I mondi volano. Gli anni volano. Il vuoto
universo si specchia nei nostri occhi bui.
E tu, anima stanca, anima sorda,
riparli sempre di felicità.
Cos'è la felicità? Le frescure serali
nell'orto che imbruna, nel folto dei boschi?
Oppure le fosche viziose delizie
delle passioni, del vino, del crollo dell'anima?
Cos'è felicità, un breve attimo angusto,
l'oblio, il sonno, e il riposo dal pensiero...
Ti svegli - e di nuovo un insano, un ignoto
volo che ti afferra per il cuore...
Ti rianimi, guardi - è passato il pericolo...
Ma nell'attimo stesso - daccapo una spinta!
Scagliata chissà dove, a rompicollo,
vola, ronza, precipita la trottola!
E, aggrappandosi al margine lùbrico, aguzzo,
e sempre ascoltando quel suono ronzante, -
difficile non impazzire nel variopinto alternarsi
di cause illusorie, di spazi, di tempi...
Ma quando la fine? Chi avrà mai la forza
di udire in eterno il fragore molesto?
Com'è orrida e assurda ogni cosa! - Ridammi la mano.
Ci assopiremo di nuovo, compagna ed amica!
ALEKSANDR BLOK, TR. ANGELO MARIA RIPELLINO
martedì 27 ottobre 2009
lunedì 26 ottobre 2009
Quando tornammo a casa oltrepassando il colle
nessuna foglia dagli alberi era caduta ancora;
né le dita leggere della brezza avevano
strappato la tremante ragnatela.
I fiori sulla siepe erano ancora in boccio,
e nessun petalo appassito a terra;
ma le rose canine della tua ghirlanda
erano ormai già morte, e le foglie ingiallite.
THOMAS STEARN ELIOT, TR. ROBERTO SANESI
nessuna foglia dagli alberi era caduta ancora;
né le dita leggere della brezza avevano
strappato la tremante ragnatela.
I fiori sulla siepe erano ancora in boccio,
e nessun petalo appassito a terra;
ma le rose canine della tua ghirlanda
erano ormai già morte, e le foglie ingiallite.
THOMAS STEARN ELIOT, TR. ROBERTO SANESI
domenica 25 ottobre 2009
RICORDO
Con la ne non credo abbiano un senso
quei fiori bianchi su quel davanzale.
Tu però mi sorridi,
ad un tratto, così,
non foss'altro perché non so parlare
di ciò che certo, poi, non capirò.
So dire solo "ciglia",
e "neve", "sedia", "sole".
Ho le mani inadatte,
inadatte e lontane,
e la finestra è solo un volto bianco
disegnato in un bianco di betulla.
Tu, se li guardi, vedi, vedi,
ch'è dall'infanzia tua che così cade
la neve sui fanali.
Ci son neve, fanali,
da che sanno di te,
da che di te qualcuno ha la memoria.
E' bufera che ho visto
da qualche parte ancora;
l'ho già vista ed ho chiuso
alla bufera gli occhi.
Io le palpebrea strette ho già serrato,
pure cadono ancora queste bianche scintille,
cadono e tu non puoi
nulla su loro, nulla
su questo ininterrotto
loro bianco cadere.
GENNADIJ AGY, TR. ANGELO MICHELE PIEMONTESE E GIANROBERTO SCARCIA
quei fiori bianchi su quel davanzale.
Tu però mi sorridi,
ad un tratto, così,
non foss'altro perché non so parlare
di ciò che certo, poi, non capirò.
So dire solo "ciglia",
e "neve", "sedia", "sole".
Ho le mani inadatte,
inadatte e lontane,
e la finestra è solo un volto bianco
disegnato in un bianco di betulla.
Tu, se li guardi, vedi, vedi,
ch'è dall'infanzia tua che così cade
la neve sui fanali.
Ci son neve, fanali,
da che sanno di te,
da che di te qualcuno ha la memoria.
E' bufera che ho visto
da qualche parte ancora;
l'ho già vista ed ho chiuso
alla bufera gli occhi.
