cielo che si spinge oltre il velo
di sua stessa conoscenza, cielo
senza altrove o vana oltranza
di rude accanimento, di crude
carni di beanza d’occasione
cielo del sentimento evento
di passione o religione.
ALBERTO CAPPI
mercoledì 19 marzo 2008
martedì 18 marzo 2008
FIORITURA SUCCESSIVA
La calda scrittura dell’edera
separando il corso della via
teneva un margine rado
e là il loglio poneva i suoi disegni.
Noi venivamo prima, polvere buona,
con piede nuovo o a passo rattristato
Giunta di espandersi l’ora per il fiore,
la linea giusta si è spezzata.
L’ombra, da un muro, non poté scendere;
la terra, spogliata cedette
La morte dove s’inabissa il Tempo,
e la vita forte delle mure,
solo l’usignolo le intende
sul rigo di un canto che dura
tutta la notte se ci sto attento.
RENÉ CHAR, TR. VITTORIO SERENI
separando il corso della via
teneva un margine rado
e là il loglio poneva i suoi disegni.
Noi venivamo prima, polvere buona,
con piede nuovo o a passo rattristato
Giunta di espandersi l’ora per il fiore,
la linea giusta si è spezzata.
L’ombra, da un muro, non poté scendere;
la terra, spogliata cedette
La morte dove s’inabissa il Tempo,
e la vita forte delle mure,
solo l’usignolo le intende
sul rigo di un canto che dura
tutta la notte se ci sto attento.
RENÉ CHAR, TR. VITTORIO SERENI
lunedì 17 marzo 2008
DORMI, VALLE
Dormi, valle
presto con la nebbia azzurra copri il cielo
e gli occhi pallidi dei gigli selvatici
dormi, valle
presto coi passi della pioggia insegui il vento
e l’inquieto grido del cuculo
Dormi, valle
Noi ci nascondiamo qui
Come in un sogno millenario
Il tempo non scivola più sulle foglie d’erba
Il pendolo del sole fermo dietro le nubi
Non alterna più tramonti e aurore
Boschi roteanti
Scagliano innumerevoli pigne
proteggendo due file di orme
la nostra infanzia assieme alle stagioni
ha camminato per quel sentiero ricurvo
dove il polline inonda i cespugli di rovi
Ah, che quiete
Le pietre lanciate non hanno eco
Forse tu stai cercando qualcosa
− da cuore a cuore
un arcobaleno si alza silenzioso
− da occhio a occhio
Dormi, valle
Dormi, vento
valle, dormi nella nebbia azzurra
vento, dormi nelle nostre mani.
BEI DAO, TR. CLAUDIA POZZANA E ALESSANDRO RUSSO
presto con la nebbia azzurra copri il cielo
e gli occhi pallidi dei gigli selvatici
dormi, valle
presto coi passi della pioggia insegui il vento
e l’inquieto grido del cuculo
Dormi, valle
Noi ci nascondiamo qui
Come in un sogno millenario
Il tempo non scivola più sulle foglie d’erba
Il pendolo del sole fermo dietro le nubi
Non alterna più tramonti e aurore
Boschi roteanti
Scagliano innumerevoli pigne
proteggendo due file di orme
la nostra infanzia assieme alle stagioni
ha camminato per quel sentiero ricurvo
dove il polline inonda i cespugli di rovi
Ah, che quiete
Le pietre lanciate non hanno eco
Forse tu stai cercando qualcosa
− da cuore a cuore
un arcobaleno si alza silenzioso
− da occhio a occhio
Dormi, valle
Dormi, vento
valle, dormi nella nebbia azzurra
vento, dormi nelle nostre mani.
BEI DAO, TR. CLAUDIA POZZANA E ALESSANDRO RUSSO
domenica 16 marzo 2008
PAESAGGIO
Come all’ultimo istante improvvisato
con un mucchio di case, pendii, pezzi
di vecchi cieli e di ponti crollati,
e, come una fatalità, dall’alto
percorso dal calar del sole, aperto,
laccato, accusato −
avrebbe esito tragico il paese:
se dall’ora successiva, sciogliendosi
non cadesse ad un tratto in quella piaga
quella gocciola di frescura azzurra
che già la notte mescola alla sera,
sì che il fuoco attizzato da lontano
liberato, lentamente si smorza.
Tranquilli sono gli archi ed i portoni
fluttuano nei trasparenti
sopra le fila di pallide case
che già hanno assorbito il buio in sé;
ma all’improvviso dalla luna un lampo
guizza come se chi sa come avesse
un arcangelo estratto la sua spada.
RAINER MARIA RILKE, TR. ANDREINA LAVAGETTO
con un mucchio di case, pendii, pezzi
di vecchi cieli e di ponti crollati,
e, come una fatalità, dall’alto
percorso dal calar del sole, aperto,
laccato, accusato −
avrebbe esito tragico il paese:
se dall’ora successiva, sciogliendosi
non cadesse ad un tratto in quella piaga
quella gocciola di frescura azzurra
che già la notte mescola alla sera,
sì che il fuoco attizzato da lontano
liberato, lentamente si smorza.
Tranquilli sono gli archi ed i portoni
fluttuano nei trasparenti
sopra le fila di pallide case
che già hanno assorbito il buio in sé;
ma all’improvviso dalla luna un lampo
guizza come se chi sa come avesse
un arcangelo estratto la sua spada.
RAINER MARIA RILKE, TR. ANDREINA LAVAGETTO
sabato 15 marzo 2008
venerdì 14 marzo 2008
Iscriviti a:
Post (Atom)
