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sabato 29 gennaio 2011

LA ZOLLA E IL CIOTTOLO

"Amor non cerca solo il suo piacere,
né di se stesso ha ancor premura alcuna,
ma dà il suo bene all'altro, e crea un Cielo
nella disperazione dell'Inferno."

Una Zolla di Argilla calpestata
dai piedi del bestiame cantò quello,
ma un Ciottolo che stava dentro il rivo
in questo modo le rifece il verso:

"Amore cerca solo il suo piacere,
e al suo piacere vuol legare un altro,
contento pur se l'altro perde il bene,
e a dispetto del Cielo fa un Inferno".

WILLIAM BLAKE, TR. ROBERTO ROSSI TESTA

lunedì 1 marzo 2010

LA MOSCA

Piccola mosca,
Il tuo gioco d'estate
La mia mano sbadata
Ha spazzato via.

Non sono io
Una mosca come te?
Non sei tu
Un uomo come me?

Danzo, e bevo, e canto,
Fino a quando
Una mano cieca
L'ala mi spezzi.

Se il pensiero è vita
E forza e respiro,
Se la mancanza
Di pensiero è morte,

Dunque sono
Una mosca felice
Che viva
O muoia.

WILLIAM BLAKE, TR. ROSA TAVELLI

domenica 15 marzo 2009

Urizen giaceva nelle tenebre e nellqa solitudine,
incatenato nella mente.
Los afferrò il suo Martello e le sue Tenaglie: si
Mise al lavoro alla risoluta sulla sua Incudine
Fra rocce Druidiche indefinite e nevi di dubbio e di
Dialettica.

Rifiutando ogni Forma Definita, l’Orrore Astratto
Si fece un tetto, duro sasso:
E un primo Evo trascorse, e uno Stato di lugubre
Sciagura.

Affondò con paura un Globo rosso, rotondo,
ardendo, in fondo,
In fondo profondamente sotto dentro l’Abisso,
ansando, addensandosi, tremando:
E un secondo Evo trascorse, e e uno Stato di lugubre
Sciagura.

L’uno e l’altro avvolgendosi dentro un piccolo
Orbe, e chiusi in due piccole Cave,
Gli Occhi nel timore che le salde ossa non si
facessero crosta di ghiaccio su tutto, guardarono
l’Abisso:

E un terzo Evo trascorse, e uno Stato di lugubre
sciagura .

Atterrito, Los si teneva ritto nell’Abisso, e le sue
membra immortali
Crescevano mortalmente pallide; divenne ciò che
guardava: per via d’un rosso
Rotondo Globo che gli era grondato bdal seno nel-
l’Abisso: torturato
Si librò sopra il Globo piangendo e tremando:
sospeso scosse
L’imo dell’Abisso: tremando pianse sopra il Globo:
lo colmò tanto di cure
Soffrendo mortalmente che il Globo si sciolse in
una Femmina pallida
Simile a nuvola che rechi neve: della sua Schiena
Allora
Un fluido azzurro trasudò che si formò in Muscoli,
indurendosi nell’Abisso tanto
Che si sciolse in una Forma Maschile urlante di
Gelosia.

WILLIAM BLAKE, TR. ALDO TAGLIAFERRI

giovedì 13 marzo 2008

Quadro e libro rimangono
Un campo d’erba verde
per prendere un po’ d’aria,
Ora che le forze del corpo se ne vanno;
Mezzanotte, una vecchia casa
In cui solo un topo si muove.

La mia tentazione è la quiete.
Qui al termine della vita
Né la sbrigliata immaginazione,
Né la macina della mente
Che ne consuma cenci e ossa,
Riescon a render muta la verità.

Mi sia concessa la frenesia d’un vecchio,
Devo rifare me stesso
Fino ad essere Timone o Lear
O quel William Blake
Che bussò sul muro
Tanto che la verità rispose al suo richiamo;

Una mente quale la conobbe Michelangelo
Tale da penetrare le nuvole,
O ispirata dalla frenesia
Da scuotere i morti nei sudari
Del resto dimenticata dal genere umano
La mente d’aquila d’un vecchio.
WILLIAM BLAKE