L’uomo solo ascolta la voce antica
che i suoi padri, nel tempo, hanno udito, chiara
e raccolto, una voce come il verde
degli stagni e dei colli incupisce a sera.
L’uomo solo conosce una voce d’ombra
carezzante, che sgorga nei tuoi calmi
di una polla segreta: la bevo intento
occhi chiusi, non pare che l’abbia accanto.
È la voce che un giorno ha fermato il padre
Di suo padre, e ciascuno del sangue morto.
Una voce di donna che suona segreta
sulla soglia di casa, al cadere del buio.
CESARE PAVESE
mercoledì 5 marzo 2008
martedì 4 marzo 2008
tutta la pioggia che cade mi è gradita
per essa e per quella che è caduta su di me
negli anni senza tutto, senza vista, senza olfatto.
Qui, la bevo mescolata ai residui
che il vento porta dal fondo del frutteto,
rametti, foglie e fiori perduti.
L’aroma del fior d’arancio ha profumato
quest’acqua per l’abluzione dei piedi
di un poeta che prima era stato nomade.
Poi, perché non devo vestirmi on la tunca
della pioggia, che mi avvolga come allora,
o un corpo umano vivo e naturale?
Dormire dove questo fango dolce e in sonoro
Caldamente mio veste e mi seppellisca?
Verme, che costruisci l’altare della pioggia
con i tuoi piccoli ponticelli e buchi
e sotto la corteccia del vecchio noce
hai nascosto la tua vita, come offerta
che sarà raccolta dalle mani
di un bimbo che ami i doni naturali;
verme che sai che un tempo
io sono stata muta, non generata, e assente,
mostrami ciò che più sai della pioggia,
come sei sinuoso in essa, vivente,
e io che devo fare nella pura terra
con te fianco a fianco, o laborioso? (FIAMA HASSE PAIS BRANDÃO)
04.03.2005
In alto sopra i platani
Forse in alcuni strati
Più sottili di nubi
restavano lucori
d’azzurro sempre vivo
e ciò mi ha mosso quasi
lungo la via un sorriso
Poi mi domando a che
Amo il rosso incupito
dei petali che tremano
quando il vento purifica
il cielo fino a quando
brilla di fronte agli alberi
e al segreto dio tutto.
JEAN-PIERRE COLOMBI, TR. FABIO PUSTERLA
per essa e per quella che è caduta su di me
negli anni senza tutto, senza vista, senza olfatto.
Qui, la bevo mescolata ai residui
che il vento porta dal fondo del frutteto,
rametti, foglie e fiori perduti.
L’aroma del fior d’arancio ha profumato
quest’acqua per l’abluzione dei piedi
di un poeta che prima era stato nomade.
Poi, perché non devo vestirmi on la tunca
della pioggia, che mi avvolga come allora,
o un corpo umano vivo e naturale?
Dormire dove questo fango dolce e in sonoro
Caldamente mio veste e mi seppellisca?
Verme, che costruisci l’altare della pioggia
con i tuoi piccoli ponticelli e buchi
e sotto la corteccia del vecchio noce
hai nascosto la tua vita, come offerta
che sarà raccolta dalle mani
di un bimbo che ami i doni naturali;
verme che sai che un tempo
io sono stata muta, non generata, e assente,
mostrami ciò che più sai della pioggia,
come sei sinuoso in essa, vivente,
e io che devo fare nella pura terra
con te fianco a fianco, o laborioso? (FIAMA HASSE PAIS BRANDÃO)
04.03.2005
In alto sopra i platani
Forse in alcuni strati
Più sottili di nubi
restavano lucori
d’azzurro sempre vivo
e ciò mi ha mosso quasi
lungo la via un sorriso
Poi mi domando a che
Amo il rosso incupito
dei petali che tremano
quando il vento purifica
il cielo fino a quando
brilla di fronte agli alberi
e al segreto dio tutto.
JEAN-PIERRE COLOMBI, TR. FABIO PUSTERLA
IO CANTO LA PIOGGIA, LA TERRA, IL VERME
tutta la pioggia che cade mi è gradita
per essa e per quella che è caduta su di me
negli anni senza tutto, senza vista, senza olfatto.
Qui, la bevo mescolata ai residui
che il vento porta dal fondo del frutteto,
rametti, foglie e fiori perduti.
L’aroma del fior d’arancio ha profumato
quest’acqua per l’abluzione dei piedi
di un poeta che prima era stato nomade.
Poi, perché non devo vestirmi on la tunca
della pioggia, che mi avvolga come allora,
o un corpo umano vivo e naturale?
Dormire dove questo fango dolce e in sonoro
Caldamente mio veste e mi seppellisca?
