Il giorno vaga incerto con la brezza
sull'orlo della sera e dell'estate.
Deserto, con le membra distaccate
dalla carne, il tempo m'accarezza.
E' ora che mi torni un'illusione
qualsiasi, un brivido di male...
In questa vita tutta bianca vale
solo il bianco mutar d'una stagione.
E tu, crucciata in fondo al tempo - sonno
d'un dio nella mia vita - cara immagine
del mio corpo felice di presagi,
sorridi mesta al buio dove affondo...
PIER PAOLO PASOLINI
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martedì 17 maggio 2011
sabato 19 febbraio 2011
PROFEZIA
Era nel mondo un figlio
e un giorno andò in Calabria:
era estate, ed erano
vuote le casupole,
nuove, a pandizucchero,
da fiabe di fata,color
delle feci. Vuote
Come porcili senza porci, nel centro di orti senza insalata, di campi
senza terra, di greti senza acqua, Coltivate dalla luna, le campagne.
Le spighe cresciute per bocche di scheletri. Il vento dallo Jonio
scuoteva paglia nera
come nei sogni profetici:
e la luna color delle feci
coltivava terreni
che mai l'estate amò.
Ed era nei tempi del figlio
che questo amore poteva
cominciare, e non cominciò.
Il figlio aveva
degli occhi di paglia bruciata, occhi
senza paura, e vide tutto
ciò che era male: nulla
sapeva dell'agricoltura,
delle riforme, della lotta
sindacale, degli Enti Benefattori,
lui. Ma aveva quegli occhi.
La tragica luna del pieno
sole, era là, a coltivare
quei cinquemila, quei ventimila
ettari sparsi di case di fate
del tempo della televisione,
porcili a pandizucchero, per
dignità imitata dal mondo padrone.
Ma non si può vivere là! Ah, per quanto ancora l'operaio di Milano lotterà
con tanta grandezza per il suo salario? Gli occhi bruciati dei figli, nella
luna, tra gli ettari tragici, vedono ciò che non sa il lontano fratello
settentrionale. Era il tempo
quando una nuova cristianità
riduceva a penobra il mond
del capitale: una storia finiva
in un crepuscolo in cui accadevano
i fatti, nel finire e nel nascere
noti ed ignoti. Ma il figlio
tremava d'ira nel giorno
della sua storia: nel tempo
quando il contadino calabrese
sapeva tutto, de concimi chimici,
della lotta sindacale, degli scherzi
degli Enti Benefattori, della
Demagogia dello Stato
e del Partito Comunista...
...e così aveva abbandonato
le sue casupole nuove
come porcili senza porci,
su rdure color delle feci,
sotto montagnole rotonde
in vista delo Jonio profetico.
Tre millenni svanirono
non tre secoli, non tre anni, e si sentiva di nuovo nell'aria malarica
l'attesa dei coloni greci. Ah, per quanto ancora, operaio di Milano,
lotterai solo per il salario? Non lo vedi come questi qui tivenerano?
Quasi come un padrone
Ti porterebbero su
dalla loro antica regione,
frutti e animali, i loro
feticci oscuri, a deporli
con l'orgoglio del rito
nelle tue stanzette novecento,
tra figorifero e televisione
attratti dalla tua divinità,
Tu, delle Commissioni Interne
tu della CGIL, Divinità alleata,
nel meraviglioso sole del Nord
Nella loro terra di razze
diverse, la luna coltiva
una campagna che tu
gli hai procurato inutilmente.
Nella loro Terra di Bestie.
Famigliari, la luna
èmaestra d'anima che tu
hai modernizzato inutilmente. Ah, ma il figlio sa: la grazia del sapere
è un vento che cambia corso, nel cielo. Soffia ora forse dall'Africa
e tu ascolta ciò che per grazia il figlio sa. (Se egli non sorride
è perché la speranza per lui
non fu luce ma razionalità.
E la luce del sentimento
dell'Africa, che d'improvviso
spazza le Calabrie, sia un segno
senza significato, valevole
per i tempi futuri!) Ecco:
tu smetterai di lottare
per il salaro e armerai
la mano de Calabresi.
