Il mare batte
Sul tempio distrutto,
Dieci colonne ossee
Biancheggiano pietosamente,
Un uccello grida,
Dorme uno scorpione,
Nella sera dei sacri ragni
E' appesa la cieca
Scatola dei pensieri -
Ha dimenticato, dimenticato
I mestieri e i numeri,
E una crepa cinge
Con una croce il sincipite.
Un sacerdote irriconosciuto
Del Dio invisibile
Si strugge
Nell'aria.
Oh, com'è cao! Come mi è noto ciò
da tempo!
L'ho visto io - su una barca,
Mentre navigavo
Sui fiumi del mio sangue,
Sinuosi, rossi, tramonto, oscuri.
ELENA SVARC, TR.
domenica 13 settembre 2009
mercoledì 9 settembre 2009
martedì 8 settembre 2009
Non tenere niente tra le mani
neannche un ricordo nell'anima,
ché quando ti metteranno
in mano l'obolo estremo,
nell'aprirti le mani
niente da esse cadrà.
Quale trono ti possono dare
che Atropo non si prenda?
Quali allori che non appassiscano
negli arbitrii di Minosse?
Quali ore che non ti rendano
della statura dell'ombra
che tu sarai arrivando
nella notte alla fine della strada.
Cogli i fiori ma lasciali
cadere appena li hai guardati.
Siediti al sole. Abdica
e sii re di te stesso.
FERNANDO ANTONIO NOGUEIRA PESSOA/RICARDO REIS, TR. ANTONIO TABUCCHI
neannche un ricordo nell'anima,
ché quando ti metteranno
in mano l'obolo estremo,
nell'aprirti le mani
niente da esse cadrà.
Quale trono ti possono dare
che Atropo non si prenda?
Quali allori che non appassiscano
negli arbitrii di Minosse?
Quali ore che non ti rendano
della statura dell'ombra
che tu sarai arrivando
nella notte alla fine della strada.
Cogli i fiori ma lasciali
cadere appena li hai guardati.
Siediti al sole. Abdica
e sii re di te stesso.
FERNANDO ANTONIO NOGUEIRA PESSOA/RICARDO REIS, TR. ANTONIO TABUCCHI
lunedì 7 settembre 2009
Quando si scrive,
le porte non si chiudono,
una domanda s'incolla all'altra,
un timore
si rovescia dal successivo.
Così penetra l'armonia
come ghiaccio che cresce oltre l'acciaio,
e si avverte il caldo stillare
tutt'intorno.
Poi dolgono gli occhi,
poi si frantumano le cose più care,
poi la bontà stringe alla gola,
poi si scrive nel vuoto
o si dice:
"solo fino a un margine di un cuore"
E lo si dice a te,
e davanti solo una mano
per nascondersi.
ALFRED KOLLERITSCH, TR. RICCARDO NOVELLO
le porte non si chiudono,
una domanda s'incolla all'altra,
un timore
si rovescia dal successivo.
Così penetra l'armonia
come ghiaccio che cresce oltre l'acciaio,
e si avverte il caldo stillare
tutt'intorno.
Poi dolgono gli occhi,
poi si frantumano le cose più care,
poi la bontà stringe alla gola,
poi si scrive nel vuoto
o si dice:
"solo fino a un margine di un cuore"
E lo si dice a te,
e davanti solo una mano
per nascondersi.
ALFRED KOLLERITSCH, TR. RICCARDO NOVELLO
domenica 6 settembre 2009
Nulla v'è di più bello che il tuo corpo sotto
la sera o il suo calore/corpo
contro gli animali/soave
celando i suoi legami d'astro
contro la morte che giumge contro
i sogni che sognammo/che torniamo a sognare/
legata alla tenerezza dell'acqua
sgorgata da te/vale a dire/
di libertà in libertà va il tuo corpo/
malferito dal tempo/rigagnolo
che non secca l'angustia/fresco/alto/
sopra l'anima piccina di milioni di esseri
che soffiano le ceneri di carne
e le ossa e il pianto del suo patire
JUAN GELMAN, TR. LAURA BRANCHINI
la sera o il suo calore/corpo
contro gli animali/soave
celando i suoi legami d'astro
contro la morte che giumge contro
i sogni che sognammo/che torniamo a sognare/
legata alla tenerezza dell'acqua
sgorgata da te/vale a dire/
di libertà in libertà va il tuo corpo/
malferito dal tempo/rigagnolo
che non secca l'angustia/fresco/alto/
sopra l'anima piccina di milioni di esseri
che soffiano le ceneri di carne
e le ossa e il pianto del suo patire
JUAN GELMAN, TR. LAURA BRANCHINI
sabato 5 settembre 2009
E' MORTO OGGI
E' morto oggi,
soltanto un'ora fa,
ed è per me così antico
come Alessandro o Serse e i suoi soldati.
Silenzio nel suo orecchio,
sulla sua bocca polvere e silenzio.
Se di lui si rammentano
in stanze antiche antichi amici,
col capo greve come il piombo, cerco
di richiamarne la memoria.
Ma, estraneo, più non lo capisco.
Il mio stupore è simulato.
Lo ricopro col drappo dell'oblio,
un lungo drappo, coll'indifferenza
lacera, col silenzio,
perché oramai non lo raggiungo più,
ed è lontano
come Alessandro o Serse e i suoi soldati.KOSZTOLANI, TR.UMBERTO ALBINI
soltanto un'ora fa,
ed è per me così antico
come Alessandro o Serse e i suoi soldati.
Silenzio nel suo orecchio,
sulla sua bocca polvere e silenzio.
Se di lui si rammentano
in stanze antiche antichi amici,
col capo greve come il piombo, cerco
di richiamarne la memoria.
Ma, estraneo, più non lo capisco.
Il mio stupore è simulato.
Lo ricopro col drappo dell'oblio,
un lungo drappo, coll'indifferenza
lacera, col silenzio,
perché oramai non lo raggiungo più,
ed è lontano
come Alessandro o Serse e i suoi soldati.KOSZTOLANI, TR.UMBERTO ALBINI
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