Un dì, s'io non andrò sempre fuggendo
Di gente in gente mi vedrai seduto
su la tua pietra, o fratel mio, gemendo
Il fior de' tuoi gentili anni caduto.
La madre or sol, suo dì tardo traendo
Parla di me col tuo cenere muto:
Ma io deluse a voi le palme tendo:
E se da lungi i miei tetti saluto,
Sento gli avversi Numi, e le secrete
Cure che al viver tuo furon tempesta
E prego anch'io nel tuo porto quiete.
Questo di tanta speme oggi mi resta!
Straniere genti, l'ossa mia rendete
Allora al petto della madre mesta.
UGO FOSCOLO.
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mercoledì 27 maggio 2009
venerdì 13 febbraio 2009
Forse perché della fatal quïete
Tu sei l’immago a me sì cara vieni
O sera! E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zefiri sereni,
e quando dal nevoso aere inquïete
tenebre e lunghe all’universo meni
sempre scendi invocata, e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.
Vagar mi fai co’ miei pensieri su l’orme
Che vanno al nulla eterno; e intanto corre
Questo reo tempo, e van con lui le torme
Delle cure onde meco si strugge:
e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.
UGO FOSCOLO
Tu sei l’immago a me sì cara vieni
O sera! E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zefiri sereni,
e quando dal nevoso aere inquïete
tenebre e lunghe all’universo meni
sempre scendi invocata, e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.
Vagar mi fai co’ miei pensieri su l’orme
Che vanno al nulla eterno; e intanto corre
Questo reo tempo, e van con lui le torme
Delle cure onde meco si strugge:
e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.
UGO FOSCOLO
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