Le jour tu fondes. La nuit, tu doutes.
EDMOND JABèS
lunedì 6 aprile 2009
LE VOCI
Dei morti, dei perduti
Come morti, per noi, voci ideali,
Amatissine voci.
Udibili nei sogni, talvolta;
Dalla mente pensosa,
A volte, percepite.
Nel loro suono,
Del poetico aprirsi, per un attimo,
Di questa nostra vita qualche accento
Riaffiora: e già è un lontano
Nella notte, di musica, svanire.
COSTANTIN KAVAFIS, TR.GUIDO CERONETTI
Come morti, per noi, voci ideali,
Amatissine voci.
Udibili nei sogni, talvolta;
Dalla mente pensosa,
A volte, percepite.
Nel loro suono,
Del poetico aprirsi, per un attimo,
Di questa nostra vita qualche accento
Riaffiora: e già è un lontano
Nella notte, di musica, svanire.
COSTANTIN KAVAFIS, TR.GUIDO CERONETTI
domenica 5 aprile 2009
SUL CIGLIO DELLA STRADA
sola fa oscillare la sua solitudine
stretta e affogata nel buio
della sua oscurità –
nel vuoto un fiato come un resto:
svanisci senza lasciare tracce
perché il cielo resti sempre azzurro e terso
(le cime dei pini mi hanno dimenticata)
persona senza macchia si allontana
con un lamento che cespelle bianche nubi
perché c’è qualcosa che sembra
aver dimenticato il tocco sulla tua spalla
ed è passato così –
TOETI HERATY, TR. GIULIO SORAVIA
stretta e affogata nel buio
della sua oscurità –
nel vuoto un fiato come un resto:
svanisci senza lasciare tracce
perché il cielo resti sempre azzurro e terso
(le cime dei pini mi hanno dimenticata)
persona senza macchia si allontana
con un lamento che cespelle bianche nubi
perché c’è qualcosa che sembra
aver dimenticato il tocco sulla tua spalla
ed è passato così –
TOETI HERATY, TR. GIULIO SORAVIA
VERTIGINE
Vorrei col canto della mia anima svegliare
il cuore degli afflitti, il mondo.
Ora perdono anche chi mi ha insultato,
iracondo.
Vorrei stringere al petto
coloro che lottano per la vita, gli insorti.
Vorrei risuscitare
I morti.
Vorrei la grande ruota più lenta
e infine la vorrei fermare.
Ma più di tutto vorrei
amare.
E vorrei produrre cose prodigiose e
mille meravigliose cose, belle all’origine
e poi morire poiché
sono Vertigine.
ATTILA JOCSEF, TR.TOMASO KEMENY
il cuore degli afflitti, il mondo.
Ora perdono anche chi mi ha insultato,
iracondo.
Vorrei stringere al petto
coloro che lottano per la vita, gli insorti.
Vorrei risuscitare
I morti.
Vorrei la grande ruota più lenta
e infine la vorrei fermare.
Ma più di tutto vorrei
amare.
E vorrei produrre cose prodigiose e
mille meravigliose cose, belle all’origine
e poi morire poiché
sono Vertigine.
ATTILA JOCSEF, TR.TOMASO KEMENY
IL PASSATO BRUCIA
Come la chiocciola presso la foglia
morta, in autunno, si ritrae nel guscio
di calce e di spirali, anche tu ormai
avanzando negli anni ti racchiudi
nei tuoi pensieri, e di silenzio avvolto
serri la porta di lucchetti e taci.
Hai dipinto una carta di ricordi
e ti rivolgi a rimirare il tempo
trascorso, e poi ritorni ad avanzare
di nuovo, e lentamente ti soffermi
quando t’imbatti in una rotta passerella.
Anch’io vorrei si dipanasse il mio
cammino aggrovigliato di scompigli
e sogni: focolari senza ceneri.
Ma gli anni ancor da nascere già gridano:
“Se guardi indietro ti tramuti in sale,
brucia il passato, scappa presto, via!”
MIHAI BENIUC, TR. SALVATORE QUASIMODO
morta, in autunno, si ritrae nel guscio
di calce e di spirali, anche tu ormai
avanzando negli anni ti racchiudi
nei tuoi pensieri, e di silenzio avvolto
serri la porta di lucchetti e taci.
Hai dipinto una carta di ricordi
e ti rivolgi a rimirare il tempo
trascorso, e poi ritorni ad avanzare
di nuovo, e lentamente ti soffermi
quando t’imbatti in una rotta passerella.
Anch’io vorrei si dipanasse il mio
cammino aggrovigliato di scompigli
e sogni: focolari senza ceneri.
Ma gli anni ancor da nascere già gridano:
“Se guardi indietro ti tramuti in sale,
brucia il passato, scappa presto, via!”
MIHAI BENIUC, TR. SALVATORE QUASIMODO
IL PASSATO BRUCIA
Come la chiocciola presso la foglia
morta, in autunno, si ritrae nel guscio
di calce e di spirali, anche tu ormai
avanzando negli anni ti racchiudi
nei tuoi pensieri, e di silenzio avvolto
serri la porta di lucchetti e taci.
Hai dipinto una carta di ricordi
e ti rivolgi a rimirare il tempo
trascorso, e poi ritorni ad avanzare
di nuovo, e lentamente ti soffermi
quando t’imbatti in una rotta passerella.
Anch’io vorrei si dipanasse il mio
cammino aggrovigliato di scompigli
e sogni: focolari senza ceneri.
Ma gli anni ancor da nascere già gridano:
“Se guardi indietro ti tramuti in sale,
brucia il passato, scappa presto, via!”
MIHAI BRNIUC, TR. SALVATORE QUASIMODO
morta, in autunno, si ritrae nel guscio
di calce e di spirali, anche tu ormai
avanzando negli anni ti racchiudi
nei tuoi pensieri, e di silenzio avvolto
serri la porta di lucchetti e taci.
Hai dipinto una carta di ricordi
e ti rivolgi a rimirare il tempo
trascorso, e poi ritorni ad avanzare
di nuovo, e lentamente ti soffermi
quando t’imbatti in una rotta passerella.
Anch’io vorrei si dipanasse il mio
cammino aggrovigliato di scompigli
e sogni: focolari senza ceneri.
Ma gli anni ancor da nascere già gridano:
“Se guardi indietro ti tramuti in sale,
brucia il passato, scappa presto, via!”
MIHAI BRNIUC, TR. SALVATORE QUASIMODO
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