore della donna solitaria,
cui volano accanto i venti da lontani mari
col sospiro di alberi scomparsi,
il fiato d'erbe ora diverse
pur mortali, il palpito di vele sommerse
nelle vene della natura inquieta
trascorso dalla volontà di Dio, tutta lieta.
MARIO LUZI
Iscriviti a:
Post (Atom)
