Così parlo di te e di me
Perché ti amo e nell’amore so
Entrare come Plenilunio
Da ogni parte, per il tuo piccolo piede nelle lenzuola sconfinate
So sfogliare gelsomini – ed ho la forza,
Sopita, di soffiare, di portarti
Attraverso passaggi luminosi e segreti passaggi
Alberi ipnotizzati con ragnatele inargentate
Di te hanno sentito parlare le onde,
Come accarezzi, come baci,
Come sussurri il “cosa” e il “sì”
Tutt’intorno alla gola, alla baia
Sempre noi la luce e l’ombra
Sempre tu la piccola stella e sempre io l’oscuro natante
Sempre tu il porto ed io il faro di destra
Il molo bagnato e il bagliore sui remi
In alto nella casa con i rampicanti
Le rose intrecciate, l’acquache si fa fredda
Sempre tu la statua di pietra e sempre io l’ombra che
cresce
Tu l’imposta accostata, io il vento che la apre
Perché ti amo e ti amo
Sempre tu la moneta ed io l’adorazione che le dà valore
Tanto la notte, tanto l’urlo nel vento
Tanto la goccia nel cielo, tanto il silenzio
Tutt’intorno il mare despota
L’arcata del cielo con le stelle
Tanto il tuo piccolo respiro
Tra le quattro pareti, il soffito, il pavimento
Io non ho altro se non
L’urlo che è tuo e colpisce la mia voce
L’odore ch’è tuo e s’infuriano gli uomini
Perché non sopportano quel che non hanno
Provato ed è loro straniero
È presto ancora in questo mondo amore mio
Per parlare di te e di me.
ODISSEAS ELITIS, TR. PAOLA MARIA MINUCCI
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lunedì 11 ottobre 2010
mercoledì 1 settembre 2010
LACONICO
Tanto mi accese la febbre di morte che il mio bagliore si
rifranse nel sole.
E ora m’invia alla perfetta sintassi della pietra e
Dell’aria,
Dunque, quello che cercavo, sono.
Estate di lino, cauto autunno,
Impercettibile inverno,
La vita paga l’obolo della foglia d’olivo
E nella notte del desiderio con un piccolo grillo di nuovo decreta
La legalità dell’imprevisto.
ODISSEAS ELITIS, TR. PAOLA MARIA MINUCCI
rifranse nel sole.
E ora m’invia alla perfetta sintassi della pietra e
Dell’aria,
Dunque, quello che cercavo, sono.
Estate di lino, cauto autunno,
Impercettibile inverno,
La vita paga l’obolo della foglia d’olivo
E nella notte del desiderio con un piccolo grillo di nuovo decreta
La legalità dell’imprevisto.
ODISSEAS ELITIS, TR. PAOLA MARIA MINUCCI
mercoledì 2 dicembre 2009
EROS E PSICHE
Mare nero impetuoso sbatte addosso
La vita degli altri. Qualunque cosa tu affermi nella notte
Dio la trasforma. Leggere vanno le case
Alcune arrivano con le luci accese
L'anima dei morti se ne va (dicono)
Ah chi sei tu che chiamano anima ma a cui né l'aria
Ha mai dato consistenza né mai corpo ti
Ha toccato al passaggio
Quale balsamo o quale veleno versi che
In tempi pasasti la gentile Diotima
Con canti selenti arrivò a mutare
La mente dell'uomo e il corso delle acque di Svevia*
Così chi si ama si scopre di qua e di là
Delle due stelle e di un solo destino
Ignara sembra essere la terra anche se
Non lo è. Sazia i diamanti e di carbone
Sa però parlare e là dove la verità approda
Con rimbombi sotterranei o sorgenti di grandi purezza
Viene a confermartelo. Chi? Cosa?
L'unica cosa che affermi e Dio non trasforma
Quel qualcosa d'imprecisato che nonostante tutto
Esiste dentro il Vano e il Nulla.
* Perché la figlia di Giove lui
Lottava contro le Arpie
E con devozione firmava: Scardanelli.
ODISSEAS ELITIS, TR. NICOLA CROCETTI
La vita degli altri. Qualunque cosa tu affermi nella notte
Dio la trasforma. Leggere vanno le case
Alcune arrivano con le luci accese
L'anima dei morti se ne va (dicono)
Ah chi sei tu che chiamano anima ma a cui né l'aria
Ha mai dato consistenza né mai corpo ti
Ha toccato al passaggio
Quale balsamo o quale veleno versi che
In tempi pasasti la gentile Diotima
Con canti selenti arrivò a mutare
La mente dell'uomo e il corso delle acque di Svevia*
Così chi si ama si scopre di qua e di là
Delle due stelle e di un solo destino
Ignara sembra essere la terra anche se
Non lo è. Sazia i diamanti e di carbone
Sa però parlare e là dove la verità approda
Con rimbombi sotterranei o sorgenti di grandi purezza
Viene a confermartelo. Chi? Cosa?
