La colomba che preda la festuca
e la porta nel nido invidio, e voi
alberi silenziosi, a cui le foglie,
ben disegnate, indora il sole; belli
come bei giovanetti o vecchi ai quali
la vecchiezza è un aumento. Chi vi guarda
- verdi sotto una nera ascella frondi
spuntano; alcuni rami sono morti –
le vostre dure sotterranee lotte
non ignora; la vostra pace ammira,
anche più vasta.
E a voi ritorna, amico,
laghi d’ombra nel cuore dell’estate.
UMBERTO SABA
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lunedì 18 ottobre 2010
giovedì 16 ottobre 2008
venerdì 4 aprile 2008
SERA
Or che biancheggia in ciel sulla pianura,
la solitaria falce della luna,
e abbandonano i monti ad una ad una,
le mandre ch’eran sparse alla pastura,
così buona la Terra, così pia
sembra in questa devota ora dell’Ave
che un inganno soave
mi fa vivere quando − nell’aurora
dei popoli − erano pochi uomini al mondo.
Parmi del mio petto,
col raggio della sera,
discenda la severa
tranquillità del vechio patriarca
Sull’uscio assiso della pia dimora
Egli mirava la nascente stella,
la campagna di fiori e di frutti carca.
Or sento in me quel sovrumano amore,
quell’estatica calma;
chino anch’io la testa sulla palma
e quasi attendo i messi del Signore.
UMBERTO SABA
la solitaria falce della luna,
e abbandonano i monti ad una ad una,
le mandre ch’eran sparse alla pastura,
così buona la Terra, così pia
sembra in questa devota ora dell’Ave
che un inganno soave
mi fa vivere quando − nell’aurora
dei popoli − erano pochi uomini al mondo.
Parmi del mio petto,
col raggio della sera,
discenda la severa
tranquillità del vechio patriarca
Sull’uscio assiso della pia dimora
Egli mirava la nascente stella,
la campagna di fiori e di frutti carca.
Or sento in me quel sovrumano amore,
quell’estatica calma;
chino anch’io la testa sulla palma
e quasi attendo i messi del Signore.
UMBERTO SABA
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