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venerdì 6 agosto 2010

Simile a quest’albero che adagio lascia cadere le foglie,
Io pure lascio cadere le mie parole tristi.

E se un giorno il vento
Le dovesse riunire come zavorra inutile,
Allora dite che il boschetto d’oro
Ha smesso per sempre il suo amato linguaggio.

SERGEI ALEKSANDROVIC ESENIN, TR. CURZIA FERRARI

mercoledì 4 agosto 2010

E il cuore mi batte sempre più forte,
E parlo, parlo senza sapere ciò che dico.
Come tutti voi anch'io sono al termine della mia strada,
Anch'io sono un uomo finito.

Si sgretola il casolare lontano,
Il cane è morto da tempo, di vecchiaia.
Crepare nei vicoli di Mosca,
Ecco il mio destino.

SERGEJ ALEKSANDROVIC ESENIN, TR.CURZIA FERRARI

venerdì 15 gennaio 2010

La vita è illusione e sofferenza ammaliante
per questo motivo essa è così potente
da segnare con dita arroganti
orme di morte.

Quando chiudo gli occhi
ogni volta dico "Solo il cuore tu puoi inquietare,
la vita è illusione ma nch'essa a volte
può colorare con dolcezza la bugia.

Alza il volto verso il bianco cielo,
tenta di comprendere il tuo destino dalal luna,
tranquillizzati, uomo finito,
e non desiderare una realtà che non si sostiene.

E' piacevole, attorniati dalal tempesta dei pruni,
ritenere che questa esistenza sia un passaggio;
non è significativo essere ingannati dalle amiche vuote,
essere truffato dagli amici vuoti.

Non è significativo ch'io senta il clore di dolci parole,
che più di un coltello la cattiva lingua sia affilata,
io da tempo esisto pronto a tutto,
a tutto sono avvezzo con fatica.

Queste cime l'anima mi hanno gelato,
dalal fiamma delle stelle non mi è giunto calore,
quelli che ho qmqto mi hqnno trqdito,
mi hanno scordato quelli con cui ho vissuto.

E tuttavia, inseguito e avendo subito persecuzione,
io osservo l'alba col sorriso,
e in questo mondo, a me gradito e amato,
alla vita per tutto son grato.

SERGEJ ESENIN, TR. GIUSEPPE D'AMBROSIO ANGELILLO

mercoledì 16 dicembre 2009

Ha sete di cielo l'anima mia
lontano in altri campi,
sete del fuoco verde
che fiorisce sugòi alberi.

Come ceri davanti all'universo
salgono i rami dei tronchi d'oro,
e sopra le foglie tenere
puntano le stelle dlle parole.

Io conosco il verbo della terra,
ma non scioglierò da me questo tormento:
sono la valle che ha disperso nei fiumi
la cometa apparsa all'improvviso.

Così i cavalli agitano la coda
non scuoteranno la luna dalle loro schiene.
Oh, se come queste foglie
si potesse dimenticare.

SERGEI ESENIN, TR. CURZIA FERRARI

giovedì 5 marzo 2009

Come lo conosco bene questo sentiero,
questa casa tanto bassa.

Ho avuto anni pieni di sventure,
quindi anni di irragionevole fuoco.
E sempre mi ricordavo del tempo trascorso al villaggio
della mia campagna celeste.

Non ho cercato riposo né gloria,
così provvisorio è il loro rifugio.
Per questo, quando gli occhi mi si chiudono,
non vedo altro che il focolare di una volta

e il mio giardino a macchie azzurre
e l’agosto silenzioso appoggiato alla siepe.
I tigli custodiscono tra le braccia verdi e vellutate
il canto e il lamento degli uccelli.

Quanto lo amavo questo casolare di legno,
nelle sue travi era come se dormisse una forza minacciosa
mentre la stufa con voce selvaggia e bizzarra
urlava nelle notti di pioggia.

…………………..

Ma il sogno dolcissimo è morto
tutto svanisce in una nebbia azzurra.
Pace su te, nebbia dei miei campi,
pace su te, povero casolare di legno!

SERGEJ ALEKSANDROVIČ ESENIN, TR. CURZIA FERRARI.

lunedì 19 maggio 2008

Posano l’erbe docili, la mia pianura amata,
l’assenzio, in un sonno di piombo.
Nessun altro paese verrà mai nel mio petto
nostalgia così dolce.

Certo questa è la sorte di noi tutti.
Domandate a chiunque:
vi diranno − sia gioia, bufera o sofferenza
si vive bene nella nostra Russia. −

Misteriosa discende la luna
sul pianto dei salici, sul linguaggio lieve dei pioppi:
non si può rinnegare la terra dei padri
assorta al gridon triste delle gru.

Ed ecco, improvvisa come la luce del giorno,
ritrovo la mia strada:
sono sempre lo stesso, io resto poeta delle isbe,
l’amico delle rondini d’oro.

A tarda notte, stretto al mio cuscino
vedo − nemico terribile −
una giovinezza diversa squillare
sopra i campi, sulle radure:

e magari abbia spine nel segreto
del cuore, ripeto di continuo:
“Lasciatemi qui, carissimi: lasciatemi morire
poco a poco nella mia patria adorata!”.
SERGEJ ALEKSANDROVIČ ESENIN, TR. CURZIO FERRARI