L'unica cosa che affermi e Dio non trasforma
Quel qualcosa d'imprecisato che nonostante tutto
Esiste dentro il Vano e il Nulla.
* Perché la figlia di Giove lui
Lottava contro le Arpie
E con devozione firmava: Scardanelli.
ODISSEAS ELITIS, TR. NICOLA CROCETTI
mercoledì 23 settembre 2009
ANTEPRIMA DELLA MORTE (SOGNO)
Senza sosta più vicino senza sosta più in alto
Senza sosta la riva si allontana
Montagne grandi e piccole strette nel loro abbraccio
E un palmo di prato un palmo di mare
Ultime pattuglie di uccelli controllano i passaggi
Ribes luminosi e oscure alghe
Che quasi sfiorando passo
gettando a poco a poco la zavorra
Ed è tanto invisibile ka musica
Felòicità sedimentata dentro di me così
Che non provo né dolore né gioia ma
Benedetto dai baci che mi sono rimasti ancora addosso
Ancora più leggero salgo
Irrorato dell'oro celeste di Fra Angelico
E come dentro al buioi dell'acqua silenziosa
Passa una figura che colgono soltanto
Le vergini che ameranno
Così da un'immagine all'altra di terra trasfigurata
Appare
Appare
In profondità dentro il verde dell'aria
Come da tanta amarezza sia riuscita a estrarre un sorriso
E dal giaguaro del sole un uccellino
Che come diacono di sconosciuti luoghi marini
Di culto notte e giorno canta
Senza sosta più vicino senza sosta più in alto
Oltre le passioni oltre gli errori degli uomini
Ancora un po' ancora un po'
Con tutti i suoni dell'amore pèronti a esplodere
L'arcipelago celeste:
Ecco Kimmoni! Ecco Lighinò!
Il Trienaki! L'Antìpnos! L'Alogàris!
La Evlopùssa! La Màissa!
Stupore odo viola e tutto diviene
Rosa sulla pelle soltanto piango il fruscio
Dell'aria: di nuovo mi è concesso
Di toccare una terra stupenda castana circondata dal mare
Come quella degli olivi di mia madre quando
Scende la sera e un odore
Di erba brucioata sale ma
Se ne vanno gridando con un po'
Di guscio d'ostrica nel becco i gabbiani
Sukka cima delle colline San Simeone
Un po' più in alto le barche delle nubi
E ancor più in alto l'Arcangelo con il suo sguardo profondo tutto
perdono.
ODISSEAS ELITIS, TR.PAOLA MARIA MINUCCI
Senza sosta la riva si allontana
Montagne grandi e piccole strette nel loro abbraccio
E un palmo di prato un palmo di mare
Ultime pattuglie di uccelli controllano i passaggi
Ribes luminosi e oscure alghe
Che quasi sfiorando passo
gettando a poco a poco la zavorra
Ed è tanto invisibile ka musica
Felòicità sedimentata dentro di me così
Che non provo né dolore né gioia ma
Benedetto dai baci che mi sono rimasti ancora addosso
Ancora più leggero salgo
Irrorato dell'oro celeste di Fra Angelico
E come dentro al buioi dell'acqua silenziosa
Passa una figura che colgono soltanto
Le vergini che ameranno
Così da un'immagine all'altra di terra trasfigurata
Appare
Appare
In profondità dentro il verde dell'aria
Come da tanta amarezza sia riuscita a estrarre un sorriso
E dal giaguaro del sole un uccellino
Che come diacono di sconosciuti luoghi marini
Di culto notte e giorno canta
Senza sosta più vicino senza sosta più in alto
Oltre le passioni oltre gli errori degli uomini
Ancora un po' ancora un po'
Con tutti i suoni dell'amore pèronti a esplodere
L'arcipelago celeste:
Ecco Kimmoni! Ecco Lighinò!
Il Trienaki! L'Antìpnos! L'Alogàris!
La Evlopùssa! La Màissa!