Alì dagli Occhi Azzurri
uno dei tanti figli di figli,
scenderà da Algeri, su navi
a vela e a remi. Saranno
con lui migliaia di uomini
coi corpicini e gli occhi
di poveri cani dei padri
sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sé i bambini,
e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua.s
Porteranno i nonni e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali.
Sbarcheranno a milioni a Crotone o a Palmi,
a milioni, vestiti
di stracci asiatici ,e di camice americane.
Subito i Calabresi diranno,
come malandrini a malandrini:
"Ecco i vecchi fratelli,
coi figli e il pane e formaggio!"
Da Crotone o Palmi saliranno
a Napoli, e da lì a Barcellona,
a Salonicco e a Marsiglia,
nelle Città della Malavita.
Anime e angeli, topi e pidocchi,
col germe dela StoriaAntica,
voleranno dvanti alle willaye..
...deponendo l'onestà
delle religioni contadine,
dimenticando l'onore
della malavita,
tradendo il candore
dei popoli barbari,
dietro ai loro Alì
dagli Occhi Azzurri - usciranno da sotto la terra per rapinare -
saliranno dal fondo del mare per uccidere, - scenderanno dall'alto del cielo
per espropriare - e per insegnare ai compagni operai la gioia della vita -
per insegnare ai borghesi
la gioia della morte
- distruggendo Roma
e sulle sue rovine
deporranno il germe
della Storia Antica.
Poi col Papa e ogni sacramento
andranno come zingari
su verso l'Ovest e il Nord
con le bandiere rosse
di Trockij al vento...
pier paolo pasolini
e un giorno andò in Calabria:
era estate, ed erano
vuote le casupole,
nuove, a pandizucchero,
da fiabe di fata,color
delle feci. Vuote
Come porcili senza porci, nel centro di orti senza insalata, di campi
senza terra, di greti senza acqua, Coltivate dalla luna, le campagne.
Le spighe cresciute per bocche di scheletri. Il vento dallo Jonio
scuoteva paglia nera
come nei sogni profetici:
e la luna color delle feci
coltivava terreni
che mai l'estate amò.
Ed era nei tempi del figlio
che questo amore poteva
cominciare, e non cominciò.
Il figlio aveva
degli occhi di paglia bruciata, occhi
senza paura, e vide tutto
ciò che era male: nulla
sapeva dell'agricoltura,
delle riforme, della lotta
sindacale, degli Enti Benefattori,
lui. Ma aveva quegli occhi.
La tragica luna del pieno
sole, era là, a coltivare
quei cinquemila, quei ventimila
ettari sparsi di case di fate
del tempo della televisione,
porcili a pandizucchero, per
dignità imitata dal mondo padrone.
Ma non si può vivere là! Ah, per quanto ancora l'operaio di Milano lotterà
con tanta grandezza per il suo salario? Gli occhi bruciati dei figli, nella
luna, tra gli ettari tragici, vedono ciò che non sa il lontano fratello
settentrionale. Era il tempo
quando una nuova cristianità
riduceva a penobra il mond
del capitale: una storia finiva
in un crepuscolo in cui accadevano
i fatti, nel finire e nel nascere
noti ed ignoti. Ma il figlio
tremava d'ira nel giorno
della sua storia: nel tempo
quando il contadino calabrese
sapeva tutto, de concimi chimici,
della lotta sindacale, degli scherzi
degli Enti Benefattori, della
Demagogia dello Stato
e del Partito Comunista...
...e così aveva abbandonato
le sue casupole nuove
come porcili senza porci,
su rdure color delle feci,
sotto montagnole rotonde
in vista delo Jonio profetico.
Tre millenni svanirono
non tre secoli, non tre anni, e si sentiva di nuovo nell'aria malarica
l'attesa dei coloni greci. Ah, per quanto ancora, operaio di Milano,
lotterai solo per il salario? Non lo vedi come questi qui tivenerano?
