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lunedì 18 ottobre 2010

ALBERO

Da te un’ombra si scioglie
che pare morta la mia
se pure al moto oscilla
o rompe fresca acqua azzurrina
in riva all’Ànapo, a cui torna stasera
che mi spinse marzo lunare
già d’erbe ricco e d’ali.

Non solo d’ombra vivo,
ché terra e sole e dolce dono d’acqua
t’ha fatto nuova ogni fronda
mentr’io mi piego e secco
e sul mio viso tocco la mia scorza.

SALVATORE QUASIMODO

sabato 27 marzo 2010

S'ODE ANCORA IL VENTO

Già da più notti s’ode ancora il mare,
lieve, su e giù, lungo le sabbie lisce.
Eco d’una voce chiusa nella mente
che risale dal tempo; ed anche questo
lamento assiduo di gabbiani: forse
d’uccello delle torri, che l’aprile
sospinge verso la pianura. Già
m’eri vicina tu con quella voce;
ed io vorrei che pure a te venisse,
ora, di me un’eco di memoria,
come quel buio murmure di mare.

SALVATORE QUASIMODO

domenica 22 novembre 2009

Sillabe d'ombre e fogli,
sull'erba abbandonati
si amano i morti.

Odo. Cara la notte ai morti,
a me specchio di sepolcri,

di latomìe di cedri verdissime,

di cave di salgemma,
di fiumi cui il nome greco
è un verso a ridirlo, dolce.

SALVATORE QUASIMODO

giovedì 27 agosto 2009

BASTA UN GIORNO A EQUILIBRARE

L'intelligenza la morte il sogno
negano la speranza. In questa notte
a Brasov nei Carpozi, fra alberi
non miei cerco nel tempo
una donna d'amore. L'afa spacca
le foglie dei pioppi e io
mi dico parole che non conosco,
rovescio terre di memoria.
Un jazz buio, canzoni italiane
passano capovolte sul colore degli iris.
Nello scroscio delle fontane
s'è perduta la tua voce:
basta un giorno a equilibrare il mondo.

SALVATORE QUASIMODO

giovedì 25 dicembre 2008

Non t’è sfuggita la vita per cabale
o ibridi emblemi di di zodiaco o sillabe
e numeri ordinati a ricoprire
il mondo. Ma sei stato in prigionia
a misurare con la sabbia e il sangue,
i silenzi le voci della morte,
al di là delle onde delle colline.
SALVATORE QUASIMODO

giovedì 4 dicembre 2008

Visibile invisibile
il carrettiere all’orizzonte
nelle braccia della strada chiama
risponde alla voce delle isole.
Anch’io non vado alla deriva,
intorno rulla il mondo, leggo
la mia storia come gli aedi, di notte
le ore delle piogge. Il segreto ha margini
felici, stratagemmi, attrazioni difficili
La mia vita, abitanti crudeli e sorridenti
delle mie vie, dei miei paesaggi,
è senza maniglie alle porte.
Non mi preparo alla morte,
so il principio delle cose
la fine è una superficie dove viaggia
l’invasore della mia ombra
Io non conosco le ombre.
SALVATORE QUASIMODO

domenica 1 giugno 2008

Filtra l’ora e dilata lo spazio
E non ha luce presagio
Nell’abbandono dell’erbe;
e il vento, , il fresco vento non versa
telai di suoni e chiarità di improvvise,
e quando tace anche il cielo è solo.

Dammi vita nascosta
e se non sai me pure occulta
notte aereo mare.

Naufrago: e in ogni sillaba m’intendi
che alla terra scava il suo spiraglio
e nell’ombra s’allarga,
e albero diventa o pietra o sangue
in ansiosa forma d’anima
che in sé muore,
me stesso brucato dal patire
che m’asserena, profondità d’amore.
SALVATORE QUASIMODO
Filtra l’ora e dilata lo spazio
E non ha luce presagio
Nell’abbandono dell’erbe;
e il vento, , il fresco vento non versa
telai di suoni e chiarità di improvvise,
e quando tace anche il cielo è solo.

Dammi vita nascosta
e se non sai me pure occulta
notte aereo mare.

Naufrago: e in ogni sillaba m’intendi
che alla terra scava il suo spiraglio
e nell’ombra s’allarga,
e albero diventa o pietra o sangue
in ansiosa forma d’anima
che in sé muore,
me stesso brucato dal patire
che m’asserena, profondità d’amore.
SALVATORE QUASIMODO

lunedì 25 febbraio 2008

Altre note congiunsi
Sonanti per sillabe diverse;
tu nuda mi vieni e per vestirti
d’ogni cielo mi spoglio
che in me s’ apre e d’ogni fronda,
così tutta ne godi illuminata
di verde e d’aria.

Ed io mi cheto; e rido anzi
Che fui già chiuso e triste
E questa gioia che ha sapore dentro
Fuori m’allaccia appena che non scenda
A mischiarmi nel gioco coi fanciulli.
SALVATORE QUASIMODO

domenica 3 febbraio 2008

ACQUEMORTA

Acqua chiusa, sonno della palude
che in larghe lamine macini veleni,
ora bianca, ora verde nei baleni,
sei simile al mio cuore.

Il pioppo ingrigia intorno ed il leccio;
le foglie le ghiande si quietano dentro,
e ognuna ha i suoi cerchi d'un unico centro
sfrangiati dal cupo sfrangiar del libeccio

Così, come su acqua allarga
il ricordo i suoi anelli, mio cuore,
si muove da un punto e poi muore
così t'è sorella acquemorta.

SALVATORE QUASIMODO