Come all’ultimo istante improvvisato
con un mucchio di case, pendii, pezzi
di vecchi cieli e di ponti crollati,
e, come una fatalità, dall’alto
percorso dal calar del sole, aperto,
laccato, accusato −
avrebbe esito tragico il paese:
se dall’ora successiva, sciogliendosi
non cadesse ad un tratto in quella piaga
quella gocciola di frescura azzurra
che già la notte mescola alla sera,
sì che il fuoco attizzato da lontano
liberato, lentamente si smorza.
Tranquilli sono gli archi ed i portoni
fluttuano nei trasparenti
sopra le fila di pallide case
che già hanno assorbito il buio in sé;
ma all’improvviso dalla luna un lampo
guizza come se chi sa come avesse
un arcangelo estratto la sua spada.
RAINER MARIA RILKE, TR. ANDREINA LAVAGETTO
domenica 16 marzo 2008
sabato 15 marzo 2008
venerdì 14 marzo 2008
giovedì 13 marzo 2008
Quadro e libro rimangono
Un campo d’erba verde
per prendere un po’ d’aria,
Ora che le forze del corpo se ne vanno;
Mezzanotte, una vecchia casa
In cui solo un topo si muove.
La mia tentazione è la quiete.
Qui al termine della vita
Né la sbrigliata immaginazione,
Né la macina della mente
Che ne consuma cenci e ossa,
Riescon a render muta la verità.
Mi sia concessa la frenesia d’un vecchio,
Devo rifare me stesso
Fino ad essere Timone o Lear
O quel William Blake
Che bussò sul muro
Tanto che la verità rispose al suo richiamo;
Una mente quale la conobbe Michelangelo
Tale da penetrare le nuvole,
O ispirata dalla frenesia
Da scuotere i morti nei sudari
Del resto dimenticata dal genere umano
La mente d’aquila d’un vecchio.
WILLIAM BLAKE
Un campo d’erba verde
per prendere un po’ d’aria,
Ora che le forze del corpo se ne vanno;
Mezzanotte, una vecchia casa
In cui solo un topo si muove.
La mia tentazione è la quiete.
Qui al termine della vita
Né la sbrigliata immaginazione,
Né la macina della mente
Che ne consuma cenci e ossa,
Riescon a render muta la verità.
Mi sia concessa la frenesia d’un vecchio,
Devo rifare me stesso
Fino ad essere Timone o Lear
O quel William Blake
Che bussò sul muro
Tanto che la verità rispose al suo richiamo;
Una mente quale la conobbe Michelangelo
Tale da penetrare le nuvole,
O ispirata dalla frenesia
Da scuotere i morti nei sudari
Del resto dimenticata dal genere umano
La mente d’aquila d’un vecchio.
WILLIAM BLAKE
mercoledì 12 marzo 2008
IL MIO PAESE
Lo illumina la luna e spazza il vento;
ma più di lui nessuno a primavera
ha ranuncoli e nuvole d’argento:
nei cieli neve che non fa paura,
oro e d’oro lungo gli argini
nella sua terra screpolata e oscura.
CORRADO GOVONI
ma più di lui nessuno a primavera
ha ranuncoli e nuvole d’argento:
nei cieli neve che non fa paura,
oro e d’oro lungo gli argini
nella sua terra screpolata e oscura.
CORRADO GOVONI
martedì 11 marzo 2008
ALBERO VECCHIO
Fitto tremore insidiava il suo braccio
nella manica scura,
la stretta delle dita intorno al calice
non impediva al vino di oscillare.
(Ah, come antico olivo che si spacca
- la frattura del ramo
- la segreta secchezza delle vene).
Proseguimmo i discorsi, fingevamo
di non vedere.
Ma in sé l’albero vecchio riceveva
l’alito muto delle nostre pene:
e grigie foglioline nei suoi occhi
- intrepide -
si rialzano a stormire
tutte le primavere perdute.
FERNANDA ROMAGNOLI
nella manica scura,
la stretta delle dita intorno al calice
non impediva al vino di oscillare.
(Ah, come antico olivo che si spacca
- la frattura del ramo
- la segreta secchezza delle vene).
Proseguimmo i discorsi, fingevamo
di non vedere.
Ma in sé l’albero vecchio riceveva
l’alito muto delle nostre pene:
e grigie foglioline nei suoi occhi
- intrepide -
si rialzano a stormire
tutte le primavere perdute.
FERNANDA ROMAGNOLI
Iscriviti a:
Post (Atom)
