martedì 8 aprile 2008

PESO DELLA DOLCEZZA del cielo
Dopo che tuonò e si muove la lumaca.
Pezzi di casa che galleggiano, balconi con l’asta devastanti,
il vento.

Realtà è la morte che sovrasta
Carica di vecchie felicità
e di quella bennata disperazione che si fece bianca
nelle dure solitudini.
ODISSEAS ELITIS, TR. PAOLA MARIA MINUCCI
Le cime impallidiscono:
langue la luna stanca
nel cielo solitario
che da levante, verso oriente, sbianca.

E angustioso un ululo
che sul vento s’accompagna,
di tanto in tanto lacera
il suono della placida campagna.

E’ il chiù: sente nell’aria
le penne dell’aurora
preannunzianti, trepide,
la gloria della luce ch’egli ignora.

E dal suo cieco carcere
la chiama fisso e strano,
col singhiozzo implacabile,
povero chiù!di chi singhiozza invano
GIOVANNI ALFREDO CESAREO

lunedì 7 aprile 2008

CIELO

Questo teatro il cielo della notte invade
Dovrai illuminarlo Stelle
e luna no soltanto volti

torneranno a morire come un palco
e nel cielo invasore dovrà il giorno
rispecchiare il suo nulla.
GASTÃO CRUZ, TR. GIULIA LANCIANI

domenica 6 aprile 2008

Aspettazione di eventi introvabili
bagliori di cose familiari
coincidenti dall’occhio al respiro
per l’inventiva dei sensi.
Ma il luogo non è mai identico
All’occhio chiamato in causa
A respirare il ritmo degli eventi
Nelle cose ancora inesplorate.
MIKLOS N. VARGA

PENSIERO IN UNA NOTTE TRANQUILLA

Davanti al mio letto, la luna getta un chiarore vivissimo;
io dubito un momento se non sia la gelata bianca che
brilla al suolo
Levo la testa, contemplo la luna splendente;
Abbasso la testa e penso al mio paese.
LI TAI-PÊ, TR.ARTURO ONOFRI

sabato 5 aprile 2008

Picco di stagno
Irrorato di latte di luna,
cuspide di selenite
radiante chiarori innaturali
come la cometa natalizia.

Picco alabastrino
albeggiante nella notte
specchio di sale della tua compagna
che, con aspersorio d’argento,
per tutto il plenilunio ti soffonde
della sua tenerezza vagabonda.

Seni così saldi
candidi picchi aureolati di rosa
albeggianti nel buio
al chiarore rossastro della stufa

seni di neve, timidi e superbi,
cuspidi dalle punte inturgidite
stillante in una notte la dolcezza
da assaporare, fissando il soffitto,
per tutte le altri notti senza sogni.

Sei sempre bella, ma più circospetta:
solo una lieve asimmetria dà segno
del lavoro sottile della lima
che smussa la tua altera padronanza.

Sotto sotto il tuo incedere svagato
Tremo di vedere in controluce
con la scopìa segreta dell’amore
nel tuo splendore appena ridondante
Una sporgenza che volge a levante.
CORRADO CALABRO’

venerdì 4 aprile 2008

Se cadi
Mi sorreggerò a te,
fiore dell’universo.
ERCOLE UGO D’ANDREA