Io le palpebrea strette ho già serrato,
pure cadono ancora queste bianche scintille,
cadono e tu non puoi
nulla su loro, nulla
su questo ininterrotto
loro bianco cadere.
GENNADIJ AGY, TR. ANGELO MICHELE PIEMONTESE E GIANROBERTO SCARCIA
LUI
Il suo dolore pende come un cuore dall'albero di confine
fiorito di stelle.
Riflette il vento infinito.
Si nutre delle differenze lunari e vola lassù all'alba.
Quando si distenderà, le acque si distenderanno con lui,
e tutto ciò che cammina e tutto ciò che sta fermo, e dorme
nel tuono.
E' per lui che il salice sanguina.
Cercalo lassù nel piatto nero del cielo sul Pacifico del nord,
libero nel suo abito di luci,
sollevato, disteso e distante.
CHARLES WRIGHT, TR. ANTONELLA FRANCINI
fiorito di stelle.
Riflette il vento infinito.
Si nutre delle differenze lunari e vola lassù all'alba.
Quando si distenderà, le acque si distenderanno con lui,
e tutto ciò che cammina e tutto ciò che sta fermo, e dorme
nel tuono.
E' per lui che il salice sanguina.
Cercalo lassù nel piatto nero del cielo sul Pacifico del nord,
libero nel suo abito di luci,
sollevato, disteso e distante.
CHARLES WRIGHT, TR. ANTONELLA FRANCINI
giovedì 22 ottobre 2009
Je me redresse avec effort et je regarde:
Il y a trois lumières, dirait-on.
Celle du ciel, celle qui là-haut
S’écoule en moi, s’efface,
Et celle dont ma main trace l’ombre sur la page.
L’ancre serait de l’ombre.
Ce ciel qui me traverse me surprend.
On voudrait croire que nous sommes tourmentés
Pour mieux montrer le ciel. Mais le tourment
L’emporte sur ces envolées, ert la pitié
noie tout, brillant d’autant des larmes
que la nuit.
PHILIPPE JACCOTTET
Il y a trois lumières, dirait-on.
Celle du ciel, celle qui là-haut
S’écoule en moi, s’efface,
Et celle dont ma main trace l’ombre sur la page.
L’ancre serait de l’ombre.
Ce ciel qui me traverse me surprend.
On voudrait croire que nous sommes tourmentés
Pour mieux montrer le ciel. Mais le tourment
L’emporte sur ces envolées, ert la pitié
noie tout, brillant d’autant des larmes
que la nuit.
PHILIPPE JACCOTTET
mercoledì 21 ottobre 2009
Scintilla l'acqua, come perla di conteria,
Romba, ondeggia, ed ecco -
Nel cielo s'infigge, come lama di coltello, una vela,
E una barca naviga sul mare.
Alla luce della luna non ci è dato sapere
Dov'è il cielo e dove l'acqua,
Dove gettano le reti
Dove portano gli strascichi.
Colano dalle dita gocce di mercurio,
E le stelle, come galleggianti,
Si tuffano nella foschia serotina
A mezzo metro dalla mano.
Con la barca io traccerò nel mare
Un solco risplendente
E a caso, invece di un pesce,
Trarrò dal mare una stella.
VARLAN SALAMOV, TR. ANGELO DIOLETTA SICLARI
Romba, ondeggia, ed ecco -
Nel cielo s'infigge, come lama di coltello, una vela,
E una barca naviga sul mare.
Alla luce della luna non ci è dato sapere
Dov'è il cielo e dove l'acqua,
Dove gettano le reti
Dove portano gli strascichi.
Colano dalle dita gocce di mercurio,
E le stelle, come galleggianti,
Si tuffano nella foschia serotina
A mezzo metro dalla mano.
Con la barca io traccerò nel mare
Un solco risplendente
E a caso, invece di un pesce,
Trarrò dal mare una stella.
VARLAN SALAMOV, TR. ANGELO DIOLETTA SICLARI
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