Quasi come un padrone
Ti porterebbero su
dalla loro antica regione,
frutti e animali, i loro
feticci oscuri, a deporli
con l'orgoglio del rito
nelle tue stanzette novecento,
tra figorifero e televisione
attratti dalla tua divinità,
Tu, delle Commissioni Interne
tu della CGIL, Divinità alleata,
nel meraviglioso sole del Nord
Nella loro terra di razze
diverse, la luna coltiva
una campagna che tu
gli hai procurato inutilmente.
Nella loro Terra di Bestie.
Famigliari, la luna
èmaestra d'anima che tu
hai modernizzato inutilmente. Ah, ma il figlio sa: la grazia del sapere
è un vento che cambia corso, nel cielo. Soffia ora forse dall'Africa
e tu ascolta ciò che per grazia il figlio sa. (Se egli non sorride
è perché la speranza per lui
non fu luce ma razionalità.
E la luce del sentimento
dell'Africa, che d'improvviso
spazza le Calabrie, sia un segno
senza significato, valevole
per i tempi futuri!) Ecco:
tu smetterai di lottare
per il salaro e armerai
la mano de Calabresi.
Alì dagli Occhi Azzurri
uno dei tanti figli di figli,
scenderà da Algeri, su navi
a vela e a remi. Saranno
con lui migliaia di uomini
coi corpicini e gli occhi
di poveri cani dei padri
sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sé i bambini,
e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua.s
Porteranno i nonni e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali.
Sbarcheranno a milioni a Crotone o a Palmi,
a milioni, vestiti
di stracci asiatici ,e di camice americane.
Subito i Calabresi diranno,
come malandrini a malandrini:
"Ecco i vecchi fratelli,
coi figli e il pane e formaggio!"
Da Crotone o Palmi saliranno
a Napoli, e da lì a Barcellona,
a Salonicco e a Marsiglia,
nelle Città della Malavita.
Anime e angeli, topi e pidocchi,
col germe dela StoriaAntica,
voleranno dvanti alle willaye..
...deponendo l'onestà
delle religioni contadine,
dimenticando l'onore
della malavita,
tradendo il candore
dei popoli barbari,
dietro ai loro Alì
dagli Occhi Azzurri - usciranno da sotto la terra per rapinare -
saliranno dal fondo del mare per uccidere, - scenderanno dall'alto del cielo
per espropriare - e per insegnare ai compagni operai la gioia della vita -
per insegnare ai borghesi
la gioia della morte
- distruggendo Roma
e sulle sue rovine
deporranno il germe
della Storia Antica.
Poi col Papa e ogni sacramento
andranno come zingari
su verso l'Ovest e il Nord
con le bandiere rosse
di Trockij al vento...
pier paolo pasolini
venerdì 18 febbraio 2011
ALLA MIA NAZIONE
Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico,
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e come sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impegati di agrari, prefetti codini,,
avvocatucci unti di brillantina e piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto il male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.
PIER PAOLO PASOLINI
ma nazione vivente, ma nazione europea:
e come sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impegati di agrari, prefetti codini,,
avvocatucci unti di brillantina e piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto il male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.
PIER PAOLO PASOLINI
giovedì 17 febbraio 2011
QUASI ALLA MANIERA DELL'ACHMTOVA, PER LEI
Un poeta dice che un poeta è un passero
che ripete tutta la vita le stesse note.
Le tue sono le note di un passero che crede
che la sua vita sia tutta la vita.
Nessuno va a disilludere un passero, perché
un passero non può farsi disilludere:
la sua sicurezza è come la presenza -
sulla terra - del paese di Carskoe Selò.
E' passata su Carskoe Selò la rivoluzione?
Certo, è passata, ma come
"un evento che non ha l'eguale":
e il paassero ha continuato a cantare.
Nulla esiste se non si misura col mistero:
che testimonianza avremmo degli "eventi"
se non cantasse prima e dopo di loro
un passero col suo canto lieve e severo?
PIER PAOLO PASOLINI
che ripete tutta la vita le stesse note.
