Cedo quello che so
All’oscurità del cuore
cedo i miei sentimenti
a passi nell’erba umida
e il silenzio in cui sono
trovo più desiderabile
dell’ombra in cui abbiamo scorto
quel che credemmo del mondo
poi so che sono là
come un po’ dopo la morte
Leggere prove le nostre.
JEAN PIERRE COLOMBI, TR. FABIO PUSTERLA
mercoledì 7 gennaio 2009
martedì 6 gennaio 2009
So già che prima di andarmene di qui
tornerò alla nostalgia di tutto ciò
quel silenzio che ora mi fa paura
Il calore del pendio fumoso
bisbiglio al racconto dei pini
singulto d’amore del poeta
rimpianto per la carezza del sogno.
Il creatore del tempio di Prambanan
torna dal piano portato da un’onda…
Ed ora capisco
Anche nella solitudine dei monti
Lontano dai flutti che si accavallano
Nello stesso cuore dell’uomo
Sono le onde nostalgiche del mare
Sempre più alte muggiscono.
SITOR SITUMORANG, TR. GIULIO SORAVIA
tornerò alla nostalgia di tutto ciò
quel silenzio che ora mi fa paura
Il calore del pendio fumoso
bisbiglio al racconto dei pini
singulto d’amore del poeta
rimpianto per la carezza del sogno.
Il creatore del tempio di Prambanan
torna dal piano portato da un’onda…
Ed ora capisco
Anche nella solitudine dei monti
Lontano dai flutti che si accavallano
Nello stesso cuore dell’uomo
Sono le onde nostalgiche del mare
Sempre più alte muggiscono.
SITOR SITUMORANG, TR. GIULIO SORAVIA
lunedì 5 gennaio 2009
ULTIMO VELO
Da un blocco di materia
compatta levigata
oppure liquida
o gassosa
simile al tutto e al niente
emergono a colpi d’ala
petalo pinna piuma
il cèfalo la rondine la rosa
ti volano incontro nella mente
e quasi affiora anche l’inafferrabile qualcosa
che all’improvviso volta le spalle al mondo
non rompe l’ultimo velo
se ne torna a fondo.
BARTOLO CATTAFI
compatta levigata
oppure liquida
o gassosa
simile al tutto e al niente
emergono a colpi d’ala
petalo pinna piuma
il cèfalo la rondine la rosa
ti volano incontro nella mente
e quasi affiora anche l’inafferrabile qualcosa
che all’improvviso volta le spalle al mondo
non rompe l’ultimo velo
se ne torna a fondo.
BARTOLO CATTAFI
domenica 4 gennaio 2009
“Dolce è il mondo, dolce la sua polvere”,
questo grande inno intono nel mio cuore.
Esso dà senso alla mia vita.
Giorno dopo giorno le gemme della vita vengono a me
Come dono − la loro beltà s’offusca.
Al confine della morte, adunque, questo grande canto −
“Dolce il mondo, dolce la sua polvere”
Eccheggia nel cuore della Gioia.
Quando riceverò l’ultimo tocco della terra,
Proclamerò:
“Il segno della Vittoria, scritto nella polvere, è sulla mia
[fronte”
Dietro il Maya del male
Ho visto la luce dall’eterno.
La bellezza della Verità ha preso fuoco nella polvere della
[terra −
RABINDRANATH TAGORE, TR. BRUNILDE NERONI
questo grande inno intono nel mio cuore.
Esso dà senso alla mia vita.
Giorno dopo giorno le gemme della vita vengono a me
Come dono − la loro beltà s’offusca.
Al confine della morte, adunque, questo grande canto −
“Dolce il mondo, dolce la sua polvere”
Eccheggia nel cuore della Gioia.
Quando riceverò l’ultimo tocco della terra,
Proclamerò:
“Il segno della Vittoria, scritto nella polvere, è sulla mia
[fronte”
Dietro il Maya del male
Ho visto la luce dall’eterno.
La bellezza della Verità ha preso fuoco nella polvere della
[terra −
RABINDRANATH TAGORE, TR. BRUNILDE NERONI
sabato 3 gennaio 2009
VITA
Oceano profondo
che si scaglia di continuo
a provare le nostre difese
si scaglia di continuo
fino a ridurre in rovine
la Felicità Sacrale
piccolo mucchio
invano protetto, invano coltivato.
CHAIRIL ANWAR, TR. GIULIO SORAVIA
che si scaglia di continuo
a provare le nostre difese
si scaglia di continuo
fino a ridurre in rovine
la Felicità Sacrale
piccolo mucchio
invano protetto, invano coltivato.
CHAIRIL ANWAR, TR. GIULIO SORAVIA
venerdì 2 gennaio 2009
Questo ponente è un luogo di nostalgia:
ricordi evanescenti
ripresi con insistenza,
lucidità effimera e spossata,
e compressione di tempo e luce
Questo ponente è mar che dorme,
fuga acquietata,
la bianca pioggia,
ripostiglio d’ombre.
Questo ponente è tessuto di pianto asciutto,
di tenero guardare,
d’immagini e parole che veneri.
Questo ponente è fragile,
timoroso,
dato a tutto e gioia senza diffidenza,
il vivere intuito dietro gli occhi.
E’ un ponente che ti rapirà il nome.
Questo ponente di rame,
acido e brillante,
una vela di fuoco sopra l’aria,
una pelle di metallo squarciata
che naviga col vento
e dal vento s’allontana
occultandosi all’ombra.
Questo ponente sa di solitudine,
d’un corpo indebolito,
di snervati sensi,
di mente che riduce il ritmo.
Rinchiudi gli occhi,
respira il silenzio
ed il colore del ponente
Apri le labbra
al batter dell’onda.
Le dita recano
Il fresco di rugiada.
CARLES DUARTE, TR. GIUSEPPE E. SANSONE
ricordi evanescenti
ripresi con insistenza,
lucidità effimera e spossata,
e compressione di tempo e luce
Questo ponente è mar che dorme,
fuga acquietata,
la bianca pioggia,
ripostiglio d’ombre.
Questo ponente è tessuto di pianto asciutto,
di tenero guardare,
d’immagini e parole che veneri.
Questo ponente è fragile,
timoroso,
dato a tutto e gioia senza diffidenza,
il vivere intuito dietro gli occhi.
E’ un ponente che ti rapirà il nome.
Questo ponente di rame,
acido e brillante,
una vela di fuoco sopra l’aria,
una pelle di metallo squarciata
che naviga col vento
e dal vento s’allontana
occultandosi all’ombra.
Questo ponente sa di solitudine,
d’un corpo indebolito,
di snervati sensi,
di mente che riduce il ritmo.
Rinchiudi gli occhi,
respira il silenzio
ed il colore del ponente
Apri le labbra
al batter dell’onda.
Le dita recano
Il fresco di rugiada.
CARLES DUARTE, TR. GIUSEPPE E. SANSONE
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