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martedì 23 novembre 2010

E' sera di nuovo, vediè più corta di un giorno la pèrigionia
e anche la vita è più corta di un giorno. La luna
illumina il paesaggio, da cappo al suo chiarore si tendono i fili,
attraverso le finestre si scorge l'ombra di sentinelle armate,
scivola sui muri, tra i suoni della noptte.

Ecco, dorme il campo, cara, frusciano i sogni,
farfuglia chi si ridesta di soprassalto, si girta nel poco spazio
e già si è riaddormentato e il volto gli splende. Io solo
siedo sveglio, sento in boicca una sigaretta mezzo spenta e non
il sapore del tuo bacio, e non arriva il sonno, il grande protettore,
perché ormai, senza te, non so né vivere né morire.

(Lager Heidenau, tra i monti sopra Zagubica, luglio 1944)

giovedì 14 ottobre 2010

DURANTE L'AMORE...

Durante l’amore,
ahi,
ti si è strappata la collana di perle
e
come stille di pianto le perle
splendenti
sono rotolate piangendo fra le pieghe
dei cuscini ardenti.

Vedi,
le pelle sono rotolate
come talvolta sopra la pelle
dei nostri corpi ansimanti tra le lacrime
scorre la rugiada
intonando il suo canto esausto
in
ricordo
d’un amplesso.
Hai visto
non hai fatto attenzione e,
dopo i bsaci
la perla dell’amore
è scivolata via da te.

MIKLOS RADNOTI, TR. ROBERTO RUSPANTI

giovedì 29 luglio 2010

Sono un poeta, ma sarei rifiutato
anche se declamassi versi senza voce.
___ Che importa?
Allegri diavoletti canteranno per me.

Credete a me, avevo preso ogni precauzione
annusando il sospetto come un segugio.
Sono un poeta, mio solo diritto è il rogo,
perché sono testimone della verità.

Sono un tale che afferma
bianca la neve, rosso il sangue, verde
il lanoso gambo del papavero.

Un tale che sarà infine assassinato,
proprio per non aver mai ucciso.

MIKLÓS RADNÓTI, TR. BRUNO DELL’AGNESE E ANNA WEISZ RADO

sabato 22 agosto 2009

TESTIMONE

Sono un poeta, ma sarei rifiuta
anche se declamassi versi senza voce.
U ― U ― U ― Che importa?
Allegri diavoletti canteranno per me.

Credete a me, avevo preso ogni precauzione
annusando il sospetto come un segugio.+
Sono un poeta, mio solo diritto è il rogo,
perché sono testimone della verità,

Sono un tale che afferma essere
Bianca la neve, rosso il sangue, e verde
Il lanoso gambo del papavero.

Un tale che sarà infine assassinato,
proprio per non aver mai ucciso.

MIKLÓS RADNÓTI, TR. BRUNA DELL’AGNESE E ANNA WEISZ RADO

domenica 8 febbraio 2009

PRIMA ECGLOGA

Quippe ubi fas versum atque nefas: tot bella
per urbem, tam multae scelerum facies…
Vergilius
Pastore:
E’ tanto tempo che non ti ho visto da queste
parti, ti ha tirato fuori all’aperto la voce
del rigogolo, finalmente?

Poeta:
Sto ascoltando, è così pieno di rumori il
Bosco, la primavera è ormai qui.

Pastore:
Questa non è ancora primavera, guarda il
cielo, guarda la pozzanghera:
adesso sorride teneramente ma, se la notte
il gelo lega il suo specchio
sogghigna - perché questo è aprile, non
credere mai al pazzo aprile -
si sono già gelati i piccoli tulipani.
Perché sei così triste? Non vuoi sederti qui,
sulla pietra?

Poeta:
Non sono neppure triste, mi sono
Abituato a questo terribile mondo,
tanto che qualche volta non mi fa neanche
male - mi nausea, soltanto,

Pastore:
Sento che - è vero? - sulle cime dei selvaggi
Pirenei, roventi
cannoni disputano tra i cadaveri congelati
nel loro sangue,
e gli orsi e i soldati fuggono insieme;
un esercito di donne, di bambini, di vecchi
coi fagotti legati corrono
e si gettano a terra quando su loro comincia
a volteggiare la morte e
tanti sono i morti che giacciono laggiù che
non c’è chi li porti via.
Tu conosci Federico, mi pare: dimmi, è
Fuggito?

Poeta:
Non è fuggito. Sono già due anni che lo
Hanno ucciso a Granada.

Pastore:
Garcia Lorca è morto? Nessuno ancora me
lo aveva detto, qui.
Le notizie della guerra corrono così veloci,
e così, in silenzio,
il poeta sparisce. Ma non si è vestita a lutto
per lui, l’Europa?

Poeta:
Non se ne sono neppure accorti. E’ già tanto
Se il vento, frugando fra le braci,
trova frammenti di versi nel rogo, e lo ricorda.
Tanto ne rimarrà per i curiosi eredi della
Sua opera.

Pastore:
Non è fuggito… E’ morto. E’ vero: dove
Potrebbe fuggire un poeta?
Non è fuggito neppure il caro Attila, ha solo
fatto cenno di NO
ostinato contro questo ordine, ma dimmi,
chi piange il suo annientamento?
E tu, come vivi? Avranno un’eco le tue parole
In questa epoca?

Poeta:
Tra il rombo dei cannoni? Tra le rovine
Bruciate, i villaggi abbandonati?
Ma io scrivo lo stesso, e vivo, in mezzo a
questo pazzo mondo, come
quella vecchia quercia vive laggiù; sa che la
taglieranno e sul suo corpo biancheggia,
inciso, un segno di croce per ricordare che
domani in quel punto l’estirperà
il boscaiolo - e aspetta, e intanto fa
germogliare una nuova foglia.
E buon per te che qui hai questa quiete, e
Raro è il lupo da queste parti,
spesso così dimentichi persino che è di un
altro il gregge che sorvegli
sono mesi che il padrone non viene qui a
vederti.
Il cielo ti benedica, scenderà su di me la
vecchia sera, prima che arrivi a casa:
già svola una farfalla del crepuscolo e
proietta l’argento delle sue ali…
MIKÓS RADNÓTI, TR. IT. MARINKA DALLOS E GIANNI TOTI