Stupore odo viola e tutto diviene
Rosa sulla pelle soltanto piango il fruscio
Dell'aria: di nuovo mi è concesso
Di toccare una terra stupenda castana circondata dal mare
Come quella degli olivi di mia madre quando
Scende la sera e un odore
Di erba brucioata sale ma
Se ne vanno gridando con un po'
Di guscio d'ostrica nel becco i gabbiani
Sukka cima delle colline San Simeone
Un po' più in alto le barche delle nubi
E ancor più in alto l'Arcangelo con il suo sguardo profondo tutto
perdono.
ODISSEAS ELITIS, TR.PAOLA MARIA MINUCCI
giovedì 18 giugno 2009
Non la so più la notte, tremenda anonima di morte
Una flotta di stelle approda al portodel mio cuore.
Espero, sentinella, risplendi accanto alla celeste
Brezza di un'sola che mi sogna
Mentre annuncio dall'alto dei suoi scogli d'alba
I miei occhi ti fan solcare il mare abbracciato
Alla stella del mio cuore più vero: Non la so più la notte.
Non li so più i nomi di un mondo che mi rifiuta.
Leggo conchiglie foglie e stelle chiaramente
Per le vie del cielo superflua m'è l'inimicizia
A meno che sia il sogno a guardarmi ancora
Percorrere lacrimando il mare dell'immortalità
Espero, sotto la curva del tuo fuoco d'oro
Non la so più
la notte che sia solo la notte.
ODISSEAS ELITIS, TR. NICOLA CROCETTI
Una flotta di stelle approda al portodel mio cuore.
Espero, sentinella, risplendi accanto alla celeste
Brezza di un'sola che mi sogna
Mentre annuncio dall'alto dei suoi scogli d'alba
I miei occhi ti fan solcare il mare abbracciato
Alla stella del mio cuore più vero: Non la so più la notte.
Non li so più i nomi di un mondo che mi rifiuta.
Leggo conchiglie foglie e stelle chiaramente
Per le vie del cielo superflua m'è l'inimicizia
A meno che sia il sogno a guardarmi ancora
Percorrere lacrimando il mare dell'immortalità
Espero, sotto la curva del tuo fuoco d'oro
Non la so più
la notte che sia solo la notte.
ODISSEAS ELITIS, TR. NICOLA CROCETTI
giovedì 1 gennaio 2009
domenica 28 dicembre 2008
La carne del salice il fuoco primigenio della gioventù
La loquela intensa del profumo della terra
La radice la favilla il fulmine la nube
Scavo infinito con sudore e gioia
Nelle viscere insanguinate del dolore
Tu passa attraverso gli stretti del ricordo
Più lontano sempre più lontano più in là
Là dove il deserto cancella la sua forma
ODISSEAS ELITIS
La loquela intensa del profumo della terra
La radice la favilla il fulmine la nube
Scavo infinito con sudore e gioia
Nelle viscere insanguinate del dolore
Tu passa attraverso gli stretti del ricordo
Più lontano sempre più lontano più in là
Là dove il deserto cancella la sua forma
ODISSEAS ELITIS
martedì 24 giugno 2008
SABATO SANTO, 25
DI PASSAGGIO NELLA MIA INSONNIA di ieri
mi sorrise appena, per un attimo
la piccola dea dal nastro azzurro
che fin da bambino svelava i miei segreti
Poi scomparve veleggiando a destra
per andare a gettare le mie scorie
− cicche e poveri versi −
là dove ancora arde colmo di vita
giovinezza e fiero l’alto mare.
ODISSEAS ELITIS, TR. PAOLA MARIA MINUCCI
mi sorrise appena, per un attimo
la piccola dea dal nastro azzurro
che fin da bambino svelava i miei segreti
Poi scomparve veleggiando a destra
per andare a gettare le mie scorie
− cicche e poveri versi −
là dove ancora arde colmo di vita
giovinezza e fiero l’alto mare.
ODISSEAS ELITIS, TR. PAOLA MARIA MINUCCI
martedì 8 aprile 2008
PESO DELLA DOLCEZZA del cielo
Dopo che tuonò e si muove la lumaca.
Pezzi di casa che galleggiano, balconi con l’asta devastanti,
il vento.
Realtà è la morte che sovrasta
Carica di vecchie felicità
e di quella bennata disperazione che si fece bianca
nelle dure solitudini.
ODISSEAS ELITIS, TR. PAOLA MARIA MINUCCI
Dopo che tuonò e si muove la lumaca.
Pezzi di casa che galleggiano, balconi con l’asta devastanti,
il vento.
Realtà è la morte che sovrasta
Carica di vecchie felicità
e di quella bennata disperazione che si fece bianca
nelle dure solitudini.
ODISSEAS ELITIS, TR. PAOLA MARIA MINUCCI
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