Verme, che costruisci l’altare della pioggia
con i tuoi piccoli ponticelli e buchi
e sotto la corteccia del vecchio noce
hai nascosto la tua vita, come offerta
che sarà raccolta dalle mani
di un bimbo che ami i doni naturali;
verme che sai che un tempo
io sono stata muta, non generata, e assente,
mostrami ciò che più sai della pioggia,
come sei sinuoso in essa, vivente,
e io che devo fare nella pura terra
con te fianco a fianco, o laborioso?
FIAMA HASSE PAIS BRANDÃO, TR. GIAMPAOLO TONINI
per essa e per quella che è caduta su di me
negli anni senza tutto, senza vista, senza olfatto.
Qui, la bevo mescolata ai residui
che il vento porta dal fondo del frutteto,
rametti, foglie e fiori perduti.
L’aroma del fior d’arancio ha profumato
quest’acqua per l’abluzione dei piedi
di un poeta che prima era stato nomade.
Poi, perché non devo vestirmi on la tunca
della pioggia, che mi avvolga come allora,
o un corpo umano vivo e naturale?
Dormire dove questo fango dolce e in sonoro
Caldamente mio veste e mi seppellisca?
Verme, che costruisci l’altare della pioggia
con i tuoi piccoli ponticelli e buchi
e sotto la corteccia del vecchio noce
hai nascosto la tua vita, come offerta
che sarà raccolta dalle mani
di un bimbo che ami i doni naturali;
verme che sai che un tempo
io sono stata muta, non generata, e assente,
mostrami ciò che più sai della pioggia,
come sei sinuoso in essa, vivente,
e io che devo fare nella pura terra
con te fianco a fianco, o laborioso?
FIAMA HASSE PAIS BRANDÃO, TR. GIAMPAOLO TONINI
lunedì 3 marzo 2008
Gli abeti verdeoro dal dolce sorriso
immersi sino al ginocchio nella neve bagnata, sempre,
sono preparati.Pronti per la tua ammirazione,
Un’aria fredda dai mulinelli bianchi come cigni
Che avanzano silenziosi, scivolano e ricadono
è inevitabile.Come un risucchio nel corpo.
Tutto è necessario.Fili d’erba gettano ombra
Danno il via a un grido sommerso.
Una radura.Come una gioia contro la tua fronte. ASTRID HJERTANÆS ANDERSEN, TR. FULVIO FERRARI
immersi sino al ginocchio nella neve bagnata, sempre,
sono preparati.Pronti per la tua ammirazione,
Un’aria fredda dai mulinelli bianchi come cigni
Che avanzano silenziosi, scivolano e ricadono
è inevitabile.Come un risucchio nel corpo.
Tutto è necessario.Fili d’erba gettano ombra
Danno il via a un grido sommerso.
Una radura.Come una gioia contro la tua fronte. ASTRID HJERTANÆS ANDERSEN, TR. FULVIO FERRARI
03.03.2004
Oggi la primavera
è un vino effervescente
Spumeggia il primo verde
sui grandi olmi fioriti a ciuffi
dove il germe già cade
come diffusa pioggia.
Fra i rami onusti e prodighi
Un cardellino becca.
Verdi persiane squillano
su rosse facciate
che il chiaro allegro vento
di marzo pulisce.
Tutto è colore di prato.
Anche l’edera è illusa,
la borraccina è più verde
sui vecchi tronchi immemori
che non hanno stagione,
lungo i ruderi ombrosi e macilenti
cui pur rinnova marzo il grave manto.
Scossa da un fiato immenso
la città vive un giorno
d’amori campestri.
Ebbra la primavera
Corre nel sangue.
VINCENZO CARDARELLI
Oggi la primavera
è un vino effervescente
Spumeggia il primo verde
sui grandi olmi fioriti a ciuffi
dove il germe già cade
come diffusa pioggia.
Fra i rami onusti e prodighi
Un cardellino becca.
Verdi persiane squillano
su rosse facciate
che il chiaro allegro vento
di marzo pulisce.
Tutto è colore di prato.
Anche l’edera è illusa,
la borraccina è più verde
sui vecchi tronchi immemori
che non hanno stagione,
lungo i ruderi ombrosi e macilenti
cui pur rinnova marzo il grave manto.
Scossa da un fiato immenso
la città vive un giorno
d’amori campestri.
Ebbra la primavera
Corre nel sangue.
VINCENZO CARDARELLI
domenica 2 marzo 2008
NEL CORTILE IN UNA NOTTE FREDDA
Sulla stuoia è colore di perla la
Rugiada
E’ onda impetuosa l’onda della tenda
Al vento
Siedo in solitudine: dagli alberi le foglie
Cadono
Dentro il cortile com’è chiara la
Luna!
PO CHŪ-I, TR. VILMA COSTANTINI
Rugiada
E’ onda impetuosa l’onda della tenda
Al vento
Siedo in solitudine: dagli alberi le foglie
Cadono
Dentro il cortile com’è chiara la
Luna!
PO CHŪ-I, TR. VILMA COSTANTINI
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