giovedì 7 gennaio 2010

Quand'ero bambino,
vissi, non sapendo
solo per avere oggi
quella ricordanza.

E' oggi che sento
quello che fui.
La mia vita fluisce
fatat di ciò che mento.

Ma in questa prigione,
libro unico, leggo
il sorriso estraneo
di chi fui allora.

FERNANDO PESSOA, TR. LUIGI PANARESE

mercoledì 6 gennaio 2010

BELADIJA, ANNO QUARANTACINQUE, GIORNO SEI DI APRILE

Ora tremano, nelle prigioni, i miei cari.
Dai pendii delle città, sulle grate e sui ferri,
si riversa la luce. Cantano gli schiavi
con l'occhio fisso alle finestrelle sulle loro teste. Ridi,
cielo crudele, mentre cigola la porta, stride
la catena, e si vuotano le prigioni del mondo.

Con questa mano sopravvissuta, che riscaldava
l'osso, freddo e marcio. adesso bisogna coprire
gli occhi: il castagno, il tiglio, nella notte sono fioriti
di cadaveri! Sarajevo, fiaba piena di morti!
Potrà mai più, sulla soglia di casa, esprimere tenerezza -
l'insanguinato labbro dell'amore?

ABDULAH SIDRAN, TR. SILVIA FERRARI

martedì 5 gennaio 2010

POETICA

Lasciandomi dietro il peso del rancore,
di quanta aspra eredità
ricevetti dalla vita,sostenuto
da un pulito e oscuro
destino irrimandabile,
con gli occhi d'acciaio dell'amore,
la compagnia lenta del silenzio,
dò armatura alla parola, afferrandomi al mistero
del suo sentir sonoro.

JUSTO JORGE PADRON, TR. GAETANO LONGO

lunedì 4 gennaio 2010

IL NUOTATORE

Tornerai di notte evitando il
crepuscolo
che chiude ancora la casa Arriverai
dal mare
sette anni abitato dalle braccia
del tuo corpo stanco di niptare

Nell'oceano alimentasti
onde voraci
forte è la prigione dell'acqua
ma nell'oscurità le mani
non più saranno quando
raggiungerai la casa mani di morte

GASTAO CRUZ, TR. GIULIA LANCIANI

domenica 3 gennaio 2010

Non c'era mare ai nostri piedi,
anzi, gli siamo
sfuggiti a malapena,
quando - le disgrazie, si dice, non vengono mai sole -
il cielo 'acciaio ci incatenò il cuore.

Abbiamo pianto invano le nostre madri
davanti ai patiboli,
e ricoperto i bambini morti con fiori di mandorlo
per scaldarli nel sonno, il lungo sonno.

Nelle notti nere ci disseminano
per poi strappare noi posteri alla terra
nelle prime ore del mattino.

Ancora nel sonno ti cerco, erba selvatica e menta:
chiuditi,occhio, ti dico,
e che tu non debba mai vedere i loro volti,
quando le mani diventano pietra.

Per questo l'erba selvatica, la menta.
Ti sanno leggere sulla fronte
quando arrivano i mietitori.

MARIELLA MEHR

sabato 2 gennaio 2010

PASSAGGIO

Più che aria
più che acqua
più che labbra
leggera leggera

Il tuo corpo è l'orma del tuo corpo

OCTAVIO PAZ, TR. FRANCO MOGNI

venerdì 1 gennaio 2010

LA SEMINA

Era un giorno fatto
per seminare,
la terra secca,
dolce come tabacco.

Fra il remoto eccheggiare
della civetta
e la prima stella
l'ora era tutta bella, da assaporare.

Un'ora così lunga era,
già buttato
il seme,
nulla più di incompiuto rimaneva.

Ma ascolta, è ormainotte,
una pioggia discreta,
baci e lagrime
darci la buonanotte.

ATTILIO BERTOLUCCI