Sprofonda un tendaggio di sera.
La sera di una sera,
di una sera mancante alle sere,
che tira più forte della mia ultima ora
una sera sotto la carne,
è questa dunque la sera
che io divento me stessa
con il sangue di ognuno, di ogni essere
che discende sotto la lampada e sa
cambiare il giorno.
Salute ai morti.
Ogni essere mi è madre.
BÉATRICE DU JURQUET, TR. FABIO PUSTERLA
giovedì 17 aprile 2008
mercoledì 16 aprile 2008
Continuiamo a parlare
di vita e non di morte;
ma che cosa è la via
senza la morte?
Che cosa sappiamo
della vita stessa
se abbiamo da tempo
smesso di capire l’uomo,
se abbiamo confuso
alcuni uomini con l’uomo?
L’illusione della conoscenza,
la presunzione della superiorità,
dove ci porteranno?
Siamo sprovvisti di rispetto e di lungimiranza,
impegnati in una corsa
tanto nevrotica quanto inutile
verso il nulla;
cerchiamo di consegnare
alla posterità,
per renderla capace
di operare scelte ragionevoli,
almeno la sua vera storia,
ceneri di questa capanna
che illumineranno
un mondo che affonda
nella cecità.
NDJOCK NGANA YOGO
di vita e non di morte;
ma che cosa è la via
senza la morte?
Che cosa sappiamo
della vita stessa
se abbiamo da tempo
smesso di capire l’uomo,
se abbiamo confuso
alcuni uomini con l’uomo?
L’illusione della conoscenza,
la presunzione della superiorità,
dove ci porteranno?
Siamo sprovvisti di rispetto e di lungimiranza,
impegnati in una corsa
tanto nevrotica quanto inutile
verso il nulla;
cerchiamo di consegnare
alla posterità,
per renderla capace
di operare scelte ragionevoli,
almeno la sua vera storia,
ceneri di questa capanna
che illumineranno
un mondo che affonda
nella cecità.
NDJOCK NGANA YOGO
La scrittura delle nuvole,
il dolore dentro le ossa,
del tempo fine membrana
che mi rende arguto il tatto.
Nello spazio torno del silenzio,
al lume d’amore incerto,
a desideri indefiniti,
al riposo tra le ombre delle nuvole
che vagano tra i campi.
Affondo le radici nel cuore della terra,
m’urgono le parole alla restituzione.
CARLES DUARTE, TR. GIUSEPPE E. SANSONE
il dolore dentro le ossa,
del tempo fine membrana
che mi rende arguto il tatto.
Nello spazio torno del silenzio,
al lume d’amore incerto,
a desideri indefiniti,
al riposo tra le ombre delle nuvole
che vagano tra i campi.
Affondo le radici nel cuore della terra,
m’urgono le parole alla restituzione.
CARLES DUARTE, TR. GIUSEPPE E. SANSONE
martedì 15 aprile 2008
lunedì 14 aprile 2008
domenica 13 aprile 2008
Mai nell’Essere, ma sempre sull’orlo dell’Essere,
la mia testa − Maschera di Ferro − è portata nel sole.
Con l’ombra che punta il dito alla guancia,
muovo le labbra per gustare, muovo le mani per toccare,
ma non giungo mai più vicina del tutto
sebbene lo Spirito si sporga per vedere.
Nell’osservare rosa, oro, occhi o un paesaggio ammirato,
desiderano essere
rosa, oro, paesaggio o altro
Reclamano la gioia nel fatto d’amare.
STEPHEN SPENDER, TR. ALFREDO RIZZARDI
la mia testa − Maschera di Ferro − è portata nel sole.
Con l’ombra che punta il dito alla guancia,
muovo le labbra per gustare, muovo le mani per toccare,
ma non giungo mai più vicina del tutto
sebbene lo Spirito si sporga per vedere.
Nell’osservare rosa, oro, occhi o un paesaggio ammirato,
desiderano essere
rosa, oro, paesaggio o altro
Reclamano la gioia nel fatto d’amare.
STEPHEN SPENDER, TR. ALFREDO RIZZARDI
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