Le tue sono le note di un passero che crede
che la sua vita sia tutta la vita.
Nessuno va a disilludere un passero, perché
un passero non può farsi disilludere:
la sua sicurezza è come la presenza -
sulla terra - del paese di Carskoe Selò.
E' passata su Carskoe Selò la rivoluzione?
Certo, è passata, ma come
"un evento che non ha l'eguale":
e il paassero ha continuato a cantare.
Nulla esiste se non si misura col mistero:
che testimonianza avremmo degli "eventi"
se non cantasse prima e dopo di loro
un passero col suo canto lieve e severo?
PIER PAOLO PASOLINI
domenica 7 novembre 2010
DOMENICA DI NOVEMBRE
Sui verdi appassiti dei campi
come un velo di cenere,
la brina scintilla al cielo.
Che quieta domenica!
Vanno freschi fanciulli,
pel deserto mattino,
verso una campana che suona
come in sogno.
PIER PAOLO PASOLINI
come un velo di cenere,
la brina scintilla al cielo.
Che quieta domenica!
Vanno freschi fanciulli,
pel deserto mattino,
verso una campana che suona
come in sogno.
PIER PAOLO PASOLINI
DOMENICA DI NOVEMBRE
Sui verdi appassiti dei campi
come un velo di cenere,
la brina scintilla al cielo.
Che quieta domenica!
Vanno freschi fanciulli,
pel deserto mattino,
verso una campana che suona
come in sogno.
PIER PAOLO PASOLINI
come un velo di cenere,
la brina scintilla al cielo.
Che quieta domenica!
Vanno freschi fanciulli,
pel deserto mattino,
verso una campana che suona
come in sogno.
PIER PAOLO PASOLINI
giovedì 8 luglio 2010
martedì 13 aprile 2010
Ogni giorno è l’ultimo
nello stupore dell’afa mattutina,
delle fresche voci: e a cosa importa
essere chiari, dentro, per soffrirla
nella intera estensione del suo tempo
se l’ora della vita è sempre l’ultima?
L’averla troppo sofferta, e quindi
Consumata : ecco perché vivo nel miracolo
Di vederla acora intatta. Nessuno
sa più di me goderla con tanto infantile
e femminile abbandono, ma nessuno
sente più di me quella vergine gioia
come un sacrilegio.
PIER PAOLO PASOLINI
nello stupore dell’afa mattutina,
delle fresche voci: e a cosa importa
essere chiari, dentro, per soffrirla
nella intera estensione del suo tempo
se l’ora della vita è sempre l’ultima?
L’averla troppo sofferta, e quindi
Consumata : ecco perché vivo nel miracolo
Di vederla acora intatta. Nessuno
sa più di me goderla con tanto infantile
e femminile abbandono, ma nessuno
sente più di me quella vergine gioia
come un sacrilegio.
PIER PAOLO PASOLINI
domenica 28 giugno 2009
LA SORGENTE
Ogni viltà mi è assolta
nel grembo del Presente
dove la mia vita
nascendo si ascolta.
Ma tutto è imperfetto
in questa confidenza
folle, in cui esalto
e umilio me stesso.
PIER PAOLO PASOLINI
nel grembo del Presente
dove la mia vita
nascendo si ascolta.
Ma tutto è imperfetto
in questa confidenza
folle, in cui esalto
e umilio me stesso.
PIER PAOLO PASOLINI
lunedì 23 marzo 2009
domenica 22 marzo 2009
Per i cigli assolati e il consueto
silenzio della candida campagna
culla una solitudine mortale
nel mortale mattino; che da sempre
imbianca col suo lume i vivi campi.
Ma in quel lume monotono (o io sogno)
scorre un filo di luce; e accende oro
tra le fronde di frassini remoti.
Che cosa attendo? Nulla che non sia
in questo spazio aperto cui sono volto,
questo esteso deserto, questo lume
fuori di me, tutto il mio sogno, fino,
non oltre, l’orizzonte… Tutto è muto.
Grida un fanciullo, sogno?, grida o canta,
grida nei muti campi, sono vivo,
grida un fanciullo.
