Se cadi
Mi sorreggerò a te,
fiore dell’universo.
ERCOLE UGO D’ANDREA
venerdì 4 aprile 2008
SERA
Or che biancheggia in ciel sulla pianura,
la solitaria falce della luna,
e abbandonano i monti ad una ad una,
le mandre ch’eran sparse alla pastura,
così buona la Terra, così pia
sembra in questa devota ora dell’Ave
che un inganno soave
mi fa vivere quando − nell’aurora
dei popoli − erano pochi uomini al mondo.
Parmi del mio petto,
col raggio della sera,
discenda la severa
tranquillità del vechio patriarca
Sull’uscio assiso della pia dimora
Egli mirava la nascente stella,
la campagna di fiori e di frutti carca.
Or sento in me quel sovrumano amore,
quell’estatica calma;
chino anch’io la testa sulla palma
e quasi attendo i messi del Signore.
UMBERTO SABA
la solitaria falce della luna,
e abbandonano i monti ad una ad una,
le mandre ch’eran sparse alla pastura,
così buona la Terra, così pia
sembra in questa devota ora dell’Ave
che un inganno soave
mi fa vivere quando − nell’aurora
dei popoli − erano pochi uomini al mondo.
Parmi del mio petto,
col raggio della sera,
discenda la severa
tranquillità del vechio patriarca
Sull’uscio assiso della pia dimora
Egli mirava la nascente stella,
la campagna di fiori e di frutti carca.
Or sento in me quel sovrumano amore,
quell’estatica calma;
chino anch’io la testa sulla palma
e quasi attendo i messi del Signore.
UMBERTO SABA
giovedì 3 aprile 2008
APRILE
Lo stile di aprile non cambia:fiori freschi più rigore glaciale più ali liriche
gli occhi di schiuma sulle onde del mare
vedono le forbici
nascoste nella tasca della tempesta
i miei piedi gelano, si fermano sui campi
davanti a quella pelle di tigre conciata dal sole
ma la testa medita tra i lampi estivi
due cerchi che d’inverno si assordano
guardano in tutte le direzioni −
Stelle quei minuscoli pugni
Si ammassano in una grande manifestazione.
BEI DAO, TR. CLAUDIA POZZANA
gli occhi di schiuma sulle onde del mare
vedono le forbici
nascoste nella tasca della tempesta
i miei piedi gelano, si fermano sui campi
davanti a quella pelle di tigre conciata dal sole
ma la testa medita tra i lampi estivi
due cerchi che d’inverno si assordano
guardano in tutte le direzioni −
Stelle quei minuscoli pugni
Si ammassano in una grande manifestazione.
BEI DAO, TR. CLAUDIA POZZANA
mercoledì 2 aprile 2008
martedì 1 aprile 2008
SONETTO XXI
Tra le miriadi di voci della primavera quale
fu quella della passione mia suprema
quale il mio pianto nel primaverile coro
o il mio lamento degli dei al cospetto?
O amore tardivo, su ferite ali volo
speranza infinita non dovrebbero sospirare le labbra
o la sapienza mia motteggi, a fatica acquistata?
Benché sia muto, gli uccelli di sui rami
Rimuoveranno come ogni aprile il canto,
benché io muoia, l’incenso del mio amoroso voto
come quando giovane fui salirà al cielo.
Ma voi Bellezze che a contemplare mai sarò tenuto,
quale grande amante avrete in me perduto.
GEORGES SANTAYANA, TR. MARIA TIZIANA MAYER
fu quella della passione mia suprema
quale il mio pianto nel primaverile coro
o il mio lamento degli dei al cospetto?
O amore tardivo, su ferite ali volo
speranza infinita non dovrebbero sospirare le labbra
o la sapienza mia motteggi, a fatica acquistata?
Benché sia muto, gli uccelli di sui rami
Rimuoveranno come ogni aprile il canto,
benché io muoia, l’incenso del mio amoroso voto
come quando giovane fui salirà al cielo.
Ma voi Bellezze che a contemplare mai sarò tenuto,
quale grande amante avrete in me perduto.
GEORGES SANTAYANA, TR. MARIA TIZIANA MAYER
lunedì 31 marzo 2008
E’ il bene, il bene d’un giorno
questo sole lontano e leggero
e non farà più ritorno
non lo vedremo più.
Già per la città azzurre
Ombre scendono incontro a te
Dal cielo primaverile e non sai perché
Il familiare saluto ti rattrista
all’angolo di una strada delle viole
stinte d’un vagabondo fiorista.
ATTILIO BERTOLUCCI
questo sole lontano e leggero
e non farà più ritorno
non lo vedremo più.
Già per la città azzurre
Ombre scendono incontro a te
Dal cielo primaverile e non sai perché
Il familiare saluto ti rattrista
all’angolo di una strada delle viole
stinte d’un vagabondo fiorista.
ATTILIO BERTOLUCCI
domenica 30 marzo 2008
L'ISTANTE
Amerò questo istante per se stesso, nella sua freddezza
Improvvisa dopo un lungo giro e la pendenza
Della strada che sfiora in lontananza l’acqua poco profonda del cielo
Dopo l’albero che sfiora dietro le case il cerchio
Invisibile dove ho creduto di posare la mano in questo istante.
JACQUES RÉDA, TR. ALBERTO ROSSI PRECERUTTI
Improvvisa dopo un lungo giro e la pendenza
Della strada che sfiora in lontananza l’acqua poco profonda del cielo
Dopo l’albero che sfiora dietro le case il cerchio
Invisibile dove ho creduto di posare la mano in questo istante.
JACQUES RÉDA, TR. ALBERTO ROSSI PRECERUTTI
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