PIER PAOLO PASOLINI
silenzio della candida campagna
culla una solitudine mortale
nel mortale mattino; che da sempre
imbianca col suo lume i vivi campi.
Ma in quel lume monotono (o io sogno)
scorre un filo di luce; e accende oro
tra le fronde di frassini remoti.
Che cosa attendo? Nulla che non sia
in questo spazio aperto cui sono volto,
questo esteso deserto, questo lume
fuori di me, tutto il mio sogno, fino,
non oltre, l’orizzonte… Tutto è muto.
Grida un fanciullo, sogno?, grida o canta,
grida nei muti campi, sono vivo,
grida un fanciullo.
PIER PAOLO PASOLINI
martedì 27 gennaio 2009
domenica 23 novembre 2008
La luna vòlta agli anni in cui da un cuore
nuovo traevo più bagliore che da vetri,
nella violenza del silenzio, quasi
silente pel dolore di vedermi
arreso guadagna con cieca lentezza
le vecchie stade.E, ancora qualch vetro
quaggiù ne brucia, e qualche pista
sfregata dal vento di terra nuda
Ma è nel cielo che si ammassa
− perché io son stanco − fosse stanca
e delusa tutta la terra la gran luce;
e solo il cosmo n’è investito, non più
queste nostre contrade, se un riverbero
un misero riflesso ancora ha vita
è per significare che la luna
è vòlta verso dove non c’è vita.
PIER PAOLO PASOLINI
nuovo traevo più bagliore che da vetri,
nella violenza del silenzio, quasi
silente pel dolore di vedermi
arreso guadagna con cieca lentezza
le vecchie stade.E, ancora qualch vetro
quaggiù ne brucia, e qualche pista
sfregata dal vento di terra nuda
Ma è nel cielo che si ammassa
− perché io son stanco − fosse stanca
e delusa tutta la terra la gran luce;
e solo il cosmo n’è investito, non più
queste nostre contrade, se un riverbero
un misero riflesso ancora ha vita
è per significare che la luna
è vòlta verso dove non c’è vita.
PIER PAOLO PASOLINI
lunedì 15 settembre 2008
domenica 17 agosto 2008
Irrompono negli orecchi, fissi,
dai nuovi campi dell’Aniene, i vecchi
grilli, e mi gridano in silenzio
la mia inascoltata solitudine.
Scomparso dentro questa vecchia
calma campestre che non è la mia
rimango, e sotto i lontani posti
dei lumi dei sobborghi, i grilli
con la malinconia il rimorso
e con la malinconia il terrore.
PIER PAOLO PASOLINI
dai nuovi campi dell’Aniene, i vecchi
grilli, e mi gridano in silenzio
la mia inascoltata solitudine.
Scomparso dentro questa vecchia
calma campestre che non è la mia
rimango, e sotto i lontani posti
dei lumi dei sobborghi, i grilli
con la malinconia il rimorso
e con la malinconia il terrore.
PIER PAOLO PASOLINI
mercoledì 11 giugno 2008
Quànt che la sèra slavine a lis fontanis
Il me paîs l’è di colôr smarît
Jo soi lontàn, ricuàrdi lìs sos ràmis,
la lùna, il trist tintinulâ deai gris.
Suna il Rosàri, pai prâs al si scunìs:
jo soi muàrt al ciànt de lis ciampànis.
Forèst, al mè dòls svualâ sor ‘il plan,
no ciapâ pòure: jo soi spirît d’amôr
c’a la so tière al torne di lontàn.
PIER PAOLO PASOLINI
Il me paîs l’è di colôr smarît
Jo soi lontàn, ricuàrdi lìs sos ràmis,
la lùna, il trist tintinulâ deai gris.
Suna il Rosàri, pai prâs al si scunìs:
jo soi muàrt al ciànt de lis ciampànis.
Forèst, al mè dòls svualâ sor ‘il plan,
no ciapâ pòure: jo soi spirît d’amôr
c’a la so tière al torne di lontàn.
PIER PAOLO PASOLINI
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